Page 209 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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Il Veneto sI unIsce all’ItalIa 1866                               209




                        relazioni con il potente ministro Rouher e per la considerazione di cui godeva negli ambienti parigini, a
                        riprova che il punto delicato della questione erano proprio i rapporti con la Francia. Non era d’altra parte
                        ben chiaro quali fossero gli ambiti d’azione di Vimercati, anche perché era il di Revel ad aver ricevuto
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                        ufficialmente la nomina di Commissario del re per la consegna del Veneto , mentre l’incarico dell’altro
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                           Genova di Revel entrò a Venezia il 19 settembre e, deciso a dare adeguata visibilità al ruolo e al com-
                        pito che gli era stato affidato, prese alloggio al prestigioso Hotel de la Ville, gestito dal signor Bauer,
                        dove si era radunata una gran folla che lo salutò con applausi e grida di Viva Vittorio Emanuele. Incontrò
                        poi Vimercati che riteneva di doverlo mettere al corrente della situazione. Lo lasciò parlare senza inter-
                        romperlo, né interrogarlo: la competizione tra i due era appena iniziata. Vide poi Lebœuf, che giudicò
                        subito cortese, loquace e con un fare protettivo leggermente irritante. Fece più tardi la conoscenza di
                        Mœring con il quale stabilì subito una corrente di simpatia. Sin dai primi giorni sembrò chiaro che le
                        cose tra i due incaricati  non potessero procedere in armonia, come si coglie nella lettera che Vimercati
                        scrisse a Michelangelo Castelli   da Venezia il 7 ottobre, con una chiara intenzione di definire meglio
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                        l’ambito del suo incarico nei confronti del Commissario italiano:
                             “Cugia aveva scelto Revel, Cialdini avrebbe voluto altri: la parola era data, e Revel venne. Col Re,
                             coi ministri e con Cialdini io ho messo le cose in chiaro, dichiarando che io non avrei fatto difficoltà
                             a rimanere con Revel, qualora a ognuno fosse riservata la sua parte. Cioè a Revel le cose militari,
                             a me le cose politiche. Cialdini con molto tatto parlò a Revel: Visconti disse chiaro che io dovevo
                             essere il solo incaricato delle cose, che gli (sic) riguardavano, e così ci siamo imbarcati ambedue…
                             Con Revel andiamo bene; egli ha tutti i riguardi per me, che sono il contraccambio dei grandissimi
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                             che ho per lui.”



                        Ciascuno la pensava a modo suo

                           In realtà il di Revel non aveva alcuna considerazione e stima di Vimercati che aveva già incontrato
                        durante la guerra in Crimea. In una lettera a La Marmora del 6 ottobre 1864, quando era nella Casa
                        militare del principe Umberto, ne parlava come uno degli elementi più intriganti della corte di Vittorio
                        Emanuele, Soffioni li definiva, che si adoperava per creare attrito nei rapporti già non facili tra il monar-
                        ca e l’erede al trono.  Vimercati, a sua volta, non risparmiava giudizi sferzanti sul di Revel scrivendo
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                        al ministro degli Esteri Visconti Venosta: «E’ la solita tempra piemontese, poco amico di tutto quanto



                           Seconda Guerra d’Indipendenza combatté con le truppe francesi come ufficiale di Stato Maggiore del generale François Canrobert.
                           Dopo Villafranca fu inviato a Parigi per informare Cavour sugli sviluppi della politica francese. Al fianco di Garibaldi nella campagna
                           del 1860, tornò poi a Parigi dove ebbe un ruolo importante nelle trattative per il riconoscimento del nuovo Regno d’Italia. Fu nominato
                           senatore il 16 marzo 1879.
                        19  «Il signor Generale di Revel è incaricato dal Governo del Re di recarsi a Venezia per procedere col Commissario francese e col Com-
                           missario austriaco agli accordi relativi al materiale da guerra austriaco esistente nelle piazze e fortezze del Veneto ancora possedute
                           dalle truppe imperiali e per intendersi coi commissari medesimi sul modo dello sgombro delle fortezze per parte degli austriaci e della
                           successiva loro occupazione per parte delle RR. Truppe». Cfr. Ministero degli Affari Esteri, Documenti diplomatici italiani, I serie
                           1861 -1870, cit., vol. VII, p. 368.
                        20  Michelangelo Castelli (Racconigi 1808 – Torino 1875) Si laureò in giurisprudenza a Torino e in gioventù divenne un acceso
                           mazziniano. La lettura delle opere di d’Azeglio, di Gioberti e di Cesare Balbo lo spinsero verso posizioni più moderate che
                           enunciò nel 1846 con l’opuscolo Del partito moderato in Italia. Fu con Balbo uno dei fondatori del Risorgimento. Grande esti-
                           matore e amico di Cavour, lo appoggiò sempre alla Camera e ebbe un ruolo di rilievo nella nascita del “connubio” con Urbano
                           Rattazzi. Senatore dal 1860, favorì la Convenzione di settembre del 1864, l’alleanza con la Prussia nel 1866 e la liberazione di
                           Roma; nel 1873 persuase Vittorio Emanuele II a compiere il viaggio a Vienna e a Berlino.
                        21  Carteggio politico di Michelangelo Castelli, (1864 -1875), edito per cura di Luigi Chiala, L. Rou e C.,  Torino, 1981, vol. II, p. 158
                        22  ASBI, Carte La Marmora, cit., Cass. XCVIII, b. 157, Milano 6 dicembre [1864].
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