Page 196 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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un momento all’altro in qualche calunnia, mi faran saltare, ma
intanto farò il mio dovere. Bisogna assolutamente che il Princi-
pe Reale sia il miglior suddito del Re, a questo tenderò, dirò la
verità nel miglior modo, e desidero di poter almeno salvare le
apparenze. Che peccato! Le cose potrebbero andar così bene, e
ve n’è tanta necessità! (…) Dica pure al Re che sono menzogne
le parole attribuite al Principe, non aspetti altri e tutto andrà
bene. Se il Principe ha qualche difetto, ha pure molte qualità e
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fra queste il sentimento del dovere.”
Di lì a pochi giorni, come del resto aveva previsto, si trovò
al centro di una questione tanto delicata che rischiò non solo di
farlo saltare, ma addirittura di farlo andare a Fenestrelle.
Tutto nacque da una richiesta avanzata dal prefetto di Palaz-
zo Pitti Ferdinando Arborio Gattinara di Breme, che, dopo la
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morte del conte Giovanni Nigra avvenuta il 12 dicembre 1865,
aveva assunto molte delle funzioni di ministro della Casa del
Re. Ferdinando di Breme scrisse a Giuseppe Gerbore, diret-
tore dell’Amministrazione di Casa Reale della Lombardia, di
spedirgli a Firenze i due vasi giapponesi collocati nella sala da
pranzo della villa reale di Monza, residenza del principe Um-
berto, inventariati nella lista civile e stimati addirittura 50.000
lire dal principe Gerolamo Napoleone. La richiesta rientrava pro-
babilmente in un progetto del di Breme di raccolta di preziosi ma-
nufatti in ceramica, poi realmente donati alla città di Firenze e sollevò le
rimostranze del Gerbore e di Giulio Belinzaghi, futuro sindaco della città di
Milano, ma già allora uno degli elementi più attivi e influenti della borghesia
imprenditoriale milanese, per quella spogliazione che certamente non
poteva che dispiacere al principe Umberto.
Il di Revel a questo punto scrisse a di Breme, evidentemente con
un tono non propriamente amichevole, per fargli presente l’impres-
sione che quel dono avrebbe prodotto.
“Stizzito pelle mie osservazioni, pella lettera accentuatissima di
Gerbore al Ministro, e più ancora per perdere il regalo dei vasi,
ne riferì al Re, presentandogli la cosa come un’opposizione ai di
lui ordini. Mostrò, ma non lesse, la mia lettera dicendola offen-
siva, lasciando sospettare che il Principe fosse consenziente. Il
generale Rossi, 1º aiutante di campo del Re, mi disse poscia che
Vittorio Emanuele ebbe tale accesso di furore, quale non vide mai.
Voleva telegrafare l’ordine a Milano di arrestarmi e condurmi a Fe-
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nestrelle, per dare un esempio al Principe.”
57 ASBI, Carte La Marmora, Cass. XCVIII, cart. 157, Milano, 6 dicembre 1865.
58 Ferdinando Arborio Gattinara di Breme (Milano 1807 – Firenze 1869) Grazie all’influenza dello zio Ludovico, si dedicò alla cultura
orientandosi prima verso le scienze naturali e successivamente verso la pittura e le arti applicate. Divenne così, alla metà degli anni
Cinquanta, direttore dell’Accademia di Belle arti di Torino alle quale dedicò grande impegno e energia. Nel 1858 entrò nella corte di
Vittorio Emanuele come maestro delle cerimonie, nel 1860 fu nominato prefetto di Palazzo e nel 1865 gli furono affidate le maggior
parte delle attribuzioni amministrative del defunto ministro della Casa Reale Giovanni Nigra.
59 Genova Thaon di Revel, Sette mesi al ministero. Ricordi ministeriali, F.lli Dumolard, Milano, 1895 p. 204.
capitolo settimo

