Page 33 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La formazione e La Prima Guerra d’indiPendenza                           33




                        membri dell’esercito era anche il conte Cesare Trabucco di Castagnetto, che il 25 maggio scriveva al di
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                             “Deploro non meno di te la mancanza di bollettini militari. Il Re non sa imporli a Franzini, e questi
                             non sa comporli. Ritengo che la guerra politica in questa campagna non debba star per lo meno
                             al di sotto della militare. Vorrei proclami frequenti, pubblicazioni di quanto succede, degli eccessi
                             compiuti dagli Austriaci.  Se fosse possibile vorrei un giornale dal campo.” 71
                           La lettera di Castagneto conteneva appena un cenno alle violenze perpetrate dalle truppe dell’esercito
                        imperiale contro la popolazione civile nel corso delle Cinque Giornate e della guerra in atto.
                           Le atrocità sono drammaticamente fissate nell’iconografia dell’epoca, dove i bersagli delle violenze
                        erano i bambini e le donne. Certamente in ogni guerra si deve rappresentare il nemico nei suoi aspetti
                        più feroci, disumani e ripugnanti, ma l’insistenza su questi temi lascia credere che la diffusione di queste
                        notizie non fosse solo dovuta a un’azione di propaganda concertata. Una testimonianza importante in
                        proposito perché rilasciata in sostanza in tempo reale è contenuta nella lettera che Vittorio Emanuele
                        scrisse alla moglie Adelaide il 3 aprile 1848 dove, ricordato l’entusiasmo con cui furono accolti i pie-
                        montesi, non può trattenersi dal parlare in modo diretto e crudo delle violenze commesse dall’esercito
                        di Radetzky:
                             « Quello che si dice dell’armata croata non è niente in confronto con la realtà. Quello che hanno
                             fatto contro le donne e i bambini grida vendetta, tanto che li ammazzerei con le mie mani. Infilzano
                             i piccoli con le baionette, aprono la pancia delle donne e gli mettono dentro due o tre cartucce e
                             attraverso la … gli danno fuoco, e le sventurate scoppiano come una mina. »  72
                           Questo aspetto tragico della guerra non venne allora né affrontato né denunciato da Genova, ma pos-
                        siamo credere che ne rimase profondamente colpito. Infatti, molti anni dopo, quando nel 1860 scendeva
                        con Vittorio Emanuele nell’Italia meridionale, paragonò le prime devastazioni delle bande di briganti
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                        proprio alle violenze commesse dai croati nella primavera del 1848.



                        Non si scorgeva ritirata del nemico e insurrezione nella città

                           Il conflitto, pur tra continue pause, si riaccese ai primi di maggio con la battaglia di Santa Lucia, la
                        più sanguinosa di tutta la campagna, cui il di Revel prese parte con la divisione del Duca di Savoia. Pro-
                        grammata in un primo tempo come una ricognizione armata di fronte alla piazza di Verona, confermò al
                        giovane capitano tutta la drammatica inadeguatezza dello Stato Maggiore e l’inaffidabilità del servizio di
                        informazione, complice nel diffondere illusioni di possibili diserzioni dei reggimenti lombardi e veneti
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                        dall’esercito imperiale, smentite poi dalla ferma resistenza opposta all’attacco delle armi piemontesi.
                           L’esercito sardo attaccò tardi e alla spicciolata, l’azione contro i sobborghi di Verona si tradusse in
                        una vera e propria battaglia: le truppe sabaude e l’artiglieria fecero prodigi di valore, ma al termine dello
                        scontro rientrarono nelle rispettive posizioni con gravissime perdite senza nessun vantaggio.
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                        71  Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 20.
                        72  Francesco Cognasso (a cura di) Le lettere di Vittorio Emanuele II, vol. I, cit., p. 151.
                        73  Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, miei ricordi. F.lli Dumolard, Milano, 1892, p. 66.
                        74  «La continua illusione che gli Austriaci nel massimo disordine fossero incapaci di resistere alle popolazioni che queste fossero unanimi
                           ad insorgere disperatamente contro essi, ed i soldati dei reggimenti lombardo veneti e ungheresi si rifiutassero a combattere, voci
                           corroborate da certe spie patriottiche che, temo, badino più a darsi importanza e ricevere denaro, che dire la verità, fece decidere una
                           grande dimostrazione davanti a Verona nella probabilità che il nemico uscisse dalla piazza per respingerci, e gli abitanti profittassero
                           di quella sortita per insorgere, ed aprirci le porte di Verona». Cfr. Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 20.
                        75  «Il Re si è messo in testa, nessuno sa perché, di farci conquistare d’assalto le forti posizioni di San Massimo e di Santa Lucia sotto le
                           mura di Verona, fermamente intenzionato a avanzare [e], dopo averle conquistate, di ritirarsi di nuovo, non potendo né volendo prendere
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