Page 214 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               Inzucchererei un tantino la pillola al francese

                  Restavano due problemi importanti da risolvere: la promulgazione del plebiscito e la nomina dei com-
               ponenti la commissione che avrebbe ricevuto finalmente da Lebœuf il Veneto. Il Commissario francese
               avrebbe voluto una cerimonia molto solenne e aveva chiesto a Vimercati (rientrato nella città lagunare
               già dalla prima settimana di ottobre), a Pillet, poi addirittura a Parigi, un elenco delle personalità venete
               degne di accogliere la cessione.
                  Di idee del tutto opposte erano invece Ricasoli e il di Revel, i quali volevano una cerimonia che non
               urtasse la sensibilità della popolazione. Vi era inoltre il pericolo che i notabili scelti da Parigi potessero
               creare una sorta di autorità speciale sul Veneto, suscitando qualche aspirazione autonoma o addirittura
               repubblicana per le Venezie. Genova riuscì a gestire la situazione in modo tale da far sapere alle perso-
               nalità venete che potevano essere scelte da Lebœuf la volontà di Vittorio Emanuele: l’invito non dove-
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               va essere accettato.   Il conte di Revel infatti aveva già anticipato in modo riservato al ministro della
               Guerra (e Cugia, a sua volta, l’aveva presentata in modo fermo a Ricasoli in modo da non riaprire una
               discussione in proposito) che ad accogliere la cessione sarebbero stati i rappresentanti delle tre città più
               importanti del Veneto: per Venezia Luigi Michiel, per Verona Edoardo De Betta e per Mantova Achille
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               Emi- Kelder.
                  Risolto il problema della rappresentanza dei notabili, rimaneva quello dell’indizione del plebiscito.
               Sulle modalità con cui doveva avvenire la consultazione popolare si erano verificate profonde diver-
               genze tra le intenzioni del Commissario francese e il governo italiano: Lebœuf intendeva convocare la
               rappresentanza dei notabili e incaricarla di indire il plebiscito. Ricasoli, con piena ragione, giudicava
               del tutto inopportuna la proposta e si rifiutava di accettarla. Aveva scritto a Nigra il 15 settembre non
               appena si erano affrontati i problemi relativi alla cessione del Veneto: Ricasoli non poteva consentire
               (senza compromettere la sua autorità e quella di Vittorio Emanuele) che un atto pubblico non emanasse
               dal re d’Italia e non poteva tollerare che le popolazioni venete fossero chiamate ad un plebiscito da una
               autorità che non fosse la sua.
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                  Era trascorso un mese da quando Ricasoli aveva sollevato la questione, ma non si era giunti a nessun
               chiarimento, tanto che il 16 ottobre il di Revel scriveva preoccupato al presidente del Consiglio:

                     “Il generale Lebœuf comincia ad impennarsi, vedendo la commedia che gli si fa giocare. Tutto il
                     Veneto è occupato dal Governo italiano, meno Venezia; ed anche in questa vi sono le nostre truppe ed
                     i marinai, s’installa tutto pel Governo italiano e chi vi comanda è il Commissario italiano. La chia-
                     mata a farsi dai municipi è lettera morta, e le truppe stanno per entrare prima che la città sia stata
                     rimessa. Poco mi preme dell’individuo, ma se rassegno queste osservazioni a V.E. si è perché temerei
                     un rapporto dell’Imperatore e così sul più bello indisporlo al nostro riguardo (…) Domanderei quin-
                     di facoltà a V.E. di sospendere la pubblicazione del decreto che mi si dice firmato, nella città di Vene-
                     zia per tutta la giornata del 19, e di far rispondere poche parole insignificanti ai tre notabili. D’altra
                     parte proporrei a V.E. che s’ invitassero segretamente i giornali a non pubblicare il processo verbale
                     della retrocessione, come cercherei di fare a Venezia (…) Se quindi V.E. mi approva, inzucchererei
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                     un tantino la pillola al francese, trattandolo come un pallone che si sgonfia per mandarlo via. “





               36  Genova Thaon di Revel, La cessione del Veneto, cit., p. 116.
               37  «I tre notabili che proposi a Lebœuf sono il Podestà di Verona, quello di Mantova e il conte Luigi Michieli (sic) patrizio liberale asses-
                   sore nel ’48 primo sulla lista del nuovo municipio, e che d’accordo con l’antico ha attualmente ingerenza nell’amministrazione». Cfr.
                   Lettera di Cugia a Bettino Ricasoli [ottobre 1866] in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., vol. XXIV, p. 71.
               38  Bettino Ricasoli al ministro d’Italia a Parigi Nigra. Firenze, 15 settembre 1866, in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., vol. XXIII, p. 394.
               39  Il generale di Revel a Bettino Ricasoli, Venezia 16 ottobre [1866], in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., vol. XXIV, p.143.
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