Page 216 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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216 Thaon di Revel
Intervenne anche il ministro degli Esteri Visconti Veno-
sta, che mandò al Commissario italiano un telegramma per
smentire una situazione che di fatto era sotto gli occhi di tutti:
nessun decreto reale era stato pubblicato. Genova, come era
nel suo carattere, andò avanti per la sua strada, non tenen-
do in nessun conto le contraddittorie giustificazioni che il
governo gli faceva giungere con telegrammi cifrati che
rendevano la situazione paradossale:
“Avevo davanti ai miei occhi il Regio Decreto
in data 7 ottobre, firmato Vittorio Emanuele,
che fissava per il 21 e 22 stesso mese per
la votazione del Plebiscito, e non solo lo
leggevo stampato nel giornale, ma sape-
vo che era affisso in tutta la provincia
di Treviso; ne avevo 1300 copie per Ve-
nezia ed estuario; Lebœuf me ne aveva
portato una copia; e si voleva che io
dicessi al commissario francese ch’e-
gli si sognava un Regio Decreto che
non esisteva! “ 42
Cercò comunque di destreggiarsi, pre-
sentando le argomentazioni del ministero
degli Esteri: si trattava di semplici norme
regolamentari, sosteneva, che erano state
preparate a Torino in occasione dei plebisciti
svoltisi nell’Italia centrale, erroneamente con-
fusi con un regio decreto. Il governo italiano e
il re Vittorio Emanuele confidavano che il gene-
rale Lebœuf, chiarito questo malinteso, avrebbe
dato corso alla consegna del Veneto rimettendolo
nelle mani dei tre notabili. Queste dichiarazioni
ebbero l’effetto di tranquillizzare almeno in parte il
rappresentante francese, forse più preoccupato per il
passo falso che sentiva di aver fatto che per l’inciden-
te in sé. Rassicurò Genova dicendo che attendeva solo
le disposizioni dell’imperatore per andare avanti, e le
direttive di Napoleone furono:
“…di passar oltre, di cedere la Venezia e di finirne (sic) al più
presto; oltre di ciò il ministero degli esteri approvava il dispaccio e
le appreziazioni (sic) del console sulla suscettibilità e sulla condotta
di Lebœuf”.
La posizione di debolezza in cui si era venuto a trovare Lebœuf,
smentito anche dal suo governo, fu abilmente utilizzata dal di Revel
e da Ottaviano Vimercati per vanificare le pretese del Commissario
francese di dare alla cessione grande visibilità con una solenne cerimo-
42 Genova Thaon di Revel, La cessione del Veneto, cit., p. 134.
capitolo ottavo

