Page 240 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
reinsediato al potere, dopo pochi giorni, da una Germania che in realtà era ormai il vero potere dell’Italia
settentrionale e di quella Repubblica Sociale Italiana, fondata da un capo di governo sostenuto da uno Stato
straniero che si considerava, in realtà, da tempo nemico ‘occulto’ di quella Repubblica, che per assoluta fin-
zione, ben mascherata, riconosceva come ‘legittima’.
Come si legge nella relazione del generale Cadorna , dopo l’armistizio occorreva salvare il salvabile, ricostruire
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gli organi direttivi di comando, raccogliere gli sbandati, provvedere all’alimentazione, la vestizione, all’equipaggiamento, all’al-
loggiamento delle truppe; ristabilire la fiducia e il morale e la disciplina.
Le Unità di cui l’Italia disponeva dopo l’8 settembre non erano molte. Il salvabile era costituito da:
7 Divisioni di Fanteria: Cremona, Friuli, Calabria, Bari e Sabauda nelle isole; Piceno e Mantova nella penisola,
insieme ad aliquote della Legnano (in corso di trasferimento dall’Italia centrale, l’8 settembre) e dell’Emilia,
parzialmente rientrata dai Balcani pochi giorni dopo l’armistizio. In Sardegna era collocata una Divisione
Paracadutisti, Nembo.
Dieci erano le Divisioni Costiere: cinque nella penisola (209ª, 210ª, 211ª, 212ª e 227ª) e cinque nelle isole
(203ª 204ª, 205ª, 225ª e 226ª) e due Brigate; un Raggruppamento Motocorazzato; un Raggruppamento Gra-
natieri; un Reggimento Alpini; 4 Raggruppamenti di Artiglieria a T.M e unità minori di tutte le armi e servizi.
Il tutto inquadrato in 6 Comandi di C.A. (VII, IX, XIII, XXX, XXXI e LI), in un Comando di Armata (7ª) e
in un Comando Forze Armate (Sardegna) per un complesso di circa 430.000 uomini: così indica Cadorna
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mentre in altri testi è data la cifra di 480.00 unità.
Non si può dimenticare poi quel che rimaneva delle divisioni dislocate sull’opposta sponda dell’Adriatico, che,
dopo una prima resistenza alle truppe tedesche, avevano dovuto desistere dalla lotta e passare fortunosamen-
te il mare con le ultime navi. Vi erano elementi delle Unità in Francia e in Croazia, che l’8 settembre erano in
movimento verso l’Italia per un nuovo dislocamento, prevedendo l’armistizio, ma sorprese e sopraffatte dalle
truppe naziste preparate all’attacco; e uomini delle Unità coinvolte nelle azioni in Calabria e nel golfo di Salerno.
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Il 10 settembre Eisenhower da Algeri aveva inviato a Badoglio un interessante messaggio urgente e segreto :
…l’intero futuro e l’onore dell’Italia dipendono dalla partecipazione che le Sue Forze Armate sono preparate ad
avere. I Tedeschi hanno definitivamente e deliberatamente preso posizione contro di voi. Hanno mutilato la vostra
Flotta e affondato una delle vostre navi, hanno attaccato i vostri soldati e occupato i vostri porti. I Tedeschi sono ora
attaccati dal mare e dalla terra e sempre di più lo saranno anche dal cielo. Ora è il tempo di colpire. Se gli Italiani
si sollevano come un sol uomo noi afferreremo ogni tedesco per la gola . La prego di emanare immediatamente un
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appello chiaro a tutti i patrioti italiani. Essi hanno fatto già molto localmente ma l’azione appare non coordinata e
non sicura. Hanno bisogno di una leadership importante e, per poter combattere, un appello che chiarifichi la situa-
zione alla vostra popolazione come ora è essenziale. Vostra Eccellenza è l’unica persona che può fare questo. Lei può
aiutare a liberare la Sua nazione dagli orrori del combattimento. La prego di agire ora: ogni ritardo sarà interpretato
dal nemico comune come debolezza e mancanza di decisione. Firmato Dwight Eisenhower…
con le notizie di quello che stava accadendo in Italia e della resistenza che i militari stavano opponendo ai te-
deschi, nonostante non vi fosse stata una dichiarazione di guerra; iniziava essere forte l’idea che probabilmente
gli italiani avrebbero dato una seria mano a Stati Uniti e Gran Bretagna per vincere il conflitto in Europa.
Leggendo una memoria del 1° ottobre relativa all’approntamento di Grandi Unità, per future operazioni,
Ambrosio ricorda che a Malta, quando fu firmato l’armistizio ‘lungo’, Eisenhower, per le vie brevi, aveva
segnalato e sottolineato l’importanza che le truppe italiane concorressero a liberare il territorio italiano e
110 Gian Nicola Amoretti, La relazione Cadorna sull’opera dello Stato Maggiore dell’esercito (8 settembre 1943-31 gennaio 1947), Collana del
Centro Studi e Ricerche Storiche sulla Guerra di Liberazione, ESI, Roma, s.d., p. 8. V. anche Virgilio Ilari, La Relazione Cadorna e
l’esercito dopo la Liberazione, in “Le Forze Armate nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione”, Atti del convegno di studi, Bo-
logna, 21-22 marzo 1995, Centro Studi e Ricerche Storiche sulla Guerra di Liberazione, ANCFARGL, Bologna, Casa Editrice Il
Nove, 2000, p.147-153. Cadorna fu Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dall’aprile 1945 al febbraio 1947.
111 Relazione Cadorna, cit. sopra, p. 8.
112 FRUS, Conferences at Washington and Quebec, 1943, Algeri 10 settembre 1943, per il testo in inglese v. p.1284-5 (tradotto
a cura dell’A.).
113 … If Italy rises now as one man, we shall seize every German by the throat…
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