Page 284 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Lo stesso giorno idrovolanti da soccorso Cant. Z.506 del 141º squadriglia da ricognizione marittima tra-
           sportarono un plico segreto e recuperarono dei feriti.
           Il 19 settembre furono effettuate tre missioni, la prima fu una nuova ricognizione offensiva su Corfù e sugli
           aeroporti di Paramythia, Argirocastro e Valona, con il bombardamento del campo di Coritza (Drenova).
           Vicino Paramythia fu avvistata una torpediniera nemica con sette mezzi da sbarco. Fu ordinata una seconda
           missione per bombardare i mezzi nemici avvistati. Si levarono in volo tre Re 2002 che riuscirono a colpi-
           re due mezzi da sbarco. Uno di questi due velivoli, colpito dalla reazione contraerea nemica, precipitò in
           fiamme impedendo al pilota di salvarsi, una ennesima tragica perdita umana nella lotta di resistenza per la
           liberazione. Furono anche effettuati altri otto voli di ricognizione in territorio albanese, nelle zone di Coritza
           e Santi Quaranta: il risultato fu che due biplani tedeschi sul campo di Coritza, mitragliati, si incendiarono.
           Il 20 settembre vi fu una ricognizione offensiva con due MC.205 sulla linea Sagiada-Filiates, che rilevò vari
           motovelieri nella baia di Plataria. Successivamente, due pattuglie di tre Re. 2002 bombardarono le imbarca-
           zioni a motore nella baia, ne distrussero quattro e danneggiarono le altre, oltre rendere inoffensivi le caser-
           me presso Plataria dalle quali partiva sempre una furiosa reazione contraerea.
           Il 21 settembre intanto la situazione su Corfù si era aggravata. Scriveva il Comando Militare dell’isola al
           Comando Supremo che era presumibile un attacco in forze tedesco, anche perché da informazioni raccolte,
           a Igoumenitsa erano concentrati dai 40 ai 50 mezzi da sbarco, con una o due torpediniere. Il Comandante
           chiedeva di eseguire azioni di bombardamento sulle unità navali nemiche dislocate in quella località e anche
           un bombardamento, ritenuto indispensabile, dei campi di aviazione di Ioannina, Paramythia e Prevesa. Da
           ricordare che quel giorno uno dei due MC.205 fu colpito; il pilota, catturato, fu fucilato due giorni dopo,
           considerato un ‘franco tiratore’ in assenza della dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania.
           Il giorno dopo, 22 settembre, Superaereo ordinò una ricognizione accurata del porto di Santi Quaranta e di
           tutte le insenature lungo la costa fino all’estremità meridionale del canale di Corfù; missione che fu portata
           a termine senza perdite. Vi fu una ulteriore analoga missione sempre portata a termine da due MC.202. Si
           concretò poi una terza missione di ricognizione su campi albanesi con due MC.205 per monitorare l’even-
           tuale presenza di tedeschi. Infatti nell’aeroporto di Shjak (cittadina ad ovest del porto di Durazzo), vi erano
           due distinti gruppi di velivoli nemici e postazioni contraeree; anche nell’aeroporto di Tirana vi erano 15
           bombardieri di costruzione italiana e due aerei sanitari; sulla strada tra Tirana e Shjak era in movimento una
           colonna tedesca di 10 automezzi. Per l’aeroporto di Pekini (Elbasan-Albania), la situazione era calma; in
           quello di Devoli, vi erano 11 velivoli di tipo italiano.
           La situazione, però, nei giorni 23 e 24 settembre stava precipitando. Furono pressanti le richieste da Corfù
           al Comando Supremo di intervenire immediatamente con caccia e bombardamenti per evitare che i tedeschi
           sbarcassero ed era essenziale che i campi di aviazione di Paramythia e Ioannina fossero bombardati, insieme
           ai porti di Igoumenitsa, Mutros e Parga ove erano riuniti ingenti mezzi da sbarco tedeschi.
           Il mattino del 24 settembre l’aviazione italiana fu presente con ben venti voli di apparecchi da caccia in
           azioni offensive contro i mezzi navali nemici che sostavano nel canale di Corfù e presso la costa greca.
           Una prima missione compiuta da sei Re 2002 e da quattro MC.205 partì e, avendo avvistato a sud-ovest
           di Corfù una corvetta e tre pontoni, riuscì ad affondarne uno e a mitragliare altre unità minori che erano
           in rotta da Plataria verso l’isola di Corfù; in quella baia furono mitragliati due pontoni e quattro moto-
           barche in banchina. Non furono notate operazioni di imbarco in quel momento. Uno dei Re 2002 fu
           colpito dalla reazione contraerea. Una seconda missione fu compiuta da cinque Re 2002 e tre MC.205;
           furono sganciate bombe-mina su motozattere in navigazione presso la costa meridionale dell’isola. In
           questa azione uno dei Re 2002 avvistò sei Ju.87 nemici; li attaccò e ne abbatté uno che precipitò vicino
           alla città di Corfù e un secondo Re 2002, poi, rientrando, bombardò un moto peschereccio nella baia di
           Levkimme, che fu colpito in pieno.
           Il pomeriggio del 24 settembre, il generale Forster fece presente che per mandare aiuti a Corfù con bom-
           bardamenti aerei, occorreva sapere con precisione quale era la situazione a terra, peraltro molto proble-
           matica. I dati esatti non potevano essere ottenuti ma sicuramente una missione di bombardamento con
           aerei alleati poteva operare sulla costa greca perché da lì partivano i mezzi da sbarco e quindi era neces-
           sario evitarne la partenza. Sembrò che finalmente gli Alleati avessero ben compreso qual era l’importanza
           di ‘tenere l’isola’ per tutto l’andamento futuro dei combattimenti in quel settore strategico.


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