Page 48 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               il re, all’annuncio dell’armistizio, non fu testimone diretto ma, dal tono della sua narrazione, sia pure
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               come sempre molto pacato, si intuisce la portata del dramma che l’esercito sabaudo stava vivendo.
                  Nella stessa notte Carlo Alberto mosse dal centro verso la porta presidiata dalla batteria del di Revel, a
               piedi scortato da un battaglione di granatieri e da una compagnia di bersaglieri e, percorrendo i bastioni,
               si apprestava a lasciare Milano:
                     “Era un quadro straziante vederlo in tale atteggiamento! Pareva quasi lo conducessero a fucilare”!
                  Il percorso in città fu un vero calvario per il re: i cittadini lo insultavano, le truppe piemontesi erano
               prese a fucilate dai milanesi delusi e furibondi per l’armistizio. Genova seguì il re in quella triste ritirata
               e per la prima e ultima volta confessò di temere per la propria vita, combattuto se smontare e camminare
               al riparo del cavallo:
                     “Mi pareva leggere gli articoli necrologici sul triste mio fato, e quasi mi compiacevo degli elogi che
                     mi si sarebbero fatti!”

                  Carlo Alberto proseguì per Magenta a cavallo: le carrozze del suo seguito erano state saccheggiate e



                   si pensò fuor della fuga: soldati, guardie civiche, donne, fanciulli, cittadini d’ogni ceto abbandonarono le case, i beni, quanto avevano
                   di più caro, il tetto in cui nacquero per cercare un rifugio nella Svizzera o in Piemonte». Lettere di patrioti italiani del Risorgimento a
                   cura di Giuseppe Amoroso, Cappelli, Bologna, 1971, A Ippolito Paulet, Milano agosto 1848, p. 85.
               98  Il di Revel riceveva, mentre era a Porta Vercellina con la sua batteria, informazioni parziali e contradditorie su quanto stava accadendo
                   nel centro di Milano. Nella relazione ufficiale già ricordata così ricostruiva quei momenti: «Il giorno 5 si passò in un’incerta aspettativa;
                   e quando veniva ordinata la ripresa delle ostilità, mi unii al maggiore generale comandante la brigata Guardie  per protestare che i
                   cannonieri non avrebbero fatto fuoco, se non veniva prima accertato che la persona del Re era libera». Cfr. Rapporti finali sulla
                   campagna del 1848 nell’Alta Italia, cit. vol. III, p. 139. Molto tempo più tardi, il di Revel rispondendo a una lettera di Chiala diceva di
                   essere stato informato di quanto accaduto nella notte del 5 agosto dai generali Rossi, Scotti e Lazzari. Cfr. Archivio di Stato di Biella
                   (ASBI) Carte Luigi Chiala, Cass. 5, fasc. 54, Genova di Revel, Milano 27 luglio [1902].
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