Page 64 - Fiori della Pietraia - Invenzioni e Sviluppo delle tecnologie durante la Grande Guerra
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tessero sollevarsi su di un siffatto
veicolo. Ad ogni buon conto, vin-
cendo le intuibili resistenze e diffi-
coltà, se il decollo avveniva regolar-
mente e rapidamente il viaggio non
avrebbe incontrato ostacoli, in caso
contrario sarebbe stato meglio rin-
viarlo. Marco Polo, non si sofferma
a ricordare la sorte del coatto avia-
tore ma se ne deve presumere l’a-
bituale felice atterraggio, successo
nella temeraria impresa che gli fa-
ceva meritare vasta ammirazione e
nuove bevute!
L’aquilone gigante in quel XIII
secolo aveva alle sue spalle già un
notevolissimo stato di servizio. Da
altre fonti abbastanza attendibili e
concordi, infatti, si apprende che
quei colossi di carta e vimini co-
nobbero, oltre un millennio prima,
un ampio impiego militare: sul fi-
nire del terzo secolo a.C., ad esem-
pio, sembra che il celebre genera-
le cinese Han-Sin sia atterrato con
il suo aquilone dinanzi alle trup-
pe schierate. Dopo tale premes-
sa un lunghissimo elenco di ana-
loghe performance: dalla dinastia
Song (960-1279) s’iniziarono a co-
struire aquiloni da bombardamen-
to, facendogli trasportare piccole
cariche di polvere pirica di circa
500 grammi, a diverse centinaia di
metri d’altezza in maniera da diri-
gerli sulla verticale del bersaglio.
Mediante rudimentali micce se ne
provocava la caduta e l’esplosione
sul nemico: la precisione era scar-
ne di Marco Polo. Stando alla sua narrazione, infatti, allor- sa ma l’effetto terrifico enorme! Ancora maggiore quando
quando una nave doveva intraprendere un lungo viaggio, i a piombare dal cielo non furono dei rumorosi mortaretti
marinai, per trarre auspici sul propizio spirare dei venti, co- ma agguerriti incursori, procedura anche questa riportata
struivano un aquilone gigante, fissandolo a ben otto funi di da diversi cronisti cinesi coevi. Stando alle loro rievocazio-
manovra. La macchina, sebbene di vimini e carta, pesava al- ni la fortezza di Koryo in Corea, fu espugnata impiegando
cune tonnellate, stazza che cresceva ulteriormente quando per la prima volta assaltatori aviotrasportati, ciascuno dei
vi si vincolava con robuste cinghie il pilota, quasi sempre del quali condotto sull’obiettivo da un aquilone! Quanto al cri-
tutto inconsapevole. All’epoca, infatti, i locali ritenevano, e terio informatore alle spalle degli aquiloni giganti, deve ri-
non senza ragione, che solamente un folle o un ubriaco, po- condursi quasi certamente alla vela: come questa, catturan-
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