Page 190 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               civile. Invece, diversamente dalle previsioni, la città era rimasta calma e ora la sua attenzione si spostava
               ad analizzare gli esiti politici degli ultimi avvenimenti. Non gli era per nulla piaciuto l’atteggiamento del
               governo, troppo timido, avrebbe voluto che fosse riunito il Parlamento perché si potesse dire chiaramen-
               te agli italiani che i tempi dei colpi di mano e delle insurrezioni era finito. Neppure il re usciva indenne
               dalle sue critiche: tutti credevano ormai che Vittorio Emanuele avesse approvato l’azione di Garibaldi e
               poi l’avesse abbandonato. Inoltre dopo il proclama del 3 agosto non aveva più fatto sentire la sua voce,
               era andato a caccia e nessuno della Casa militare aveva preso parte allo scontro di Aspromonte. La sua
               ammirazione e riconoscenza andavano invece all’esercito: i soldati si erano comportati magnificamente,
               elogiava pure, quasi un’autocritica dopo quanto aveva detto a loro proposito, gli ufficiali provenienti dai
               volontari e i militari del disciolto esercito borbonico.
                  Con particolare soddisfazione rimarcava inoltre come molti degli ufficiali più vicini a Garibaldi,
               Bixio, Medici, Cosenz, Sirtori, divenuti ormai generali dell’esercito regio, non avessero partecipato
               all’azione. Concludeva che l’insuccesso di Garibaldi provava ormai che gli italiani erano per l’Italia e
               non per una persona o per un partito.
                  Ebbe presto conferma di quanto il suo comportamento in Sicilia fosse stato apprezzato: Brignone
               scrisse addirittura, a sua insaputa, una lettera al ministro della Guerra per proporlo come comandante
               della divisione di Palermo. La risposta di Petitti, pur condividendo il giudizio ampiamente positivo
               sull’operato del di Revel, fu negativa, lo riteneva troppo giovane per un posto così importante e delicato.
               Il diniego diede modo a Ottavio di considerare quanto fosse ormai cambiato il clima nel paese e di con-
               seguenza nell’esercito, più o meno le stesse considerazioni avanzate da Genova quando aveva parlato
               dell’incontro con i figli del Risorgimento italiano durante la campagna nell’Italia Centrale; esprimeva
               una posizione certamente dettata dall’affetto per il fratello, ma che rispecchiava anche il disorientamento
               nei confronti del governo Rattazzi della parte più moderata e conservatrice della società sabauda.
                     “Nemmeno io fui sorpreso della negativa del Ministero. I titoli buoni spariscono di fronte a quelli ne-
                     gativi di essere aristocratico, Revel, e piemontese, per essere favorito dal Governo. Parmi però che
                     i servizii che hai resi, oso dire eccezionalmente, e l’essere stato scelto da Cialdini per un’operazione
                     così delicata e difficile, potevano essere superiori a qualunque mancanza di anzianità. E’ naturale
                     che il Governo non ti voglia a Palermo, mentre si mette non uno, ma due paia di guanti per trattare
                     con Garibaldi; eppure egli è nientemeno che un promotore di guerra civile, un capo di congiurati,
                     un rivoltoso colle armi alla mano contro lo Stato, ed è reo della morte degli uffiziali e soldati caduti
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                     a San Stefano e ad Aspromonte.”


               Il Principe mi accolse benissimo

                  Il di Revel lasciò Palermo il 30 settembre per ritornare a Firenze; al suo posto venne inviato Giusep-
               pe Govone, più giovane di Genova di ben otto anni. Dunque la motivazione legata all’anzianità veniva
               smentita dai fatti. Emergeva così il contrasto tra Cialdini e il Ministero. Cialdini lo aveva inviato a Pa-


                   altre barricate le vie che sboccano nelle due principali. – Adoperarsi costantemente a persuadere la Guardia Nazionale che la plebe
                   eccitata da feroci istinti socialisti, altro non desidera fuorché il saccheggio di Palermo. Essere perciò questione di materiale interesse
                   e non di politica, il tutelare energicamente l’ordine e la proprietà della capitale della Sicilia. – Passare frequenti riviste alla truppa,
                   mantenere il suo buon spirito, e separarla il più che si può dal contatto di cittadini, per mezzo di militari occupazioni. – Non dimenti-
                   care alcuna delle precauzioni di guerra, onde evitare una sorpresa parziale o generale. – Indicare i punti di riunione e di abitazione. Gli
                   ufficiali non esporsi soli, specialmente nella notte. – Impiegare all’ultimo il cannone. – Valersi della forza del campo per agire, tenendo
                   sempre in città la forza veramente necessaria. – Appena sbarcata la truppa rimandare i legni che sono necessari per altri invii. – Se
                   Palermo è tranquilla e si temono movimenti nelle provincie, stabilire sei battaglioni in Caltanisetta e Castro Giovanni onde mandare
                   colonne mobili». Cfr. Genova Thaon di Revel, Umbria e Aspromonte, cit., p.106.
               40  Genova Thaon di Revel, Umbria e Aspromonte, cit., p.113.

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