Page 206 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               cui osservava le sue truppe. Era un esercito di giovani che provenivano dall’Italia intera e non più solo
               dal piccolo e omogeneo Piemonte, ne coglieva lo smarrimento nell’abbandonare il territorio nazionale
               per entrare in quello del nemico:
                     “Non hai idea qual effetto produce in essi passare un fiume su barconi o su ponte di barche, e vedere
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                     poi tolto via quel mezzo di ritorno.”
                  Tornare sul campo di battaglia gli aveva però fatto toccare con mano ancora una volta le deficienze
               organizzative dell’esercito: mentre presidiava Badia Polesine alla metà di luglio, nel predisporre la linea
               di difesa concordata, aveva tenuto conto delle indicazioni che gli venivano dalle carte topografiche: un
               terreno paludoso e un torrente che attraversava la zona. Giunto sul luogo con la sua divisione trovò con
               grande meraviglia le paludi bonificate in terreno coltivato e il torrente sparito.
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                  La notizia dell’armistizio di Cormons firmato il 12 agosto da Petitti e Mœring lo raggiunse a Chia-
               siellis nei pressi di Palmanova, dove era in attesa di avanzare. Alle porte di Treviso, mentre iniziava la
               ritirata, scorse da lontano il generale La Marmora in abiti borghesi, che non voleva essere riconosciuto.
               Aveva troppo rispetto e riconoscenza per il comandante che gli aveva affidato il comando della divisione
               e a cui doveva l’inizio della sua brillante carriera militare, per non ossequiarlo. Fece sfilare davanti al
               generale la sua divisione, tutti i militari lo salutarono, La Marmora, commosso, senza dire una parola,
               gli strinse la mano e si allontanò .
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               Cavatela con Leboeuf e Moering, avrai reso un gran servizio al paese

                  La divisione del di Revel, alla cui riorganizzazione dopo il disastro di Custoza si era dedicato con il
               consueto entusiasmo, si era attestata sulla linea dell’armistizio da Mirano a Gambarare, a pochi chilome-
               tri da Venezia col quartier generale a Mira. Qui fu raggiunto, alla metà di settembre, in modo per lui del
               tutto inaspettato, dalla comunicazione del ministro degli Esteri Emilio Visconti Venosta che gli affidava
               l’ufficio di Commissario militare per la consegna del Veneto. Le modalità di questa trattativa erano sta-
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               te concordate il 23 agosto a Praga tra l’Austria e la Francia: il rappresentante austriaco Karl Mœring


               8   Genova Thaon di Revel, La cessione del Veneto, cit. p. 28. Sul problema del nuovo esercito e sui militari interessante la riflessione
                   che avanzava Carlo Corsi: «Ognuno sa di quali elementi sia composto il nostro esercito. Una massa di gente la maggior parte molto
                   sensitiva, risulta essa medesima sensitiva in sommo grado, o come volgarmente diciamo, troppo impressionabile. Le conseguenze di
                   questa eccessiva sensitività in guerra saranno tanto più gravi quanto minor freno di saldi e ben compaginati ordini e forti discipline
                   avrà quella massa. L’essere ella composta di gente diversa, non bene accomunata per consuetudini abbastanza lunghe di vita vissuta in-
                   sieme, molto giovane la più parte, tolta suo malgrado alla famiglia, al geniale vivere cittadino, alle sue faccende, sono condizioni tutte
                   che ne accrescono la impressionabilità e ne scemano la compattezza. Il sentimento del dovere, l’amor di patria medesimo, considerati
                   non quali appariscono nelle canzoni e sulle pagine dei giornali, ma quali veramente sono nelle menti e nei cuori della maggior parte di
                   quei bravi plebei, di quegli ottimi villani di cui si compone la parte maggiore di un esercito, non sono nel nostro mondo d’ oggi ritegni
                   sufficienti, checché ne pensino coloro che vanno fantasticando sui meriti dell’armamento popolare, stra correndo nel senso delle idee
                   prussiane». Cfr.  Carlo Corsi, Delle vicende del primo corpo d’armata durante il primo periodo della campagna del 1866, Milano
                   tipografia della Perseveranza, 1867, p. 203.
               9   Genova Thaon di Revel, Sette mesi al ministero, cit., p.13n.
               10  Genova Thaon di Revel, La cessione del Veneto, cit., p. 31.
               11  Karl Mœring, (Vienna 1810 – Ivi 1870) Frequentò l’Accademia del Genio militare e divenuto nel 1829 sottotenente fu destinato a
                   Milano; da lì andò successivamente a Trieste e Venezia e in varie guarnigioni del Lombardo-Veneto. Nel 1841 si recò negli Stati Uniti
                   dove, per incarico dell’Arciduca Giovanni, studiò il sistema ferroviario nord americano. Rientrato in patria pubblicò numerosi articoli
                   di critica al Metternich, entrò così a far parte dell’opposizione leale e patriottica che univa parte dell’aristocrazia, della borghesia in-
                   dustriale e dell’intellettualità austriaca e che fu la promotrice del 1848 in Austria. Per il suo liberalismo moderato non fu mai ben visto
                   nell’esercito imperiale, ma diede comunque il proprio contributo di conoscenze nel 1859 quando ebbe l’incarico di fortificare le coste
                   adriatiche dalle foci del Po fino a Cattaro contro un eventuale sbarco della flotta sarda. Promosso generale di brigata nel 1863, continuò
                   nel suo appassionato interesse per la politica scrivendo numerosi libri in cui cercava di trasportare le leggi delle scienze naturali nel
                   campo delle relazioni sociali. Prese parte nel 1866 alla battaglia di Custoza ed ebbe poi l’incarico di trattare a Cormons l’armistizio con
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