Page 351 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 351

Di particolare rilievo il nostro successo difensivo a Gallabat, conse-
           guito contro forze  abbastanza rilevanti con un buon concorso dell'Aero-
           nautica, che venne a costituire un altro fattore di deterrenza per le forze
           intern~ della guerriglia.  Esso,  peraltro, sottolineava -  per gli inglesi -
           l'esigenza di forze più consistenti e di un forte concorso aereo, che saran-
           no  disposti  dal Comando  britannico  del  Cairo.
                Ad El Uach, invece,  una rapida inavvertita concentrazione di forze
           mobili sudafricane aveva rapidamente ragione del nostro presidio. Pur trat-
           tandosi di un episodio minore, esso provocò irritazione a Roma e ad Ad-
           dis Abeba, che seppero dell'accaduto da radio e giornali avversari mentre
           Mogadiscio  ne  poté avere  e  dare  notizia  solo  dopo  vari giorni,  quando
           alcuni uomini sfuggiti alla cattura giunsero ad altri presidi dopo lunghe
           marce nella boscaglia. Ma, soprattutto, esso sottolineò la difficoltà di con-
           trapporsi nel  Bassopiano a  forze  moderne moto-meccanizzate in una si-
           tuazione di grave inferiorità aerea.  D'altra parte proposte di ritirarsi da
           Chisimaio ed abbandonare l'Oltregiuba erano state contrastate dalla Ma-
           rina, che aveva chiesto l'intervento di Mussolini perché fosse  mantenuto
           il possesso  dell'unico porto di qualche valore con accesso all'Oceano In-
           diano. L'analisi della situazione su questo fronte fu senza dubbio alla base
           delle note proposte (di cui abbiamo avuto testimonianza orale da presenti
           alla cena di lavoro) del generale Pesenti al viceré Amedeo duca d'Aosta,
           di salvare l'Impero passando dalla parte inglese, come aveva fatto De Gaulle,
           e di riprendere la tradizionale politica di amicizia itala-britannica. Ma il
           Viceré si sarebbe detto contrario ad iniziative in tal senso sia perché non
           approvate dalla sua natura di soldato e di comandante sia perché avreb-
           bero probabilmente innescato una lotta a carattere dinastico, quale quella
           interminabile che aveva contrapposto in Spagna isabelini e carlisti. Il ge-
           nerale comandante del Fronte Sud fu segnalato a Roma come inefficiente
           organizzatore  richiedendone  il rimpatrio.
                Intanto,  verso  la  fine  del  1940, dopo gli  avvenimenti in Albania e
           nel  Nord Africa  e la  defenestrazione di  Badoglio,  il Comando Supremo
           aveva praticamente rinunciato ad esercitare qualsiasi azione direttiva sul
           Comando Superiore delle Forze in A.O.I.; ma questo, il24 dicembre 1940,
           confermava gli  ordini per una difesa  "periferica"  sulle  posizioni  sul ed
           oltre il  c~nfine dove,  come annotato anche  dal generale Pizzorno,  Capo
           di Stato Maggiore dello Scacchiere Nord e nel dopoguerra Capo di S.M.
           dell'Esercito, si sarebbero fatti sentire tutti i motivi della nostra inferiori-
           tà.  Esso confidava di poter eventualmente condurre manovre ritardatrici
           là dove pressati dall'avversario, ed in tal caso ripiegare su "ridotti" costi-



                                                                              349
   346   347   348   349   350   351   352   353   354   355   356