Page 31 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
P. 31

La formazione e La Prima Guerra d’indiPendenza                           31










































                           Decisa l’interruzione temporanea del cannoneggiamento, il di Revel come detto, fu inviato nelle re-
                        trovie per formare un parco di riserva dell’Artiglieria e di lì a poco passò nella Divisione comandata da
                                          67
                        Vittorio Emanuele.







                           Secondo lui l’inadeguatezza delle bocche da fuoco era fuori discussione e ne era consapevole lo stesso Capo di Stato Maggiore Carlo
                           Canera di Salasco, tanto che ancor prima di iniziare il bombardamento, Govone venne inviato alla fortezza austriaca per intimare la
                           resa, intimazione che non ebbe altro risultato che mettere un po’ di paura agli assediati. « Io aveva pronunciato una piccola arringa,
                           piuttosto poetica: gli avevo parlato dei pericolo ai quali esponeva la città di fronte a un nemico vittorioso, già padrone delle due
                           sponde del Mincio; - gli avevo detto che avevamo a poca distanza il nostro parco d’assedio – e infine che Sua Maestà, legata da
                           vincoli di famiglia a S.M. Imperiale, avrebbe desiderato risparmiare un sangue inutile – poiché era scritto nel libro di Dio che la nostra
                           bella e cara Italia doveva essere libera e felice (…) Rath espresse la speranza di un ritorno della fortuna alle armi imperiali: “poiché
                           sono mutevoli, disse, le sorti della guerra”. Rimontai sul mio bel cavallo prussiano; l’aria era fresca e deliziosa, il sole era apparso
                           a levante, la mia anima era piena d’amore». Cfr. Uberto Govone, Il generale Giuseppe Govone. Frammenti di memorie, Francesco
                           Casanova, Torino,1902, pp. 2-3. Anche la relazione fatta dal generale Rossi, comandante dell’Artiglieria dell’armata al ministro di
                           Guerra e Marina del 13 ottobre 1848, sembrava dare torto al di Revel e non condivideva l’opinione che, continuando il fuoco, la piazza
                           si sarebbe arresa. D’accordo con Genova era invece Alfonso La Marmora che nella relazione al ministro della Guerra Dabormida
                           dell’autunno del 1848, come comandante dell’Artiglieria della 4ª divisione così narrava l’esito della missione di La Fléche dal generale
                           Rath «Il parlamentare è ricevuto, il comandante si rifiuta di arrendersi, ma con tali espressioni, però, da lasciar capire che la piazza
                           era debolmente fornita. Infatti, si seppe poi che l’Artiglieria in Salvi era stata distrutta, che a Mandella non vi era un sol cannone, che
                           la grossa Artiglieria era tutta scavalcata, che i viveri erano pochissimi e la confusione grandissima, per cui asserirono alcune persone
                           sortite dopo dalla piazza che continuando a far fuoco alcune ore o dando la scalata al forte Salvi, la piazza si sarebbe resa». Cfr.
                           Comando del Corpo di Stato maggiore, Relazione e rapporti finali sulla campagna del 1848, cit., Roma, 1910, vol. III, p.53.
                        67  Il di Revel non gradì per nulla l’allontanamento dalla prima linea e l’invio nelle retrovie; in una lettera scritta alla madre il giorno
                           successivo all’azione non nascondeva le critiche a Franzini e la delusione per la sospensione delle operazioni: «Franzini non volle
                           la replica. Pare ch’egli si creda al campo di S. Maurizio. [Il luogo, posto a 25 chilometri a nord ovest di Torino, dove le truppe delle
                           varie armi si ritrovavano ogni anno per le esercitazioni] Non ci sono io. Destinato a formare un parco di riserva, mi trovo in una cella
                           abbandonata del piccolo convento della Madonna delle Frassine». Cfr. Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit. p. 17
   26   27   28   29   30   31   32   33   34   35   36