Page 211 - Fiori della Pietraia - Invenzioni e Sviluppo delle tecnologie durante la Grande Guerra
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rici a partire dal V sec. a.C. e funzionava per risonanza.   ro così quelli che vennero definiti orologi da battaglia, che
               Così in merito prosegue la narrazione di Polibio sull’asse-  consentirono anche ai soldati meno abbienti di procurar-
               dio di Ambracia: “Ma quando il suo cumulo divenne co-   sene un esemplare, caratterizzato dall’avere delle lancette
               munque visibile, i soprintendenti alla difesa fecero scavare   abbastanza grandi e coperte di fosforo, con il vetro protet-
               una trincea interna corrente alla base del muro. Raggiunta   to spesso da una griglia, ideali per sincronizzare le opera-
               la profondità opportuna, posero lungo la trincea dal lato   zioni d’assalto e i tiri dell’artiglieria. Per la grande esigenza,
               del muro, dei vasi, [o dei fogli di lamiera] di rame molto   molte fabbriche si dedicarono alla loro produzione seriale,
               sottili, come dei bacili; comminando nella trincea vicino ad   consentendo in tal modo di studiarne e adottarne significa-
               essi, sentivano il rumore prodotto da quelli che scavano la   tive migliorie. L’orologio da polso, e prima di lui quello da
               mina. Notata la direttrice dal vaso che più risuonava, scava-  tasca, facevano parte dei cosiddetti orologi portatili, prece-
               rono un altro cunicolo per intercettare il nemico”.  Stando   duti da quelli mobili, macchine cioè in grado di funziona-
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               ad alcune fonti, il dispositivo consisteva in una serie, quasi   re anche durante un eventuale spostamento su di un mezzo
               continua, di sottili vasi di rame o bronzo, disposti in una   di locomozione terrestre o navale che fosse. Va ricordato,
               trincea aperta lungo il piede interno del muro di cinta; se-  infatti, che sebbene l’orologio meccanico sia stato inventa-
               condo altre in sottili strisce di lamiera di bronzo, sospese   to e costruito intorno al XIII secolo, occorsero oltre due-
               una a fianco all’altra lungo la stessa trincea, come panni ste-  cento anni perché la sua indicazione si potesse avere anche
               si ad asciugare. Quali che fossero, meglio se di bronzo per   durante i viaggi, e quasi quattrocento perché fosse precisa.
               la nota sonorità, ricevendo le vibrazioni dal perno di so-  Nella prima metà del 1200 l’orologio meccanico fece il suo
               spensione, trasformandole in ronzio, notificavano ai tecnici   debutto e comunicò per la prima volta in modo collettivo ed
               l’adiacenza della mina. Anche allora non fu una novità, dal   indipendente dalla visibilità del sole la quantità di giornata
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               momento che Erodoto  tratteggia qualcosa di simile all’as-  trascorsa. L’aggiunta della suoneria, per lo più ottenuta con
               sedio di Barca nel 512 a.C., allorquando un oscuro fabbro   rintocchi di campane, ne ampliò la percezione, consenten-
               si avvalse di scudi appoggiati al muro. 32              do di conoscere l’ora anche a chi intento al lavoro nei campi,
                                                                       nelle officine o semplicemente al riposo notturno. Il raggio
               L’orologio da polso                                     di condivisione si estese così fino a 5-6 km, ponendo fine alla
                                                                       approssimazione vigente da millenni, che già Seneca stigma-
                 La nostra attuale vita è costantemente scandita dal tra-  tizzò ironizzando che a Roma era impossibile conoscere l’o-
               scorrere del tempo, segnato e ricordato da miriadi di orolo-  ra, essendo più facile mettere d’accordo due filosofi che due
               gi di qualsiasi tipologia, dimensione e collocazione: di tutti   orologi privati, quale che ne fosse la concezione. Indubbia-
               il più presente e consultato è quello fissato con un cinturi-  mente l’impiego di un identico sistema meccanico mosso
               no sul polso. Paradossalmente quel tipo di orologio fu nella   dalla discesa di un peso (due o più dopo l’adozione della
               sua fase iniziale pensato e realizzato per un impiego esclu-  suoneria) ridusse l’escursione fra i tanti strumenti e rese l’o-
               sivamente femminile, adeguandosi e a volte trasformandosi   rario se non sincrono dovunque, di tollerabile scarto. La pre-
               abbastanza bene in una sorta di prezioso bracciale. La de-  cisione comunque era talmente bassa da fornire la sola indi-
               stinazione trovò la sua ragion d’essere nella moda che pri-  cazione delle ore, peraltro talmente approssimata che una
               vava, e continua a farlo, gli abiti del gentil sesso di tasche,   singolare figura professionale, il ‘temporatore’, attiva fino al
               essendo al loro interno che gli uomini riponevano il loro   XIX secolo, era incaricata di correggere avvalendosi di una
               orologio, non a caso definito ‘da tasca’, vincolato ad una ap-  meridiana, ad ogni sollevamento dei pesi. L’altezza dei cam-
               posita catenella. Il passaggio dall’orologio da tasca a quello   panili in cui erano istallati, garantendo a quei primi orologi
               da polso avverrà soprattutto in ambito militare durante la   autonomie di alcuni giorni, lascia presumere un identico in-
               Prima guerra mondiale, allorquando alcuni ufficiali si rese-  tervallo per la messa ad ora, con attendibilità immaginabili. 33
               ro subito conto dell’estrema praticità del secondo in circo-
               stanze che non consentivano di gingillarsi con la catenella   33  f. russo, f. russo, Techne. Il ruolo trainante della tecnologia mi-
               e lo scatto di chiusura della tradizionale tipologia. Nacque-  litare, Roma 2009, vol. II, Età Medieovale, pp 217-221.

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               30  Da polibio, Le Storie, XXI, 28-7-9.                 In alto: La mina scavata sotto le mura di Ambracia, descritta da Polibio
               31  Cfr. erodoto, Storie, IV, 200.                      In basso: Il rivelatore di mine, basato sulla risonanza di fogli di bronzo,
               32  Da polibio, Le Storie, XXI, 28-7-9.                 usato ad Ambracia ricordato da Polibio



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