Page 349 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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un tempo di circa 30 giorni di traslazione, sia, e soprattutto, in quanto
una profonda penetrazione in territorio sudanese avrebbe imposto una
onerosa alimentazione. L'impresa, ritenuta possibile sul piano operativo
contro forze britanniche ancora inferiori, fu quindi abbandonat.a essen-
zialmente per difficoltà logistiche. Si preferì impiegare le forze già disloca-
te nello Scacchiere Est per occupare il Somaliland britannico nelle operazioni
condotte dal3 al19 agosto; ciò tanto più che, nella regione, le piogge mon-
soniche di N.E. si verificano nel settembre-novembre, anziché nell'estate
come sull'Altipiano.
L'operazione risulterà più onerosa del previsto per le insufficienti in-
formazioni sulla consistenza e dislocazione delle difese avversarie e per
la scarsa efficacia dell'appoggio di artiglieria ed aviazione. Soprattutto, men-
tre rappresentò una operazione complessa di forze, che penetrarono in pro-
fondità avanzando in terreni difficili, secondo il suo comandante, generale
N asi, addusse a forte logorio di mezzi ed ingenti consumi di carburanti
e gomme che si protrassero per l'alimentazione delle unità che rimasero
poi a presidiare Zeila e Berbera.
In conclusione, le offensive condotte alla periferia dell'Impero nell'e-
state 1940 risposero a concetti che si possono definire essenzialmente "di-
fensivi":
- far vedere alla opinione pubblica italiana ed estera che si sapeva agire
ed ottenere successi;
- occupare possibili basi di partenza di offensive avversarie, quando fos-
sero affluite importanti forze del possente Impero britannico, fino a che
si godeva di una temporanea superiorità;
- incidere sul morale della ribellione etiopica scoraggiando la guerriglia,
obiettivo che risultò in effetti raggiunto sia perché questa era in una fa-
se di organizzazione sia per le prospettive di imminenti successi italo-
t~deschi in Europa.
Il risultato, peraltro, fu di confermare la tendenza ad una "difesa pe-
riferica" e ad affrontare le future offensive avversarie nei bassopiani.
L'atteggiamento strettamente difensivo veniva confermato nel settem-
bre 1940 dopo uno scambio di comunicazioni fra Addis Abeba e Roma
circa l'assai difficile situazione logistica per deficienza di carburanti e gom-
me per gli automezzi, nonché per le notizie di un sensibile aumento delle
forze avversarie con una buona disponibilità di mezzi moderni(All. n. 5).
A questi noi non potevamo contrapporre né mezzi controcarri e contrae-
rei efficaci, né artiglierie moderne, né aerei idonei, ma solo molte truppe
male armate, costituenti nel particolare teatro solo un peso logistico, piut-
tosto che un vantaggio.
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