Page 47 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La formazione e La Prima Guerra d’indiPendenza 47
L’esercito sabaudo si dispose così all’esterno delle mura a protezione della città e così pure Genova
con la sua batteria. Qui il capitano ebbe occasione di incontrare di nuovo Carlo Alberto che insieme al
generale Bava percorreva la linea di difesa per rincuorare con la sua presenza le truppe profondamente
demoralizzate dagli avvenimenti degli ultimi giorni. Rimase sconcertato dal comportamento del re, tanto
era il distacco tra la situazione effettiva e la sua compostezza:
“Era tale la sua calma che, giungendo a Vigentino ove disponevo la mia batteria in difesa, mi
chiamò e mi chiese se avevo buone notizie di mia madre, come se fossimo in una manovra di piazza
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d’armi.”
Il momento era davvero angoscioso: in prossimità di Milano i militari avevano trovato il deserto. I ca-
scinali abbandonati, nessuno disposto a prestare aiuto per costruire le opere di difesa, scarsità dei viveri
e difficoltà di reperirli sul luogo, mancanza di munizioni perché i parchi d’artiglieria erano stati avviati
a Piacenza e a Pavia.
Genova rimase a Porta Vigentina con la sua batteria per contrastare gli assalti delle forze austriache.
Dei tumultuosi avvenimenti che avvennero in città il 5 agosto davanti a Palazzo Greppi dove si trovava
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96 Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855 cit., p. 40.
97 Così narrava l’episodio di Palazzo Greppi Gustavo Modena, attore drammatico, mazziniano, collaboratore del quotidiano milanese
la voce del Popolo: «La parola capitolazione corre di bocca in bocca, si freme, tutti si affollano sotto le finestre del palazzo del Re.
Le carrozze sono già attaccate, i furgoni pronti a partire. Il sordo fremito del popolo che sperava, si trasforma in un ruggito d’ira,
maledice e insulta quello spergiuro che pochi istanti prima aveva solennemente fatto voto di seppellirsi insieme ai figli sotto le rovine
della città. La parola è impotente a descrivere il furore e la disperazione del popolo. Chi non ha visto una grande popolazione passare
dall’entusiasmo per una gloria difesa alla certezza desolante del tradimento e dell’abbandono, non può farsene un’idea. Si proclama la
capitolazione dichiarando appena che la città rimarrà illesa, che tutti saranno graziati, che, chi vuole, avrà tempo fin dall’indomani per
partire. Alcune centinaia di cittadini corsero e s’impossessarono della persona del Re. Quel serpente coronato piangeva, prometteva di
resistere ancora, fece stampare un proclama, ove rinnovava il giuramento di rimanere coi suoi fratelli lombardi, di spargere tutto il suo
sangue prima di ceder Milano. E a nulla valse. Si salvò in mezzo ai suoi gendarmi, conducendo seco il suo esercito (…) E allora a nulla

