Page 197 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                           Per sua fortuna il re si calmò; convocò però a Torino per il giorno di santo Stefano del 1865, sia il
                        principe, preoccupato di dover affrontare il padre profondamente irritato, sia il di Revel per un chiari-
                        mento sulla questione dei vasi giapponesi.
                             “Entrati nella Rotonda, il Principe andò subito al Re, ed io rimasi indietro. Convien dire che io
                             avessi una faccia da coleroso, o da febbre gialla, poiché nessuno del seguito reale, che mi stava vi-
                             cino, mi salutò e parvero non avermi riconosciuto, continuando a parlare tra di loro. Fors’anche mi
                             credevano già a Fenestrelle. Dopo un po’ di tempo, il Re disse al Principe di farmi venire. «Sa Revel,
                             mi disse il Re, facendo la faccia brusca, che Lei ha la lingua e la penna terribilmente pronta. La sua
                             pettinata a di Breme era troppo forte; però ha ottenuto lo scopo di salvare i tupini (vasi) – e si mise
                             a ridere. Ché io avevo impedito (…) un atto incostituzionale (con accento ironico) perché quei vasi
                             appartenevano alla Corona» “ 60

                           L’incontro si concluse così nel migliore dei modi per il generale di Revel che aveva sventato il ten-
                        tativo dei suoi nemici personali di compromettere nella polemica anche il principe Umberto. Fu però
                        deluso e amareggiato dall’atteggiamento che in quel frangente avevano assunto gli uomini del seguito
                        del re: uscito dal chiarimento con il monarca tutti quelli che prima avevano evitato di salutarlo, gli si
                        strinsero intorno, gli chiesero notizie con un’effusione che lo commosse sino alla nausea. Di questo suo
                        stato d’animo scriveva pochi giorni dopo a La Marmora, con uno sfogo sincero quanto sorprendente:
                             “Creda, Eccellenza, che vi vuol forza d’animo per trattare col Principe che vi dice una cosa e poi vi
                             sconfessa, col re che non approva suo figlio se non nelle idee storte, e per sopragiunta [sic]col capo
                             della casa Reale, persona così poco delicata e sincera qual è Breme! Mi diano un posto militare
                             qualunque e l’accetterò di galoppo! Scusi, Eccellenza, quest’espansione, ma ho realmente a che fare
                             con un giovinastro, e ciò non posso dirlo che a V.E.”
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                           Fu la Terza Guerra d’Indipendenza contro l’Austria a riportare il generale di Revel nella dimensione
                        che più preferiva: quella dei campi di battaglia e, ancora una volta al fianco dell’erede al trono d’Italia
                        nella 16ª Divisione, Principe Umberto, del 3° Corpo d’Armata del generale Della Rocca.




































                        60  Ivi, p. 205.
                        61  ASBI, Carte La Marmora, Cass. XCVIII, cart.157, lettera del 5 gennaio 1866
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