Page 37 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La formazione e La Prima Guerra d’indiPendenza 37
“A Torino il 4 alle 2 pom. La vettura non era ancor ferma davanti al Ministero degli Esteri, che ero
già saltato a terra per correre a casa. Una voce ansante mi vien dietro chiamando: Revel! Revel! Mi
fermo, era il maggiore Arnò di Artiglieria che voleva notizie. Da quel momento, posso dire che meno
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le ore di notte, per tre giorni parlai sempre di battaglie, assedio e notizie personali di militari
La stessa Maria Adelaide duchessa di Savoia, che pure riceveva quasi quotidianamente lettere dal
campo dal consorte Vittorio Emanuele, volle vederlo per avere notizie più dettagliate. In quell’occasione
incontrò per la prima volta il principe Umberto, allora un bambino di appena quattro anni, cui si sarebbe
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legato di sincera amicizia anni, dopo come primo aiutante di campo.
Mentre il di Revel completava l’ordinamento della sua batteria a Venaria, era tenuto al corrente dal
fratello Ottavio, in corrispondenza con il conte di Castagnetto, sullo svolgimento delle operazioni milita-
ri e sull’evolversi della situazione politica. Il quadro che ne emergeva gli sembrava sempre più critico: da
una parte la decisa ripresa dell’offensiva austriaca che proprio in quei giorni occupava Vicenza dopo una
valorosa difesa nella quale furono gravemente feriti Massimo d’Azeglio ed Enrico Cialdini, dall’altra la
congiuntura politica che continuava a contrapporre il Governo provvisorio di Milano a Carlo Alberto.
Nonostante queste difficoltà i risultati della votazione dell’8 giugno per la fusione della Lombardia
agli Stati Sardi ebbero un esito plebiscitario: su 661626 aventi diritto al voto, si espressero per l’annes-
sione 561002, contrari 681. Nei suoi ricordi il di Revel riprendeva le perplessità di allora:
“Ma le mali arti di partito ne procrastinarono talmente la sanzione che dessa si fece quand’era or-
mai passato il tempo utile (…) Non si pensava all’Italia ma al proprio partito, per cui né guerra né
governo potevano essere regolati convenientemente”.
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78 Ivi, p. 27.
79 «Aveva seco il giovane principe Umberto, che sulle prime si nascondeva nelle pieghe dell’abito della madre, e poi prendendo confidenza,
finì per venire a giuocare coi pendagli e la dragona della mia sciabola. La Duchessa ringraziandomi con quella squisita bontà che le era
naturale, di quanto le avevo narrato, mi disse di salutare da parte sua mia madre, che capiva quanto doveva essere felice di rivedermi, e
congedandomi mi stese la mano che baciai con devozione, permettendomi pure di stringere quella del principino». Cfr. Genova Thaon
di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 27.
80 Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 29.

