Page 195 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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Missione in UMbria                                          195




                             scandalose. Questo non posso farlo dire al Padre poiché mi si riderebbe in faccia, e se ne burlerebbe
                             col figlio locchè mi toglierebbe ogni influenza. Questo credetti dover mio far presente a V. E. nel caso
                             che il governo supponesse bene che il Principe soggiornasse in Parigi.”
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                           Umberto e il suo seguito si trattennero a Parigi quasi una settimana. Non sappiamo se in quel periodo
                        il principe fece il anche viveur. Nel giornale del viaggio Manfredo Cagni annotò soltanto visite a negozi,
                        a una granduchessa russa, alle corse dei cavalli al Bois de Boulogne e a una battuta di caccia a Versailles
                        dove il principe Umberto abbatté personalmente 210 animali.
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                           Lasciata Parigi, giunsero finalmente nel porto di Genova l’8 ottobre, poi in treno partirono per Milano
                        dove conclusero, dopo ben cinquantanove giorni, il loro viaggio in Europa.
                           Degli anni trascorsi a Milano come Primo Aiutante di Campo e poi come capo della Casa Militare del
                        principe Umberto,  il di Revel serbò sempre un ricordo piacevole e molto positivo tanto da rievocarli
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                        nelle sue memorie come i bei tempi in cui ero al di Lui servizio personale. Nel ricordo di un episodio
                        avvenuto a Napoli, dove risiedeva con la famiglia e dove nacque la figlia Sabina, nell’aprile del 1865 si
                        può cogliere l’attenzione e l’affetto quasi paterno con cui seguiva il giovane principe:
                             “Pressato da lettere del Re, della Principessa Clotilde e dei Ministri di procurare che il Principe
                             consultasse i medici per la sua salute molto compromessa, cercavo di indurlo a far ciò. Un giorno in
                             cui il Principe mi parve più sofferente, rinnovai più fortemente il mio consiglio di chiamare il dottor
                             Bima, Medico Capo Militare. Il Principe, che seppi poi essere malcontento per lettere e notizie ri-
                             cevute quella mattina, s’inquietò e quasi indispettito, mi fece comprendere che io ero al suo seguito,
                             e non suo consigliere. Un tale insolito richiamo mi riuscì penoso e dissi: «Altezza, la divisa che io
                             vesto è uniforme, non livrea», ed uscii, salendo al mio ufficio.
                             Cinque minuti dopo, vedo entrare il Principe che, stendendomi la mano mi dice: «Revel, sia conten-
                             to. Per farle piacere ho fatto chiamare Bima, e seguirò le sue indicazioni». Spinto dall’impressione
                             di tanta benevole deferenza, baciai la sua mano, ringraziando sentitamente. L’indomani Bima mi ri-
                             ferì il risultato della sua visita. Il male non era grave, ma avrebbe potuto farsi tale trascurandolo. “
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                           Certo si può pensare, guardando la data in cui queste parole furono scritte, il 1900, che la tragica
                        morte di Umberto a Monza facesse velo alla realtà, ma anche la corrispondenza coeva con La Marmora,
                        allora presidente del Consiglio, ci conferma sostanzialmente l’episodio e l’impegno che veniva profuso
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                        dal di Revel per assistere e guidare il giovane nel difficile confronto con la Corte e il sovrano.
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                        incomprensioni tra Vittorio Emanuele e Umberto, in ogni momento difeso con fermezza dal suo Aiutante
                        di Campo. Nelle lettere che scrisse a La Marmora, a cui era legato da grande stima e riconoscenza tanto
                        da firmarsi sempre il vostro subordinato, cogliamo la sua amarezza e le difficoltà che incontrava non
                        tanto nel suo ruolo, quanto piuttosto nell’ambiente della Corte del re.
                             “(…) Creda Eccellenza, non mancherò al mio dovere, pieno di quei sentimenti di devozione alla Mo-
                             narchia che animano pure V.E. cercherò di dare la miglior direzione al Principe raccomandandogli
                             la prudenza, e di non lasciarsi credere capace di aver detto cose che sono ben lontane dal suo pen-
                             siero, ma la mia forza è poca e sono venuto troppo tardi! M’aspetto anzi di essere compromesso da


                        52  ASBI, Carte La Marmora, Cass. XCVIII, Cart. 157, Genova di Revel a La Marmora, Parigi, 30 settembre [1864].
                        53  Carte GTR, Collezione privata, [Manfredo Cagni] Giornale del viaggio intrapreso da S.A.R. il Principe Ereditario in Svizzera, Ger-
                           mania, Danimarca, Francia ed Inghilterra nei mesi di agosto, settembre ed ottobre dell’anno 1864.
                        54  Pierangelo Gentile, L’ombra del re, cit., p. 269 n.
                        55  Aneddoti caratteristici. (Dai ricordi del Generale Genova di Revel), in «La Rassegna Nazionale», cit. fasc. 16 settembre 1900, p.383.
                        56  «Eccellenza, il Principe da 15 giorni è molestato da tosse intensa e inappetenza. Impossibile sinora ottenere che si curi. Fu solo dichia-
                           randogli che avrei chiesto il mio ritiro dalla sua casa che ottenni vedesse Bima, venne questi ripetute volte, fu accolto con quella bontà
                           che si merita, ma di salute non una parola. Sua Altezza gli dichiarava che stava benissimo, rifiutava qualunque assistenza, e parlava
                           d’altro». Cfr. ASBI, Carte La Marmora, cass. XCVIII, cart.157, s.l. 18 aprile 1864.
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