Page 30 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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30 Thaon di Revel
Si iniziava un’operazione e poi si arrestava per non saper compirla
Le tensioni tra il Governo Provvisorio lombardo e la Corona non avevano però cancellato l’entusia-
smo del di Revel e il suo desiderio di misurarsi finalmente sul campo di battaglia. La prima azione cui
prese parte fu contro la fortezza di Peschiera nell’aprile 1848, un’operazione di poco conto, sospesa
solo dopo quattro ore, che non ebbe in quella circostanza nessun influenza immediata sullo svolgimento
della guerra. Gli permise tuttavia di valutare la conduzione strategica del conflitto, gli attriti tra gli alti
ufficiali, le indecisioni del sovrano, gli anacronistici vincoli del cerimoniale di Corte che ritardavano
l’esecuzione delle azioni.
Genova era al fianco del maggiore Alfonso La Marmora che per lui rappresentò sempre una figura
di riferimento, cui rimase legato da sincera amicizia e da grande stima per tutta la vita e a lui si rivolse,
come si vedrà, nei momenti più critici della sua pur luminosa carriera militare. La Marmora, da parte
sua, apprezzò le doti di intelligenza, di perspicacia e di energia del giovane ufficiale e poi, in qualità di
ministro della Guerra, gli affidò un delicato incarico a Vienna.
Il 10 aprile il giovane capitano percorse il fronte per incontrare gli ufficiali di Artiglieria della sua
divisione e riportare le indicazione avute dal maggiore La Marmora. Spinto dal suo entusiasmo, ebbe
l’ardire di presentarsi anche al ministro della Guerra Franzini, al Quartier Generale di Castiglione, per
informarlo che si stava preparando un attacco a Peschiera e addirittura per suggerirgli di occupare Volta,
chiave delle posizioni sul Mincio. Il ministro naturalmente non gradì questa imbeccata e il di Revel e il
suo superiore si accorsero ben presto di aver passato i limiti del consentito: pochi giorni dopo si ritrovò
nelle retrovie e trasferito, insieme al maggiore La Marmora, nella 5ª divisione di riserva comandata dal
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Duca di Savoia.
Genova si avvicinò alla sua prima impresa bellica con grande ardore, tanto da ritagliarsi nei suoi
ricordi un ruolo di primo piano che probabilmente nella realtà non ebbe, dal momento che non risulta
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ricordato in nessuna delle relazioni ufficiali redatte al termine della prima fase della guerra.
Comunque l’evento dell’infruttuoso bombardamento della fortezza di Peschiera nell’aprile 1848 fu
raccontato dai protagonisti con accenti diversi, inconciliabili e discordanti tra loro addirittura sul tipo di
armamento a disposizione.
La mattina del 13, mentre gli artiglieri si disponevano ad aprire il fuoco, arrivò sulle linee il duca di
Genova Ferdinando di Savoia che ordinò, come ormai consuetudine, che si aspettasse l’arrivo del re per
dare inizio al cannoneggiamento. Quando verso mezzogiorno giunse Carlo Alberto, le batterie disposte
secondo le indicazioni impartite da La Marmora, iniziarono a colpire la fortezza nemica e il bombarda-
mento si protrasse per circa quattro ore.
Il di Revel nelle sue memorie parlò di un valido fuoco dell’Artiglieria piemontese così efficace e ben
diretto tanto da mettere in serie difficoltà i difensori della piazza «che rispondeva malamente». Proprio
mentre al giovane capitano e al maggiore La Marmora sembrava opportuno intensificare l’azione, giunse
a sorpresa l’ordine del ministro della guerra, generale Antonio Franzini, che, incurante del fatto che ci
fossero a disposizione pezzi da 16 e obici, stabiliva di sospendere il bombardamento e di inviare invece
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il capitano La Flèche per intimare la resa al comandante della fortezza di Peschiera generale Rath.
64 «Il Ministro, per un riguardo personale, non mi strapazzò, ma mi disse di sapere benissimo ciò che doveva fare, ed essere meglio che
Lamarmora si occupasse di Artiglieria e non d’altro». Cfr. Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 16.
65 Nella notte tra il 12 e il 13 aprile 1848 Genova ricevette l’ordine dal maggiore La Marmora di schierare l’artiglieria per bombardare
la fortezza di Peschiera. Furono quindi portate in linea a poca distanza dalla piazzaforte la 1ª batteria, detta Montesino, composta da
tre cannoni da 16, comandata dal tenente Annibale Avogadro e la 4ª batteria, detta della Zanetta, che constava di quattro obici e era
comandata dal tenente Demetrio Della Valle. Cfr. Comando del Corpo di Stato maggiore. Ufficio storico, Relazione e rapporti finali
sulla campagna del 1848 nell’Alta Italia, Roma, 1910, vol. III p. 52.
66 Diversa e in alcuni tratti immaginifica la ricostruzione che ne fece Giuseppe Govone, allora giovane ufficiale presente all’assedio.
capitolo primo

