Page 242 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           consentire agli italiani di partecipare direttamente al conflitto: ...Le divisioni italiane non sono motorizzate ma sono
           attrezzate per la guerra in terreno rotto, cosicché forse in avvenire il loro concorso potrà costituire un utile complemento, per rispar-
           miare tempo e perdite, alle divisioni moto-corazzate angloamericane...  Tra le varie notazioni che Ambrosio fece nella
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           lettera, al punto numero 6, sottolineò che due Divisioni di Fanteria e la Divisione Paracadutisti erano già pronte
           in Sardegna per essere trasportate in Italia al completo di artiglieria, quadrupedi e automezzi.
           Dopo poco tempo, il 18 novembre, avrebbe terminato il suo impegno di Capo di Stato Maggiore Generale
           per divenire Ispettore Generale del Regio Esercito.
           Quello stesso giorno di novembre 1943, rientrato in Italia dalla prigionia in Gran Bretagna, il generale (poi Ma-
           resciallo d’Italia), Giovanni Messe, diveniva Capo di Stato Maggiore Generale, sostituendo Ambrosio. Al posto
           di Roatta veniva nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito il generale Paolo Berardi, anch’egli reduce
           dalla prigionia presso i britannici. Un terzo reduce, il generale Taddeo Orlando, diveniva Sottosegretario al Mi-
           nistero della Guerra nel Governo, nominato il 16 novembre da Badoglio a Brindisi. Un opportuno mutamento
           dei responsabili, non coinvolti negli avvenimenti immediatamente precedenti, reduci dalla prigionia e ben noti
           agli angloamericani per la loro professionalità e fedeltà al nuovo governo legittimo; mutamento discretamente
           suggerito non a parole, ma auspicato dagli Alleati, nelle varie riunioni nel Québec, a Mosca e a Teheran.
           Messe, militare di spessore e di notevole visione della situazione del momento e di quello che avrebbe potuto
           essere un futuro, orientava quindi il suo comportamento e le sue decisioni verso una visione post conflitto.
           La sua relazione sull’azione dello Stato Maggiore Generale per lo sviluppo del Movimento di Liberazione è
           ancora oggi, dopo otto decenni, uno scritto di grande interesse per comprendere meglio alcune delle tappe
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           italiane, militari e politiche, per tornare a una democrazia che per un ventennio era stata calpestata in Italia .
           Messe era apprezzato dagli Alleati sia per come aveva condotto la guerra in Tunisia da ‘nemico’ , sia per
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           quello che avevano compreso della sua indole di militare e di italiano, durante la sua prigionia nel Campo
           N.4, una villa a Wilton Park, dove erano stati reclusi alti ufficiali nemici e dove tutte le loro conversazioni
           erano intercettate dai servizi di intelligence inglesi, in particolare da MI19 (la Direzione britannica per l’in-
           telligence militare), per comprendere il loro atteggiamento verso la situazione italiana, verso la Monarchia e
           verso il fascismo, che continuava comunque a esistere in metà della penisola, da debellare definitivamente
           per una vittoria completa finale.
           Messe fu spesso in disaccordo con la Missione Alleata di Controllo (Allied Control Commission - ACC), per
           quanto riguardava l’impiego e la ricostituzione, non solo dell’Esercito italiano, ma anche della Marina e
           dell’Aeronautica, tanto da risultare spesso uno scomodo interlocutore, anche se sempre e comunque rispet-
           tato, dagli Alleati.
           In una riunione del 23 novembre 1945 con il generale Kenyon Joyce, Capo della ACC, Messe ribadì la sua
           volontà e intendimento che le Forze Armate italiane dovessero dare una completa collaborazione agli angloame-
           ricani ma occorreva potenziarle, in particolare per quanto riguardava i reparti dell’Esercito. Secondo lui, il
           potenziamento richiesto doveva vedere anche una epurazione dei quadri sotto il punto di vista tecnico professionale
           e morale e politico ma questo era un compito esclusivo del Capo di Stato Maggiore Generale. Indubbiamente
           era questa una questione delicata sulla quale solamente le autorità italiane competenti potevano e dovevano
           decidere. Era poi necessaria una ampia disponibilità di viveri, vestiario, equipaggiamento, armamento, quadrupedi,
           mezzi di trasporto che servivano per preparare alla guerra i reparti di nuova riorganizzazione e questo avrebbe
           potuto certamente aiutare anche il morale dei combattenti. Pertanto Messe richiedeva la libera disponibilità
           del materiale, che era stato recuperato, di proprietà italiana nei territori liberati, Sicilia compresa. Non era un
           caso che egli citasse anche la Sicilia: infatti i magazzini dell’isola, che erano i più forniti, come ricorda Ca-
           dorna , erano stati requisiti dagli Alleati che avevano mandato la gran parte di questo materiale in Albania
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           117   Ibidem, doc. n.54 p. 65-66.
           118   L’azione dello Stato Maggiore Generale per lo sviluppo del movimento di liberazione, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Eserci-
           to - Ufficio Storico, Roma 1975, che pubblica la relazione del generale Messe del 1° maggio 1945, nella quale si riprometteva di
           presentare il movimento di liberazione, nei suoi complessi aspetti, dal suo sorgere spontaneo al suo epilogo vittorioso.
           119   Giovanni Messe, La mia Armata in Tunisia. Come finì la guerra in Africa, Milano, Mursia Editrice, 2004.
           120   Questi problemi sono stati messi accuratamente in rilievo anche nella Relazione Cadorna, cit., p. 9 e ss.

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