Page 26 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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sive delle vicende che portarono alla concessione dello Statuto e alla Prima Guerra d’Indipendenza da un
osservatorio privilegiato: qualcosa di nuovo stava realmente maturando a Corte e lo provava la lettera di
Ottavio del 3 gennaio 1848 a capo del dicastero delle Finanze, al fratello Adriano, ministro plenipoten-
ziario degli Stati Sardi a Londra. Ottavio, con tutta la cautela che la complessità della situazione esigeva,
«Sua Maestà mi ha ordinato di scrivertene direttamente», chiedeva al fratello di prendere confidenzial-
mente contatto con la Banca Rothschild nella capitale inglese per un prestito di 80 - 100 milioni destinato
a sostenere le spese del futuro, anche se ancora non dichiarato, conflitto con l’Austria. Se non fosse stata
impiegata per la guerra, continuava Ottavio, la cospicua somma sarebbe stata utilizzata per la costruzio-
ne delle strade ferrate, il cui sviluppo aveva subito una battuta d’arresto per la grave crisi economica che
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aveva colpito l’Europa nel 1847.
L’attesa non fu poi lunga, il gran giorno giunse di lì a poco. Concesso lo Statuto, il 23 marzo 1848
Carlo Alberto annunciava che l’esercito muoveva in aiuto delle popolazioni della Lombardia e del Vene-
to «portando lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana, quale contrassegno dell’u-
nione italiana».
Alla frontiera! Fu il grido universale, e Carlo Alberto non esitò
All’annuncio che Milano si era liberata da sola, che i suoi cittadini avevano combattuto per cinque
giorni e costretto alla ritirata l’esercito meglio organizzato e più forte d’Europa, comandato da uno dei
generali più autorevoli dell’Impero asburgico, Torino si era incendiata di entusiasmo: le strade piene di
gente, i giovani che partivano volontari, i canti. Scriveva Costanza d’Azeglio al figlio Emanuele:
“Dio protegge l’Italia, guai a chi la tocca “ [in italiano]
“Sempre più forte, mio caro figlio. Ti prego di non credere di sognare leggendo la mia lettera e
d’essere persuaso che sono ben sveglia ora che la scrivo. Gli austriaci sono stati cacciati da Mila-
no (…) Abbiamo passato tutti questi giorni nella più grande ansietà e in un tumulto continuo. Tutti
domandavano armi (…) C’erano dei milanesi che arrivavano e portavano la notizia della librazione
di Milano, la gente applaudiva freneticamente e si faceva ripetere di continuo la notizia. Poi tutti si
portarono sotto la loggia reale cantando l’inno. Il Re sul balcone tra i due inviati lombardi. Diecimi-
la voci fecero sentire lo stesso grido al medesimo istante. I milanesi sventolarono le loro sciarpe dai
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colori italiani e gridarono Viva Carlo Alberto. Puoi immaginare quale tuono gli rispose.”
Il di Revel, nominato da pochi giorni capitano di Artiglieria nella 4ª divisione comandata dal gene-
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rale Giovan Battista Federici, apriva così un nuovo capitolo della sua vita con l’esperienza della guerra,
come i suoi avi e come suo padre, ma con una novità straordinaria: per la prima volta dalla nascita del
Ducato di Savoia, i combattenti marciavano innalzando non la bandiera dinastica sabauda, ma il trico-
lore italiano.
Varcato il Ticino e giunto in Lombardia, l’esercito sabaudo fu accolto all’inizio da straordinarie mani-
festazioni di entusiasmo, cui rispondevano quelle dei semplici soldati e dei volontari che si muovevano
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51 Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p.7.
52 Costanza d’Azeglio, Lettera al figlio, cit., vol. I, pp. 848 -851, Torino 24 marzo 1848. (La traduzione in italiano è ripresa da Nazareno
Pulischi, Viva casa Zei! cit. pp. 51-52).
53 Ministero della Guerra, Stato di servizio, cit., 31 marzo 1848.
54 «Il Re è arrivato da Voghera ed è entrato a cavallo a Pavia dietro la mia fanfara. Non ho mai visto nulla di simile a questo ingresso.
Le ragazze sui balconi, le finestre addobbate, le strade piene di fiori e la gente non faceva che gridare Viva il Re d’Italia e viva il Duca
di Savoia, perché mi avevano riconosciuto alla testa delle truppe, e viva i nostri fratelli che non puoi immaginare senza averlo visto».
Vittorio Emanuele a Maria Adelaide, 30 marzo 1848. Cfr. Lettere di Vittorio Emanuele II, a cura di Francesco Cognasso, Torino,
deputazione di Storia patria, 1966, vol. I, p. 148. (In francese, la traduzione è mia).
capitolo primo

