Page 208 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               infatti al di Revel di adoperarsi con il Commissario francese Lebœuf perché il trasferimento del Veneto
               all’Italia avvenisse in modo da non ferire ulteriormente l’orgoglio e la sensibilità dell’opinione pubblica
               nazionale scossa dalle polemiche e dalle recriminazioni sulla condotta della guerra. Genova dipendeva
               gerarchicamente dal Comandante Supremo dell’esercito Enrico Cialdini, ma aveva ricevuto garanzie
               dal ministro della Guerra Efisio Cugia sulla propria autonomia di manovra, pur avendo riguardo di non
               urtare la suscettibilità del suo superiore, salvando le apparenze di dipendenza. Cialdini, da parte sua, si
               dimostrò ben lieto di non dover affrontare un problema così spinoso e urgente e di non dover rendere
               conto al ministero di cui non aveva poi grande considerazione:
                     “Nel modo impasticciato con cui il Ministero fa le cose, la mia intervenzione non potrebbe che im-
                     brogliare viepiù la S.V., poiché le mie idee non sono sempre quelle del governo (…) Quando riceve
                     direttamente dai vari Ministeri ordini od istruzioni, faccia pure, senza credersi obbligato di darmene
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                     conto”
                  Insomma, tutti confidavano nelle sue ormai comprovate capacità negoziali per concludere una vicen-
               da che sarebbe potuta divenire spinosa per il Governo del nuovo Regno d’Italia. In questa circostanza
               ebbe buon gioco nel far valere con il generale di brigata dell’esercito di Napoleone III Lebœuf i suoi tra-
               scorsi militari in Crimea, e con l’ufficiale austriaco le sue passate frequentazioni dell’ambiente militare
               viennese. Nonostante queste buone chances la sua posizione restava difficile: Lebœuf, rappresentava lo
               stato cui l’impero asburgico aveva ceduto il Veneto e forte di questa posizione voleva trarne il massimo
               vantaggio in termini di visibilità per la Francia. Fece pertanto intendere al di Revel che, in caso di disac-
               cordo, si sarebbe schierato con il generale Mœring.
                  Apparentemente non ci sarebbero dovuti essere margini di discrezionalità nella trattativa tra Italia,
               Austria e Francia, in quanto tutte le condizioni riguardanti la Venezia erano state stabilite nel trattato di
               pace di Praga, ma i realtà vi erano clausole poco approfondite e si capì subito che molto sarebbe rimasto
               nelle mani e nelle decisioni dei commissari militari a Venezia. Genova, lo abbiamo visto, era molto abile
               e spesso anche la fortuna lo aveva aiutato nel trovare durante le trattative spunti favorevoli su cui far leva
               nei momenti critici. Così anche questa volta parve che la sorte gli offrisse una significativa opportunità
               nell’ingarbugliata vertenza diplomatica sul Veneto. In viaggio per Firenze, per conferire col ministro
               Cugia, ebbe l’occasione di incontrare il marchese Ferdinando Arborio Gattinara di Breme, quello con
               cui aveva avuto l’aspro confronto a proposito di due vasi giapponesi nel dicembre 1865.  Il marchese gli
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               confidò che a Corte si prendeva in considerazione l’idea di unire il principe ereditario in matrimonio con
               l’arciduchessa Matilde, figlia dell’arciduca d’Austria Alberto, in quel momento arbitro di ogni questione
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               militare, un disegno che gli avrebbe certamente facilitato l’intesa con il generale Mœring.
                  Così mostrò per la vicenda un interesse del tutto strumentale e finalizzato a trarne vantaggi per la con-
               segna del Veneto, ritenendo ormai che le questioni riguardanti il giovane principe non lo riguardassero
               più.  A Firenze comunque ottenne dal ministero della Guerra di procedere nello stesso modo già messo
               in atto a Napoli e in Umbria: si assumeva in prima persona la responsabilità della riuscita della negozia-
               zione in cambio della più ampia autonomia decisionale. In caso di scelte non condivise dal governo, la
               colpa sarebbe ricaduta unicamente su di lui e non avrebbe compromesso in alcun modo la possibilità di
               cambiare rotta. E quanto tenesse a muoversi in completa indipendenza fu mostrato dal suo disappunto
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               per la presenza di Ottaviano Vimercati,  inviato anche lui a Venezia da Visconti Venosta per le sue buone

               15  Genova Thaon di Revel, La cessione del Veneto, cit., p. 38.
               16  Vedi cap. VII, p. 196.
               17  Genova Thaon di Revel, La cessione del Veneto, cit., p. 48.
               18  Ottaviano Vimercati (Milano 1815 – Monza 1879) Nato in una famiglia aristocratica di origini cremasche, si arruolò volontario nel
                   1841 nella Legione straniera, dove ricevette la Legion d’onore. Rientrato in Italia, partecipò alla campagna del 1848 - 49 con l’esercito
                   sardo e divenne ufficiale d’ordinanza di Vittorio Emanuele. Come aiutante di campo del Re, partecipò alla spedizione di Crimea. Nella
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