Page 194 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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194 Thaon di Revel
Manfredo Cagni, Giornale del viaggio intrapreso da S.A.R. il Principe Ereditario.
perché la loro impetuosa manovra poteva metterli in pericolo. Naturalmente avvenne l’opposto: partita
la carica, Umberto, malgrado le raccomandazioni, si pose davanti al reggimento al galoppo, seguito
dall’inseparabile di Revel. Di fronte allo sgomento dell’ufficiale inglese per il pericolo corso dall’illustre
ospite, Genova rispose con orgogliosa baldanza:
“Il mio Principe è coraggioso senza temerità, ma se gli si parla di essere prudente diventa temera-
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rio.”
La visita fu interrotta il 28 settembre, dopo che erano giunte le notizie degli incidenti che avevano
sconvolto la città di Torino all’annunzio della trasferimento della capitale. La partenza da Londra av-
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venne il giorno seguente, ma il ritorno in Italia fu fatto con tutta calma: Umberto accompagnato dal suo
seguito e sotto gli occhi vigili del suo Aiutante di Campo ritornò per Parigi e qui si fermò qualche giorno
suscitando la preoccupazione del di Revel per le intenzioni con cui il giovane principe voleva spendere
il proprio tempo nella capitale francese. In una lettera del 30 settembre 1864 il Primo Aiutante di Campo
rendeva partecipe il Presidente del Consiglio La Marmora delle sue apprensioni:
“A Vostra Eccellenza sola posso aggiungere che il soggiorno secondo guasterebbe il buon effetto del
primo. Il Principe non ne vuole più sapere di visitare curiosità, di far visite, di sottoporsi a seccature.
Se si fermasse a Parigi, vorrà fare il viveur, ma senza quella prudenza che salva le apparenze, anzi
ne dice più che ne fa, e son convinto che procederebbero inconvenienze che potrebbero diventare
50 aneddoti caratteristici. (Dai ricordi del Generale Genova di Revel), in «La Rassegna Nazionale», cit., fasc. 16 settembre 1900, p. 381.
51 Minghetti aveva telegrafato al di Revel il 24 settembre informandolo degli incidenti di Torino e comunicandogli anche il desiderio del
re che Umberto proseguisse nel suo viaggio. Due giorni dopo invece fu il principe ereditario a domandare l’autorizzazione a rientrare
in patria. Cfr. Ministero degli Affari Esteri, Documenti diplomatici italiani. cit., vol. V, pp. 249 -250.
capitolo settimo

