Page 27 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La formazione e La Prima Guerra d’indiPendenza 27
pieni di slancio in aiuto ai “fratelli”, per cacciare gli austriaci dall’Italia, da
quell’Italia di cui pronunciare il nome solo pochi mesi prima sarebbe parso
quasi un delitto, quella patria di cui nessuno aveva loro mai parlato.
Contraltare a questo entusiasmo, nell’alta ufficialità piemontese era il
forte imbarazzo per la dichiarazione di guerra all’Austria, una scelta
che appariva ai più sorprendente e avventata.
“Tutta l’ispirazione regio –governativa del quin-
dicennio era stata nel senso della Santa Allean-
za e dell’intesa con l’Austria; come d’improvviso
l’Austria poteva divenire, a coloro che erano stati
educati così, il nemico mortale? La guerra fu fatta
dall’alta ufficialità piemontese per dovere d’ufficio,
per fedeltà dinastica, ben più che per sentimento na-
zionale. Da alte personalità piemontesi (perfino dallo
stesso Carlo Alberto) c’è testimoniato che l’esercito ri-
mase sorpreso per la «subitanea irruzione» contro l’Au-
stria, ed era tutt’altro che entusiasta della causa italiana.
La sostituzione del tricolore italiano (fino allora bandiera
rivoluzionaria) all’antica bandiera sabauda produsse sull’uffi-
cialità un senso spiacevole.” 55
Insomma la guerra veniva affrontata, come ri-
portava il De Roussy nelle sue memorie, dalla mag-
gioranza dei quadri dirigenti dell’esercito sabaudo
con un radicato senso del dovere, ma anche con un
profondo dissenso ideale.
“Ciascuno di noi, penetrato a fondo dal sentimento militare, non pensava che ad as-
solvere con onore il proprio dovere, non avendo altra mira che questo e il successo delle nostre armi,
senza preoccuparsi, nell’adempimento del proprio compito, della questione politica, il cui aspetto
era rivoluzionario 56
La condizione politica e ideale della classe dirigente sabauda in quel momento era tale che
L’esercito piemontese, la diplomazia, la magistratura erano ancor sempre quelli dell’antico regime,
e riluttavano alla nuova politica del re, e col loro malumore e con la loro sfiducia dovevano accre-
scere a dismisura i sospetti che la loro incapacità faceva nascere.” 57
Anche Genova di Revel, che pure non pareva disorientato di fronte alla guerra mossa all’Impero
Asburgico (si è visto come fosse informato dei progetti della Corona per tempo dai fratelli Ottavio e
Adriano), era tuttavia preoccupato dall’orientamento “rivoluzionario” che secondo lui avevano preso gli
avvenimenti.
La leadership del movimento patriottico infatti era stata assunta dalla corrente ostile al Regno di
Sardegna che Genova personalizzava in una sorta di lista di proscrizione: Mazzini, Cattaneo, Cernuschi,
Correnti e Guerrieri definiti ironicamente “combattenti della sesta giornata.” A loro rivolgeva l’accusa
di travisare la situazione militare screditando l’azione dell’esercito sabaudo e celebrando invece, con gli
insistiti e pubblici richiami, il contributo dato dai numerosi combattenti accorsi da tutta Italia, per far
55 Luigi Salvatorelli, Pensiero e azione del Risorgimento, Einaudi, Torino, 1943, pp.153 -154.
56 Luigi Mondini, Un’immagine insolita del Risorgimento, cit. p.109. Il passo è riportato anche in Marziano Brignoli, Carlo Alberto
ultimo re di Sardegna, Franco Angeli, Milano, 2007, p. 419.
57 Adolfo Omodeo, L’opera politica del Conte di Cavour, vol. I, Firenze, La Nuova Italia, 1941, p. 18.

