Page 197 - L'Italia in Guerra. Il quarto anno 1943 - Cinquant’anni dopo l’entrata dell’Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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196 ELENA AGA ROSSI
Sono noti gli sforzi del governo americano in un primo tempo per
convincere Mussolini a non entrare in guerra nel giugno 1940 e, dopo
quella data, la distinzione operata dal presidente degli Stati Uniti, Frank-
lin D. Roosevelt e dal Dipartimento di Stato tra gli italiani da una parte
e i tedeschi e i giapponesi dall'altra. (2) Nell'operare tale distinzione era
presente anche l'esigenza di tener conto della comunità di origine italiana
negli Stati Uniti, per lo più di orientamento filofascista e con un impor-
tante peso elettorale, perché solidamente controllata dai boss dei grandi
centri urbani. Da qui la disponibilità americana a favorire una pace sepa-
rata dell'Italia, che eliminasse dal conflitto "l'anello più debole" dell' As-
se.Ol Questa disponibilità era stata condivisa anche dai britannici tra la
fine del 1940 e la metà del 1941, nel periodo di maggiore difficoltà e iso-
lamento del governo britannico, ma era andata via via scemando dopo
l'ingresso in guerra prima dell'Unione Sovietica e poi degli Stati Uniti.
Al contrario, di pace separata cominciarono a parlare nel 1942 gli italiani
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in conseguenza della sempre più critica situazione militare.< l
Fino alla metà del 1942, perciò, gli USA avevano attribuito all'Italia
uno scarso peso, sia dal punto di vista politico che da quello militare. I
piani americani non prevedevano in origine uno sbarco nella penisola,
mentre, come è noto, il Mediterraneo aveva un ruolo centrale nella strate-
gia dei britannici. Questi fin dal 1941 avevano elaborato piani per un
attacco alla Sicilia, piani poi messi da parte dopo l'ingresso in guerra de-
gli Stati Uniti, che fecero prevalere una strategia fondata su un attacco
(2) A parte diversi accenni nella corrispondenza diplomatica del Vaticano, che divenne
durante la guerra un interlocutore privilegiato degli Stati Uniti, si veda al riguardo
la testimonianza del Segretario di Stato, Cordell Hull, nelle sue Memorie di pace e di
guerra, Milano, 1950, v. Il, p. 334 e il messaggio del Dipartimento di Stato trasmes-
so all'ambasciatore italiano al momento del suo rientro in patria, in cui si affermava
che negli Stati Uniti non c'era "un esteso risentimento nei confronti dell'Italia, in
confronto al risentimento esistente verso la Germania e il Giappone" citato in E.
Di Nolfo, "Italia e Stati Uniti: un'alleanza diseguale" in Storia delle relazioni interna-
zionali, a. VI, 1990/1, p. 3.
(3) La definizione è di sir Percy Loraine, già ambasciatore britannico a Roma nel
1939·1940, e si trova in un suo memorandum ai Capi di Stato Maggiore britannici
del21 settembre 1940 citato in "The ltalian Armistice" , CAB 101/144, Pubblic Re-
cord Office (PRO), Londra, pubblicato in E. Aga Rossi, L'inganno reciproco. L'armisti-
zio tra l'Italia e gli anglo-americani del settembre 1943, Roma, Ministero dei beni culturali
e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1993, p. 87-88.
(4) Per un'analisi più approfondita si vedano i due volumi da me recentemente pubbli-
cati: L'inganno reciproco ... cit. e Una nazione allo sbando, Bologna, il Mulino, 1993.
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