Page 212 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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ne fa immediata cessione al municipio. Appena ciò eseguito, le nostre truppe già destinate ed avver-
tite entrano nella piazza e l’occupano (…) Questa cerimonia si dovrebbe fare nello stesso giorno a
Peschiera e Mantova e ne’ successivi, a Legnago, Verona, Palmanova e Venezia. In quest’ultima città
il generale Lebœuf ricevuta non solo la piazza ma la cessione di tutto il Veneto, ne farà retrocessio-
ne ai tre notabili, dichiarando che sta a loro concertarsi coi municipj, onde constatare col mezzo
d’un plebiscito la volontà dei Veneti di riunirsi al Regno d’Italia. Ciò eseguito termina la missione
Lebœuf.”
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Le nostre truppe entrano nella piazza e l’occupano
Oltre alle schermaglie diplomatiche, che abbiamo sopra accennato, Genova doveva vigilare anche
per evitare possibili scontri tra la popolazione e le truppe austriache che si apprestavano a lasciare la
regione. Preoccupava innanzitutto il rientro dei fuoriusciti veneti, patrioti che avevano abbandonato la
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regione per sottrarsi al rigore della giustizia asburgica. In molti avevano indossato l’uniforme garibaldi-
na e ora in camicia rossa giungevano a Venezia provocando frequenti disordini. La questione suscitò una
nuova polemica tra lui e il Pepoli che da Padova (ormai da tempo sotto il controllo dell’esercito italiano)
lasciava partire per ferrovia gruppi di garibaldini, provvisti di indennità di via e indirizzati al signor
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Commissario di Venezia. Il di Revel cercava in tutti i modi di impedirne il rientro finché tutto il Veneto
non fosse abbandonato dalle truppe austriache, convinto in questo anche dagli apprezzamenti non certo
lusinghieri sui garibaldini che giungevano dal ministero della Guerra di Vienna al generale Mœring:
“Che volete! Abbiamo delle vostre bande di volontari la stessa opinione che gl’Italiani hanno dei
nostri battaglioni croati!” 33
Gli incidenti più seri si verificarono a Verona quando il generale Jacobs, comandante delle truppe,
permise al municipio di pubblicare il dispaccio del presidente del Consiglio Ricasoli del 3 ottobre 1866
che dava notizia dell’avvenuta firma del trattato di pace tra l’Italia e l’Austria. In seguito alla nuova
situazione erano state così autorizzate l’esposizione e la vendita di coccarde e di bandiere tricolori che
venivano però ripetutamente irrise dai militari austriaci. Informato del problema, il di Revel si recò il 6
ottobre a Verona per impedire che le continue provocazioni fomentassero gravi tumulti.
Il suo arrivo nella città scaligera, quale rappresentate del re d’Italia, nonostante tutte le raccoman-
dazioni, diede luogo a manifestazioni di entusiasmo e grida di “Viva Vittorio Emanuele”. Verso sera
si verificarono in piazza Brà gli episodi più dolorosi. Soldati austriaci dispersero con la forza cittadini
riuniti nella piazza principale di Verona per festeggiare il ritorno all’Italia. Nel corso degli scontri ri-
mase uccisa, colpita da un colpo di baionetta, una giovane donna incinta, Carlotta Aschieri, e numerosi
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dimostranti furono feriti. Jacobs proclamò lo stato d’assedio per prevenire ulteriori disordini e, avuta
30 Carteggi di Bettino Ricasoli. A cura di Sergio Camerani e Gaetano Arfè. cit., Vol. XXIV, p.53.
31 La preoccupazione era condivisa anche dal Governo. Al termine di uno scambio di note, Vimercati comunicava al ministro degli Esteri
Visconti Venosta di aver predisposto il 1° ottobre un comunicato a nome del Comitato Centrale di Venezia che, dopo aver invitato i
veneziani a pazientare ancora per poco, così concludeva: «Al Governo solo l’iniziativa delle transizioni politiche: noi aspettiamo con
tranquilla dignità che le truppe tedesche abbiano per sempre abbandonato le nostre rive, per esternare con importante significato, i voti
che dal 1848 non vennero mai meno nei nostri cuori». Cfr. I Documenti diplomatici Italiani, cit., Roma 1983, vol. VII, p. 429.
32 «Ieri alcuni garibaldini con camicia rossa passeggiavano canale piazza Venezia procurando eccitare popolo. Generale Revel se ne
lagna ed accusa Pepoli di mandarli; questi, dice ordine Governo del Re mandare garibaldini loro case. Mi pare che si proceda con
molta leggerezza cercando produrre conflitti che possono avere conseguenze incalcolabili». Cfr. Carteggi di Bettino Ricasoli. A cura
di Sergio Camerani e Gaetano Arfè. cit., Vol. XXIV, telegramma di Cialdini al ministro Cugia, 6 ottobre 1866, p. 58n
33 Genova Thaon di Revel, La cessione del Veneto, cit., p. 101.
34 Ivi, p. 84. La notizia degli incidenti provocò un irato telegramma di Ricasoli che, male informato dalla Gazzetta Ufficiale che parlava
di un ufficiale e di un sergente austriaco uccisi e altri cittadini morti e feriti, si scagliò contro i veronesi rivolgendosi con parole molto
dure al Podestà Edoardo De Betta: «7 ottobre. Il Governo del Re ha udito con dolore che siano avvenuti disordini le scorse sere (a
capitolo ottavo

