Page 192 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               lermo con l’idea di affidargli poi il comando. Di diverso avviso evidentemente il ministro della Guerra
               Petitti. Forse i sospetti di Ottavio di Revel erano un’intuizione veritiera.
                  Da parte sua Genova non sembrava molto rammaricato, altri erano in quel momento i suoi pensieri e i
               suoi desideri: il 27 novembre era finalmente a Milano. Il 4 dicembre, giorno di Santa Barbara, protettrice
               degli artiglieri si fidanzava ufficialmente con la contessina Camilla Castelbarco Albani e poco dopo il 29
               dicembre 1862 si sposava nella chiesa di Sant’Eusebio (ora demolita) avendo come testimoni i generali
               Agostino Petitti e Enrico Martini di Cigala. Rientrato a Firenze a metà gennaio 1863 con la moglie, Ge-
               nova ebbe pochi mesi per godersi la nuova condizione di marito. A giugno ricevette una comunicazione
               inviatagli da Fanti dal Gran Comando del capoluogo toscano che gli preannunciava una convocazione a
               Torino da Della Rovere tornato al ministero della Guerra con il nuovo governo Farini – Minghetti. Sul
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               tavolo la convenzione militare con la Francia per il confine con lo Stato pontificio.  Ma giunto nella
               capitale, si trovò, con sua grande sorpresa come scriveva a Camilla, a essere candidato per la carica di
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               Primo Aiutante di Campo del principe Umberto che aveva allora compiuto 19 anni.  Un posto di gran-
               de prestigio ambito sia da Petitti sia da Enrico Martini di Cigala, suoi testimoni di nozze. Nonostante
                                                                                                                43
               spirasse per lui l’aura contraria della Mandria, cioè avesse contro gli uomini più influenti della Corte ,
               ottenne la nomina l’11 luglio 1863 .
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                  Si trasferì quindi con la famiglia a Milano, visto che il principe Umberto in quel periodo aveva qui
               la sua residenza. Il nuovo incarico non fu davvero facile all’inizio, a causa di invidie e di dispetti, in
               particolare da parte del tenente generale Federico Morozzo della Rocca, intendente della Casa militare di
               Vittorio Emanuele, che cercò di ostacolarlo in tutti i modi e di relegarlo in secondo piano con meschine
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               prepotenze nelle manifestazioni ufficiali.
                  L’orgoglioso conte di Revel minacciò le dimissioni, dovettero intervenire addirittura il presidente del
               Consiglio Minghetti e il ministro della Real Casa Giovanni Nigra per regolare, con disposizioni scritte.
               le procedure assegnate a ciascuno dei due ufficiali. In questo importante incarico, che tenne fino al luglio
               del 1866, vedeva il riconoscimento della sua lealtà nei confronti della Corona, dedizione testimoniata
               anche dalla tradizione della sua famiglia. Dimostrò anche nel privato la sua riconoscenza a Vittorio Ema-
               nuele, chiamando il primogenito, nato nel dicembre di quello stesso anno, Umberto.
                  Durante l’estate dell’anno successivo, con un seguito di ufficiali dello Stato Maggiore e con il conte
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               Giuseppe Gerbaix de Sonnaz , accompagnò il principe ereditario in un lungo viaggio in Europa che si

               41  In proposito Emilio Visconti Venosta comunicava il 31 maggio a Costantino Nigra: «La persona scelta da noi è il Generale Genova di
                   Revel che verrà in questi giorni a Torino per essere ragguagliato intorno al carattere della sua missione (…) E’ solo infatti dall’espe-
                   rienza quotidiana, dalla conoscenza pratica dei fatti dagli accidenti del terreno, dalle difficoltà speciali che può sorgere il concetto dei
                   provvedimenti da preparare». Cfr. Ministero degli Affari Esteri, Documenti diplomatici italiani, I serie 1861 -1870, Istituto Poligrafico
                   dello Stato, Roma 1955, vol. III, p. 579.
               42  La nomina sorprese anche il governo, segno che l’indicazione del di Revel come Aiutante di Campo era venuta direttamente da Vitto-
                   rio Emanuele. Il ministro degli Esteri scriveva a Nigra il 5 giugno: «Il Generale Revel ha accettato il posto di Ajutante di Campo del
                   Principe Umberto e non potrà essere quindi il nostro Commissario militare». Cfr. Ministero degli Affari Esteri, Documenti diplomatici
                   italiani. cit., 594.
               43  Le dinamiche che percorsero la corte sabauda al tempo di Vittorio Emanuele II e la loro influenza anche sulla politica del Regno d’I-
                   talia sono analizzate nel volume di Pierangelo Gentile L’ombra del re. Vittorio Emanuele II e le politiche di corte, cit.
               44  Ilio Jori, La “casa militare” alla corte dei Savoia. Notizie storico organiche (1554 – 1927), Ministero della Guerra, Comando del
                   Corpo di Stato maggiore. Ufficio storico, Provveditorato generale dello Stato, Roma 1927, p. 348.
               45  «Il 21 per andare al Tiro ero salito nella carrozza con i due Principi ed il generale Rossi, come questi aveva detto doversi fare. La sera
                   andando e ritornando a piedi da casa Prever, ove si era andati per vedere i fuochi, il Principe mi tenne sempre vicino a sé. Indispettito
                   di tutto ciò, l’indomani Morozzo, uscendo di pecora per farsi orso, quando si stava per ritornare al Tiro, mi precorse e salì nella car-
                   rozza dei Principi. Ciò visto mi fermai, salutai Sua Altezza alla partenza, e rimasi a palazzo». Cfr. Genova Thaon di Revel, Umbria e
                   Aspromonte, cit., lettera al fratello Ottavio 25 giugno 1863, p. 136.
               46  Giuseppe Gerbaix de Sonnaz (Cuneo 1828 – Roma 1905) Sottotenente in Savoia Cavalleria fece le campagne del 1848 e 1849, distin-
                   guendosi specialmente a Mortara e Novara. Passato luogotenente nei Cavalleggieri di Monferrato, partecipò col grado di capitano alla guerra
                                                                                        capitolo settimo
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