Page 46 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                  Il di Revel, che aveva seguito con la sua batteria la ritirata della divisione di riserva, ripiegando a
               Codogno, era tenuto informato della complessa fase apertasi dopo Custoza dai contatti epistolari con il
               fratello Adriano, sollecitato dal ministro degli Esteri a chiedere la mediazione inglese, e con Ottavio. Qui
               fu protagonista di un episodio che metteva in luce, non solo la sua attenzione verso gli aspetti politici e
               diplomatici della guerra, ma anche come il blasone del suo casato lo ponesse in una posizione davvero
               extra ordinaria rispetto al ruolo che aveva nell’esercito. Infatti, giunto il ministro del Regno Unito per
               gli Stati Sardi Ralph Abercromby al campo di Codogno per parlare con Carlo Alberto, Genova, semplice
               capitano d’Artiglieria, poté interloquire con il plenipotenziario britannico e avere informazioni di prima
                                                                                              94
               mano sullo svolgimento delle trattative di armistizio con il maresciallo Radetzky.  Le previsioni sulle
               sorti del negoziato erano dunque sfavorevoli al Regno di Sardegna, come fu in seguito confermato con
               l’armistizio sottoscritto dal generale Salasco: l’abbandono di tutti i territori conquistati dall’inizio del
               conflitto e il ripristino del confine sul Ticino tra gli Stati Sardi e l’armata austriaca.



               Voglio che si corra al soccorso de’ bravi Milanesi, e combattendo assieme avremo vittoria

                  Mentre l’esercito sabaudo stava muovendo in ritirata attraversando la Lombardia, a Milano il fuoco
               della libertà non si era spento anzi infiammava il Governo Provvisorio che, istituito il Comitato di pub-
               blica difesa, sembrava intenzionato a riprendere la guerra di popolo, a chiedere l’intervento della repub-
               blica francese e, sulla spinta dell’azione dei democratici e dei repubblicani, a proclamare la repubblica.
               Una prospettiva che avrebbe vanificato quattro mesi di guerra e la faticosa fusione con la Lombardia,
               tappa fondamentale per proseguire nel cammino verso l’indipendenza nazionale.
                  Carlo Alberto decise di tentare l’ultima carta, cioè di portare l’esercito a Milano certo, da informazio-
               ni ricevute, che in città ci fossero viveri, munizioni e opere di difesa sufficienti per affrontare lo scontro
               con l’esercito austriaco. In realtà la situazione nel capoluogo lombardo diveniva via via sempre più cri-
               tica, l’avanzata del nemico spingeva molte genti dal contado a riparare a Milano.

                     “Carlo Alberto è giunto questa mattina – scriveva Antonio Trotti alla sorella Costanza il 3 agosto –
                     ed ha stabilito il suo quartiere fuori di Porta Romana. Giovanni[recte Carlo] d’Adda e Marco Grep-
                     pi (che è ritornato) sono già stati a presentarsi a lui. Questa notte vi fu un allarme in città cagionato
                     da una colonna di popolo che obbligava quelli che avevano già ritirate le bandiere ad esporle nuo-
                     vamente. Una quantità di gente dei borghi e delle vicinanze vengono in città strascinando con loro
                     le mobiglia. Per il rimanente la città è ancora bastantemente tranquilla e non si vede l’abbattimento
                     di ier mattina.” 95




                   tutti erano fuggiti. I soldati gridavano che erano stati traditi. Sommariva era fuggito con la sua brigata; De Sonnaz invece di restare a
                   Volta e di impedire al nemico di avanzare, la sera si era ritirato a Goito. I soldati disperati per la fame cominciavano a sbandarsi per
                   cercare il cibo. Il nemico ci inseguiva e noi eravamo obbligati a retrocedere e io mi sono ritirato a Codogno oggi dopo aver passato
                   l’Adda ieri. Abbiamo perduto in cinque giorni quello che avevamo conquistato in quattro mesi, colpa dei nostri sciagurati generali,
                   ma mai sconfitti (…) Non hai idea di quello che abbiamo sofferto, io in particolare. Siamo distrutti per la fatica e per la fame». Cfr.
                   Lettere di Vittorio Emanuele II, (a cura di) Francesco Cognasso, cit., vol. I, s.l. 5 agosto 1848, pp. 209 - 210 (in francese, la traduzione è
                   mia). Non rimase senza conseguenze il comportamento dei due generali ricordati dal duca di Savoia. Dopo l’armistizio il De Sonnaz fu
                   inviato a Genova in un comando non operativo. Il generale D’Aix di Sommariva fu allontanato dall’esercito. Con loro furono rimossi
                   dal servizio attivo anche il generale Falletti di Villafalletto che comandava la brigata Acqui durante lo scontro del 6 maggio a Santa
                   Lucia e il generale Garretti di Ferrere comandante della 2ª divisione, che aveva frainteso gli ordini di Bava durante il ripiegamento
                   dopo Custoza.
               94  «Viddi Abercromby quando venne al campo, egli mi disse che avevamo tardato troppo a trattare. Avressimo (sic) avuto certamente
                   la Lombardia, e si sarebbe discusso dei Ducati. Ora con la posizione migliorata dell’Austria e la nostra così deteriorata dalla disfatta
                   patita e dalle dissensioni interne, egli pochissimo sperava: “Se devo dirti tutto ciò che penso affermava il ministro inglese -  ritengo
                   che il mio compito sarà di fermare gli Austriaci al Ticino». Cfr. Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855 cit., p.38.
               95  Aldobrandino Malvezzi, Il Risorgimento italiano in un carteggio di patrioti lombardi 1821 – 1860, cit., p. 292.
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