Page 188 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
P. 188
188 Thaon di Revel
Un fulmine a ciel sereno
Il di Revel ricevette così dal ministero il 21 agosto 1862 un telegramma che mandava ancora una
volta in fumo i suoi progetti matrimoniali: doveva imbarcarsi subito da Livorno per raggiungere Napoli,
dove avrebbe incontrato Cialdini, incaricato dal governo e dal re di fermare Garibaldi, e da lì in Sicilia
a prendere il comando di una brigata per contrastare le mosse dei volontari. Scriveva al fratello il 22
agosto:
“E’ un fulmine a ciel sereno. Faccio i miei preparativi in tutta fretta, seccatissimo della cosa, ma nel
militare conviene rassegnarsi. Andar a combattere la guerra civile o comandare uno stato d’assedio
non è prospettiva piacevole (…) Ecco i miei piani in aria. Scriverò due righe alla marchesa Trivulzio
che, mantenendo il mio proposito, lascio però in libertà l’altra parte, non sapendo cosa mi potrà
34
cadere sulle spalle e potendo ritornare avariato da quella malaugurata spedizione. “
Il 26 agosto, al momento di imbarcarsi da Napoli sul vapore Stella d’Italia ricevette una lunga lettera
dal generale Alessandro Della Rovere che lo informava dettagliatamente della situazione che avrebbe
trovato in Sicilia. Nella sostanza gli tratteggiava un ampio quadro delle complicità di cui l’iniziativa dei
garibaldini aveva goduto nell’isola sin dallo sbarco di Garibaldi dopo i fatti di Sarnico: tutte le autorità, i
prefetti e gli stessi principi reali Umberto e Amedeo, in visita in Sicilia con il generale Rossi, si mostra-
rono onorati di incontrarlo, insomma sembrava chiaro a tutti che il Generale si movesse con l’assenso
anche della Corona.
Da Messina si portò il 27 a Pizzo dove istituì un comando militare per provvedere alle operazioni
di approdo delle truppe che avrebbero dovuto sbarrare il passaggio a Garibaldi lungo la linea Nicastro,
Tiriolo, Catanzaro, il punto più stretto della Calabria. Infatti l’Eroe dei Due Mondi, abbandonata l’idea
35
di entrare a Reggio, aveva diretto la sua marcia verso le zone montuose dell’interno. Quali fossero le
perplessità e le preoccupazioni del di Revel emergono in queste righe in cui rievocava la vicenda:
“Andavo in Calabria senza conoscere la quantità e la dislocazione delle forze che vi trovavo, igno-
rando qual fosse la situazione di Garibaldi, e convinto che facilissimamente potevo cadere nell’ac-
cusa o di aver ecceduto nella repressione, od essere stato inetto a fermare Garibaldi. Per quest’ulti-
36
mo appunto mi sarei trovato in buona e numerosa compagnia.”
Invece non si trovò ad affrontare Garibaldi, il quale il 29 agosto era stato drammaticamente fermato
in Aspromonte. Si portò così a Catanzaro, il centro più popoloso della regione, per impedire che lo sgo-
mento e la commozione per il ferimento e l’arresto del Generale provocassero dimostrazioni di piazza.
Il 31 agosto comunicava via telegrafo a La Marmora:
“Questa mane si tentò dimostrazione coll’invitare i negozianti a chiudere i negozi. Feci arrestare
cinque capi noti. Dichiarai al sindaco intercessore che arresti andrebbero pari passo colle dimo-
37
strazioni. Spero effetto ottimo. Mi si garantisce tranquillità. Proposta destituzioni due impiegati.”
Impedì la diffusione dei giornali e spedì a Napoli con un foglio di via il direttore dell’Ufficio postale
di Catanzaro che aveva protestato contro il sequestro della stampa. Di questo comportamento, così duro
e poco consono alla sua natura diplomatica, dava spiegazione al fratello in una lettera del 1° settembre:
temeva innanzi tutto per la saldezza dell’esercito che aveva affrontato e superato una crisi pericolosis-
sima nonostante alcuni militari avessero disertato per unirsi a Garibaldi, confermando la sua fedeltà e il
suo spirito di corpo e naturalmente era in allarme per l’unità nazionale perché l’azione dei garibaldini
34 Ivi, p. 93.
35 Genova Thaon di Revel, Umbria e Aspromonte, cit., p. 100.
36 Ivi, p. 99.
37 ASBI, Carte La Marmora, Cass. C, cartella 161, Telegramma di Genova di Revel a La Marmora, Catanzaro, 31 agosto 1862.
capitolo settimo

