Page 270 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
P. 270

“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           date o costrette ad incagliarsi; quando sempre quello stesso giorno alle Bocche di Bonifacio i caccia Da Noli
           e Vivaldi riuscirono a fare incagliare le unità tedesche anche se in seguito le batterie costiere danneggiarono
           i due caccia che, come ricordato nel capitolo precedente, affonderanno .
                                                                             161
           La collaborazione era stata avviata; certamente non fu molto facile ma i risultati furono notevoli e con reci-
           proco rispetto da ambo le parti.
                                                       162
           Ricorda De Courten, nel suo volume di Memorie  i vari tipi di missione svolti, che qui si riportano per com-
           pletezza di informazione. Furono eseguite 1.620 scorte ai convogli e percorse 764.000 miglia; le missioni
           belliche furono 75, per 62.000 miglia percorse; le missioni speciali, 335, per 96.000 miglia; le missioni varie,
           10.310 per 1.008.000 miglia. Furono effettuati 1.595 trasporti militari per 722.000 miglia. Per addestramen-
           to, 2.090 missioni in 135.000 miglia. Quelle di dragaggio furono un numero imprecisato. Per i servizi locali,
           ve ne furono oltre 10.000, per 150.000 miglia. Un totale di oltre 27.000 missioni, tra le quali De Courten
           diede anche particolare importanza alle attività di addestramento, soprattutto a vantaggio delle Forze aeree
           e navali degli Alleati, missioni che, oltre al Mediterraneo e al Mar Rosso, andarono anche in Atlantico, con
           basi alle Bermude, e in Oceano Indiano.
           Gli Alleati ormai avevano cambiato alcune loro opinioni, tanto che il 27 agosto 1944 l’ammiraglio Morgan,
           ufficiale di collegamento con la Marina italiana, inviò un messaggio segreto riservato personale a De Courten. Un
           lungo messaggio che riguardava le navi da battaglia, gli incrociatori, i cacciatorpediniere, le missioni speciali:
           ricordava, a questo proposito, le 165 missioni compiute in 12 mesi delle quali 150 erano state coronate da
           pieno successo e indicava che le ragioni per cui le altre 15 non avevano avuto alcun risultato positivo: era
           stato per reazioni di fuoco da terra, cattive condizioni meteo-marine, mancata ricezione da terra dei segnali
           convenzionali… in poche parole l’insuccesso non era stato dovuto certamente a mancanza di coraggio o di
           volontà da parte di ufficiali e marinai italiani: Considero ciò un ottimo risultato e voglio congratularmi con tutti, ufficiali
           e personale, non solo per la loro condotta e per il loro valore, ma anche per la maniera efficacissima e soddisfacentissima con cui
           hanno portato a termine queste importanti missioni…
           Queste potrebbero certamente far pensare a parole di circostanza, ma il 27 agosto 1944, la guerra in Europa
           non era ancora terminata e anche sui mari si continuava a combattere. E se dunque l’ammiraglio Morgan
           non avesse realmente pensato quello che ebbe a scrivere ci si può domandare per quale motivo lo avesse
           fatto. Certamente vi era un tratto di grande educazione e cortesia, ma determinati ragionamenti, su quanto
           fatto da ex nemici divenuti alleati, non discendeva solo da un particolare modo di agire ma da una concre-
           tezza professionale di giudizio, che andava aldilà dei complimenti e ringraziamenti obbligati.



























           161   Uno specchio sintetico, molto dettagliato e preciso, anche visivamente fruibile, si trova in Enrico Cernuschi, A colpi di cannone,
           2 volumi, Supplemento alla Rivista Marittima, novembre 2022, nel II volume, alle p.130-154, dove sono state annotate tutte le
           azioni offensive non solo della Marina italiana, ma anche di quella tedesca e degli angloamericani, dando una visione completa di
           quel che successe in quei mari, in quel periodo.
           162   De Courten, cit., p.529 e ss.

              266
   265   266   267   268   269   270   271   272   273   274   275