Page 267 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO SECONDO
guerra e mercantili in nessun modo avrebbero alterato il diritto delle Nazioni Unite a prendere altre decisioni che
avessero considerato opportune. Queste decisioni sarebbero state notificate di volta in volta al Governo italiano.
Era stata anche inserita una frase nell’ultimo paragrafo del memorandum: ove scriveva: The Italian ships…
will be manned by crews provided by Italian Ministry of Marine and will fly the Italian flag… inseriva quattro parole
molto importanti: tra le parole manned…by crews provided… inseriva un so far as possible, il che significava la
seguente condizione: gli equipaggi sarebbero stati italiani finché fosse stato possibile; altrimenti vi sarebbe
stata l’alternativa di avere marinai non italiani; comunque una nave così equipaggiata avrebbe continuato a
battere il Tricolore.
De Courten reagì violentemente. Comunicò che non intendeva firmare quell’emendamento. Tra l’altro notò
che vi era una questione di forma piuttosto importante perché il gentlemen’s agreement era stato un accordo
concluso con l’ammiraglio britannico Cunningham ed era già divenuto operante mentre ora, per un emen-
damento, si chiedeva una firma rispetto a una intesa che non era stata firmata ma che tanto era stata ritenuta
valida da essere implementata . L’agreement Cunningham-De Courten era stato accettato da ambo le parti
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ed era in corso di larga e completa applicazione da tempo, come del resto fu poi notato in un memorandum
di Taylor ad Ambrosio del 17 ottobre, nel quale, facendo riferimento a un memorandum sulla politica che
riguardava l’impiego delle Forze Armate italiane, non si faceva menzione della Flotta dato che il suo impiego
era stato stabilito in un accordo precedente, quindi come ormai in atto .
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Insieme a Badoglio, De Courten incontrò Mac Farlane, al quale espose le ragioni della sua contrarietà e
l’americano diede atto che le argomentazioni italiane erano fondate. Badoglio, in realtà in accordo con De
Courten, scrisse una nota da dare a MacFarlane per il generale Eisenhower appoggiando la proposta del suo
Ministro della Marina che mirava a tutelare la dignità nazionale, pur offrendo quella che lui chiamava una via d’uscita,
chiedendo una modifica: È inteso e concordato che le disposizioni del presente accordo relativo all’impiego e disposizione
delle navi da guerra e mercantili italiane non pregiudicano la possibilità che tutte o parte delle navi italiane siano impiegate in
altri modi, che le Nazioni Unite riterranno convenienti ai fini della guerra generale. Le loro proposte a questo riguardo saranno
discusse di volta in volta col governo italiano.
La situazione si era fatta tesa anche all’interno del Governo italiano. Il 18 ottobre De Courten aveva inviato
da Taranto un ‘promemoria’ a Badoglio, lamentando che nelle lettere (delle quali aveva ricevuto copia), che il
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Capo del Governo aveva inviato a Eisenhower, il 12 e il 14 ottobre precedenti , in cui era stato delineato il
futuro programma militare italiano - lettere ufficiali di notevole importanza -, non si era ritenuto necessario
richiedere la sua collaborazione come Ministro della Marina, per elaborare quei dati militari che dovevano
servire al Comandante in Capo delle Forze angloamericane nel Mediterraneo, per meglio comprendere una
situazione generale, anche riferendosi alla Forza navale . Notava che in quel momento gli angloamericani
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conducevano una guerra tale che il contributo delle navi italiane, per operazioni già in atto o future, poteva
avere una sensibile influenza che quindi doveva essere valorizzata fin dal momento di decidere della politica
militare italiana in generale per tutte le sue componenti. Si trattava di un contributo da parte della Marina
Militare già dato e che non era stato messo in luce, come avrebbe meritato.
Ricorda egli stesso nel promemoria a Badoglio che lo sbarco degli angloamericani a Salerno non aveva avuto
alcuna opposizione dal mare proprio perché c’era stato un intervento predisposto da parte della Flotta italiana
che aveva eliminato la possibilità di attacchi con gravi ripercussioni.
Rivendicava anche la disciplinata esecuzione delle clausole di armistizio da parte della flotta, che aveva indubbiamente
avuto dei riflessi morali anche sullo spirito della popolazione e non solo, avendo permesso agli Alleati di ef-
fettuare sbarchi senza contrasto, nel Golfo di Taranto e lungo le coste orientali della Puglia, fattore importante
nella manovra strategica alleata nell’Italia meridionale.
Sottolineò anche la diretta partecipazione di reparti navali alle scorte di convogli; ad operazioni sussidiarie
di sbarco, ricordando quelle di Ischia-Procida; le azioni dirette a ripristinare i porti distrutti. Sottolineò
154 De Courten, Le memorie, cit., p.367.
155 DDI, Decima Serie, vol. I, doc. n.48, p.59-60.
156 Ibidem, doc. n. 39 e 40, p.46-49.
157 Ibidem, doc. n.53, p.63- 64.
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