Page 42 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                  Staffalo rappresentò una vera vittoria, come scriveva il giovane capitano, per le forze piemontesi,
               gli austriaci ebbero numerosi morti, lasciarono in mano al nemico più di 1000 prigionieri e persero due
               bandiere. Ma fu un successo illusorio. Purtroppo – per dirla con le parole del Pieri - era l’ultima volta
               che il sole irradiava gli stendardi piemontesi. Sulle cause che impedirono di trarre profitto dal successo
               di Staffalo, il di Revel, nella sua relazione nella sua relazione al comandante dell’Artiglieria dell’Ar-
               mata, generale Giuseppe Rossi, mentre elogiava il comportamento dei suoi militari, poneva l’accento
               sulle deficienze organizzative che avevano provocato il ripiegamento di tutto l’esercito, in particolare
               sul problema dell’approvvigionamento alimentare alle truppe, che si era palesato in modo episodico sin
               dall’inizio del conflitto e con il passar del tempo rappresentò il punto di maggior criticità dell’organiz-
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               zazione della guerra.
                  La programmazione dei rifornimenti era stata affidata a imprese private, che dovevano garantire di
               far arrivare le derrate alimentari a circa 10 – 12 chilometri dalla linea del fronte. Qui i viveri per gli uo-
               mini e i cavalli erano caricati giornalmente su carri militari che li trasportavano alle truppe combattenti.
               Gli inconvenienti di questo sistema erano tuttavia molti. Accadeva spesso che a causa delle condizioni
               precarie delle strade e degli spostamenti improvvisi dei reparti lungo la linea del fronte, i rifornimenti
               arrivassero con notevoli ritardi e talvolta, quando finalmente le provviste giungevano a destinazione,
               capitava che il pane fosse inzuppato d’acqua se pioveva o la carne puzzasse e fosse immangiabile se la
               giornata era calda. Oppure le esigenze tattiche impedivano spesso ai soldati di consumare il rancio. Que-
               sta situazione si era aggravata nei giorni che precedettero la decisiva battaglia di Custoza del 25 luglio.
                  Il generale Biscaretti della brigata Guardie dichiarò alla fine del conflitto che le sue truppe avevano
               ricevuto gli ultimi rifornimenti la sera del 22, il colonnello Della Rocca affermava inoltre che i soldati


               89  «Egli si fu in questi due giorni che la batteria fu per la prima volta condotta al fuoco, e debbo riferire che gl’individui tutti che la
                   componevano, ancorché quasi tutti provinciali, la più gran parte ammogliati e presi dalle varie batterie, come pure dalla cavalleria e
                   fanteria, per cui forzatamente mancanti di quell’insieme che non s’acquista che col tempo, questi individui, dico, si comportarono nel
                   modo il più lodevole (…) e così il 24 avanzando, come il 25 ritirandosi, non un solo diè il menomo segno di debolezza (…) Completa
                   era la mancanza di viveri e foraggi, esausta la scorta fattasi di riso o biada, per cui quando la batteria, partita alle 3 del mattino del
                   26 da Villafranca in coda alla brigata Guardie, giunse in Goito, erano sì gli uomini che i cavalli estenuati dalla fatica e mancanza di
                   nutrimento». Cfr. Comando del Corpo di Stato Maggiore. Ufficio Storico. Relazioni. Rapporti finali sulla campagna del 1848 nell’Alta
                   Italia, cit., p. 136.
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