Page 269 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO SECONDO



           ningham-De Courten. Ci furono parecchi giorni di riflessione su questo argomento perché, evidentemente
           gli Alleati attribuivano all’emendamento una notevole importanza. La modifica italiana alle parole inserite
           nel testo scritto, infatti, non fu accettata.
           Il 17 novembre 1943, dopo alcune proposte fatte all’ammiraglio, il maresciallo Badoglio decise di accettare
           le imposte decisioni alleate, ordinando a De Courten di firmare il documento con il contrammiraglio Ro-
           derick McGrigor, Ufficiale di collegamento (Flag Officer Liaison, Italy) sostituto di Arthur Power, Flag Officer
           responsabile per Malta. Come sempre, il testo autentico sarebbe stato quello in lingua inglese.
           Ritengo interessante riportare esattamente quella che fu la nota che il Ministro della Marina volle allegare
           alla firma dell’accordo con le variazioni proposte con le quali egli non era affatto d’accordo, prova di una
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           resistenza intimamente profonda non solo sua ma di moltissimi altri militari italiani, di tutte le Armi :
                       “In obbedienza agli ordini di S.E. il Maresciallo Badoglio, Capo del Governo, ho firmato le clausole aggiuntive al
                       preambolo ed all’ultimo paragrafo del Cunningham-De Courten Agreement richieste dai Governi alleati come con-
                       dizione di firma degli emendamenti all’atto di armistizio. Nel procedere a tale firma, chiedo che sia preso atto della
                       seguente dichiarazione: ritengo mio dovere mettere in chiaro rilievo che la richiesta di inserzione di queste clausole,
                       avanzata a meno di due mesi dall’incontro con Sir Andrew Cunningham, allora Comandante in Capo delle Flotte
                       alleate in Mediterraneo, altera lo spirito dell’accordo concluso fra l’ammiraglio Cunningham e me. Le clausole di tale
                       Agreement erano state proposte, in regime di armistizio, dallo stesso ammiraglio Cunningham, il quale mi aveva
                       invitato ad esaminarle ed a comunicargli le mie osservazioni e considerazioni; poiché era stato raggiunto il completo
                       accordo sul testo presentato da parte alleata e poiché l’Agreement ha avuto finora la più larga completa applicazione
                       senza nessun contrasto né nella lettera né nello spirito, non avevo e non ho nessuna ragione di pensare che esso dovesse
                       essere modificato e completato con una ulteriore clausola di carattere cautelativo. Tale clausola appare in antitesi con
                       la collaborazione data finora dalla Marina italiana e con la palese dimostrazione della leale disposizione della Flotta
                       italiana ad intensificare fino al massimo limite il suo contributo alla condotta della guerra contro il nemico comune,
                       nello spirito della cobelligeranza in atto”.
           Come ricorda de Courten, ci furono lati negativi nei rapporti con le Marine alleate ma vi furono anche
           molti elementi positivi che andavano maturando nel tempo con la collaborazione e la migliore conoscenza
           reciproca. Inoltre, nonostante le divergenze che si erano formate nei primi tempi della collaborazione, era
           chiaro che in realtà gli Alleati erano riusciti ad apprezzare l’abilità dei comandanti italiani quando, soprattut-
           to, il naviglio subacqueo aveva attaccato le loro navi che si erano sottratte agli italiani con grande difficoltà;
           autorizzarono il piano per l’utilizzazione degli arsenali e cantieri navali nell’Italia meridionale anche perché
           l’arsenale di Taranto era riuscito a conquistare un’alta considerazione per quello che era la professionalità
           delle maestranze italiane, ad esempio, soprattutto nell’esecuzione dei lavori di riparazione e di raddobbo, ef-
           fettuati sulle navi alleate. Per questa ragione fu costituito un comitato misto nel quale tecnici angloamericani
           e nazionali lavoravano su un terreno di assoluta parità.
           Rimase però un punto fondamentale: al momento dell’armistizio, la Marina disponeva ancora di un buon
           numero di navi efficienti che potevano validamente contribuire agli angloamericani nel combattimento ma
           ad esse non fu quasi mai permesso di impegnarsi in battaglia aperta.
           L’accordo fu applicato in collaborazione dall’ammiraglio Da Zara e da Arthur Power, ed era in realtà inizia-
           to a entrare in vigore ufficialmente il 4 ottobre 1943. Due giorni dopo una cisterna britannica con scorta
           italiana, torpediniera Clio e corvetta Urania, salpò da Augusta per Taranto. Furono poi molte le scorte delle
           navi italiane a quelle britanniche. Il 7 ottobre i sei sommergibili italiani poterono lasciare Brindisi e Malta e
           raggiungere Napoli ormai liberata e usati per assicurare corrente elettrica a tutta la zona portuale .
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           Le azioni offensive della Flotta navale italiana nel Mediterraneo occidentale dal 9 settembre 1943 al 27 aprile
           1945; quelle in Adriatico e nel Mar Ionio dal 9 settembre 1943 al 2 maggio 1945; quelle nell’Egeo dal 9 set-
           tembre 1943 all’8 maggio 1945, sono innumerevoli, a prescindere dal gentlemen’s agreement, iniziando proprio
           da quel 9 settembre 1943 a Bastia, quando l’Aliseo ebbe la meglio sulle unità tedesche che furono tutte affon-


           159   Anche questo testo può essere letto in originale lingua inglese in: Treaties and Other International Agreements of  the United States,
           Volume 3 Multilateral 1931-1945, Department of State Publication 8484, Washington, DC, Government Printing Office, 1969, ©
           2008 Lillian Goldman Law Library, WWII, Italy Page. La dichiarazione fu inclusa, come richiesto da De Courten, negli atti ufficiali
           del Foreign Office britannico. De Courten, Le memorie, cit., p.372.
           160   Giuliano Manzari, cit., p.98-99.

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