Page 350 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Di fronte ad un andamento infelice della guerra, sia da parte della
Germania che non l'aveva potuta concludere con la sconfitta britannica,
sia da parte italiana per le disfatte in Africa settentrionale, in Grecia, a
Taranto, a Capo Matapan, la consegna del Comando Supremo, di Bado-
glio prima e di Mussolini poi, era quella di "durare" il più possibile nella
certezza di una vittoria decisiva in Europa, cui la resistenza in Africa po-
teva dare un concorso.
Ma questa possibilità di resistenza non poteva che avere dei limiti
ben definiti. In primo luogo, per l'impossibilità di condurla oltre l'auto-
nomia conferita dalle scorte e dai limitatissimi afflussi per via aerea: af-
flussi da ricordare come operazioni di elevato interesse aviatorio per i lunghi
voli su territori avversari senza ausilio di stazioni a terra. Considerando
il periodo delle piogge proibitivo per grandi operazioni, la resistenza avreb-
be potuto essere protratta solo fino all'autunno 1941.
In secondo luogo, la situazione politica nell'interno della vastissima
regione conquistata da appena quattro anni non poteva dirsi consolidata.
Essa, da una parte, impegnava notevoli aliquote di forze per la sicurezza
interna, sia dei grandi centri con numerosa popolazione civile italiana sia
delle maggiori comunicazioni, e rendeva quindi più deboli le possibilità
difensive in corrispondenza dei confini; d'altra parte essa era suscettibile
di un gravissimo rapido peggioramento nel caso di qualche sconfitta subi-
ta nei confronti del nemico britannico. Come venne definito allora, il no-
stro controllo della regione era come un edificio, la cui caduta di un pilastro
avrebbe portato al crollo dell'intera costruzione. Era comunque opinione
che fosse prioritario il controllo del fronte interno mentre, date le difficol-
tà naturali, le forze britanniche avrebbero potuto essere contenute con op-
portune manovre ri~ardatrici e resistenze su posizioni forti.
In relazione alle caratteristiche del nostro armamento, infatti, era evi-
dente che sarebbe stato necessario ripiegare tempestivamente sulle aspre
posizioni dell'altopiano etiopico interponendo spazio dinnanzi alle offen-
sive avversarie ed organizzarne la difesa negando loro la possibilità di ri-
corso alla superiorità dei propri mezzi. Ma un ripiegamento preventivo
non venne ritenuto possibile sia a Roma che ad Addis Abeba per evidenti
ragioni di prestigio, nonché per le temute ripercussioni sia sulle popola-
zioni sia sulle nostre truppe prevalentemente indigene.
Questa situazione abbastanza favorevole continuava ancora negli ul-
timi mesi del1940, quando i britannici, fatte affluire nuove forze, esegui-
vano operazioni che possiamo definire "di assaggio": a Monte Sciusceib
nel settore di Cassala (3-11 novembre), a Galla ba t sul fronte sudanese ( 6-7
novembre) ad El Uach sul fronte somalo (15 dicembre).
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