Page 218 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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mezzo a tanti semplici cittadini, a soldati e ufficiali dell’esercito, a volontari garibaldini, di due preti che
indossavano la fascia tricolore, simbolo e auspicio di una ritrovata o forse raggiunta unità di sentimenti
nel nome della patria. Nel frattempo era giunto a Venezia il Commissario regio civile Giuseppe Pasolini
45 come rappresentante del governo fino alla proclamazione del risultato del referendum che vide trion-
fare i sì con 641757 voti contro 69 no e 366 schede nulle.
Manca un brano, e sta sul petto del prode
La missione a Venezia doveva riservare ancora al generale di Revel una sorpresa e una forte emozio-
ne, anzi come ebbe a scrivere nei suoi ricordi, uno degli episodi più commoventi della mia vita militare.
Per raccontare questo avvenimento occorre tornare alla drammatica giornata del 24 giugno a Custoza
quando il primo battaglione del 44º reggimento, che portava la bandiera, era stato costretto, incalzato
dagli assalti del 5º battaglione Kaiserjäger e poi del 2°, del 4° del 17° reggimento Hohenlohe, a rifugiarsi
nella cascina Castellano vicino a Oliosi, oggi in prossimità di Castelnuovo del Garda, e lì si era strenua-
mente difeso per due ore e mezzo dai ripetuti attacchi dei soldati austriaci. Ben presto i valorosi si resero
conto dell’impossibilità di continuare la resistenza, ma prima di arrendersi il capitano Camillo Baron-
celli decise di salvare la bandiera: il drappo fu lacerato in tanti pezzi in modo che ogni ufficiale potesse
celarne uno, la freccia e il dardo furono nascosti sotto il focolare della cascina, l’asta, fatta a pezzi, fu
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bruciata. I militari italiani, arresisi, furono condotti prigionieri in Austria. Quando assunse il comando
della 1ª divisione sostituendo il generale Cerale nel luglio 1866, il di Revel rimase dolorosamente sor-
preso nel vedere il 44° reggimento senza bandiera e anche a lui fu spiegato che era stata conquistata dal
nemico.
Soltanto dopo che l’Austria aveva aderito alla convenzione della Croce Rossa, fu informato da uno
dei medici dell’esercito italiano ormai liberato quale fosse stata la sorte dello stendardo, così come gli
era stata narrata dai compagni di prigionia. A lui e agli altri soldati raccomandò assoluto silenzio e così
fu. Dopo la pace, rientrati i prigionieri, gli ufficiali del 44° gli consegnarono i pezzi del drappo e delle
fasce che furono ricuciti fino a ricostruire la bandiera.
E’ con queste parole che il di Revel rievocava la cerimonia per il ritrovato vessillo:
“Il 25 ottobre feci schierare il reggimento in Piazza San Marco, mi presentai sulla fronte colla
bandiera portata dal sottotenente anziano signor Giuseppe Libretti. Suonato il guardia voi, [l’At-
tenti] dissi ad alta voce, dell’immenso conforto che provavo nel riconsegnare al 44° Reggimento la
bandiera intrisa del sangue di quel pugno d’eroi che la salvò. «Manca un brano, e sta sul petto del
prode estinto che lo salvò e lo ritiene seco nella tomba». Un uragano di applausi dalla folla che ci
circondava ed anche dal reggimento coprì la mia voce già troppo commossa per continuare.” 47
45 Giuseppe Pasolini (Ravenna 1815 – 1876 Roma). Amico di Pio IX, ebbe una parte di rilievo nel programma di riforme dello Stato
Pontificio, fece parte della Consulta di stato nel 1847, e fu nominato l’anno seguente ministro del Commercio, Agricoltura e Belle arti.
Dopo la restaurazione pontificia si portò a Firenze. Convinto sostenitore della politica delle riforme, in occasione del viaggio di Pio
IX nelle Romagne del 1857, cercò invano d’indurre il papa a riprendere la via dell’ammodernamento dello Stato. Nel 1859 Pasolini si
prodigò nel preparare l’annessione della Romagna al regno di Vittorio Emanuele II. Senatore dal 1860 e poi governatore di Milano, fu
ministro degli Esteri nel governo Farini del 1862-63. Fu nominato da Ricasoli Commissario regio civile a Venezia nel 1866.
46 «Si fa sul ritirarsi a Ca’ Marognotte che la bandiera del 44° Reggimento la quale si trovava presso il 1° battaglione andò perduta
avendo le compagnie appoggiato a sinistra, per cui caddero tutti prigionieri. La bandiera venne però eroicamente difesa specialmente
dagli ufficiali che in gran numero rimasero sul campo di battaglia. Da quanto si legge in questa cronaca, [tratta dalle memorie storiche
della Brigata Forlì] è chiaro che la bandiera del 44° fanteria viene data per persa e quindi in mano al nemico. Nulla si sa al comando
della brigata di quanto è avvenuto nella cascina di Oliosi in quanto tutti i protagonisti dell’avvenimento sono stati fatti prigionieri».
Cfr. Giovanni Bernardi, La bandiera di Oliosi, Comune di Castelnuovo del Garda, 2001, s.n. p. 45.
47 Genova Thaon di Revel, La cessione del Veneto, cit., p. 170. La bandiera del 44° Reggimento è ora conservata a Roma, nel Museo
della Fanteria.
capitolo ottavo

