Page 285 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO SECONDO
Nel pomeriggio di quel giorno, la Marina stava dando concorso alle operazioni tanto che il torpediniere Stoc-
co, di scorta a un convoglio per l’Albania, fu inviato ad eseguire un’azione anti sbarco nella zona sud-ovest
di Corfù. Attaccato da 15 Stukas chiese l’aiuto di caccia che, partiti a coppie, poterono solo constatare che la
nostra unità era in fase di affondamento con scialuppe in mare, a sud dell’isola di Samotracia.
Nonostante tutti gli sforzi, è d’obbligo ricordare per capire quello che stava succedendo, l’ultima frase di
uno dei messaggi provenienti da Corfù, l’ultimo, del 24 settembre alle 17.25: …se non intervenite immediatamente
con caccia e bombardamento per evitare ulteriore immediato sbarco, è difficile sostenere la difesa dell’isola… 169
Il 25 settembre fu un giorno tragico. Vi furono missioni di ricognizione e di bombardamento sia nella matti-
na sia nel pomeriggio. Uno degli appelli: ignoriamo sorte “Stocco”. Nostra situazione disperata. Inviate massima urgen-
za mezzi per evacuazione. Alle 17.30 il Comando del presidio di Corfù aveva mandato l’ultimo appello: abbiamo
distrutto pubblicazioni segrete. Ci apprestiamo a distruggere radio… la distruzione dei documenti segreti indicava
sempre che ormai tutte le speranze erano svanite e il nemico era in vista. Alle ore 17.30 del 25 settembre,
terminò la resistenza con le conseguenze molto dolorose dal punto di vista umano.
Solamente il pomeriggio prima, 24 settembre, la missione militare inglese aveva chiesto ad Algeri l’autorizza-
zione per sostenere Corfù. Gli angloamericani non fornirono alcun aiuto; diedero ordine di dare un suppor-
to di caccia bombardieri P 40 solo il giorno successivo, quando ormai l’isola si era arresa. Il peso di alcune
clausole armistiziali, firmate il 3 settembre precedente, e la non completa fiducia degli Alleati nei confronti
degli italiani, ancora una volta, avevano avuto un ruolo fondamentale nella vicenda. Paradossalmente, la
situazione migliorò proprio dopo il 29 settembre con la firma dell’ancor più duro armistizio ‘lungo’: a mano
a mano la diffidenza verso l’Italia e soprattutto la necessità di avere le Forze Armate italiane non più solo
di supporto ma in combattimento, aveva fatto comprendere che, per scacciare definitivamente i tedeschi
dal territorio italiano, occorreva un cambio di idee e di comportamento nei riguardi dell’ex nemico italiano.
In quelle stesse ore, oltre a Corfù, si stava consumando il dramma di Cefalonia. Il 21 settembre il Comando
Supremo aveva dato ordine di evitare alcuni tentativi di sbarco del nemico e l’Aviazione italiana era interve-
nuta a scopo protettivo. Una pattuglia di tre Re 2002, muniti di serbatoi supplementari per poter raggiungere
l’isola e rientrare, mitragliarono posizioni tedesche e anche il giorno dopo eseguirono una ricognizione offen-
siva nella penisola di Lixsuri, occupata dai tedeschi, effettuando un lancio di spezzoni intorno al villaggio di
Kardakata, per far uscire allo scoperto eventuali truppe nascoste, che si attestavano su quella collina. Anche
in questo caso gli Alleati non dettero alcun aiuto perché bisognava avere degli accurati rilievi fotografici, in
grado di dare informazioni per poter avere sicurezza negli avvistamenti. Il giorno dopo, mentre si decideva se,
in mancanza di installazioni fotografiche, sarebbe stato necessario farle venire dalla Sardegna e decidere quali
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velivoli impiegare per attaccare Cefalonia, il presidio dell’isola dovette arrendersi, all’alba del 22 settembre .
Anche dopo la caduta di Corfù, vi furono attività operative con missioni di ricognizione sull’isola, sul canale
di Corfù e sugli aeroporti del territorio dell’Albania meridionale e della Grecia nord-occidentale. Una attività
ricognitiva piuttosto intensa che fu effettuata anche durante la prima decade di ottobre .
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L’intervento per le due Isole era durato vari giorni. Fu molto intenso: furono compiuti oltre 100 voli di guer-
ra dei reparti da caccia, oltre ai voli degli idrovolanti. Tre aerei nemici furono abbattuti in combattimento
mentre l’Italia ne perse sei. È da riconoscere che in quel periodo l’Aeronautica fece quello che poteva per i
numeri ridotti di velivoli efficienti e notevole mancanza di carburante.
L’impegno però dell’Aeronautica italiana in quel settore strategico non era terminato.
A metà di ottobre iniziò quello per sostenere i militari italiani che avevano deciso di continuare la loro resisten-
za a fianco dei partigiani titini, avendo peraltro già compiuto varie missioni in settembre sul territorio balcanico
(Albania e Grecia nord-occidentale). Infatti, il 23 settembre lo Stato Maggiore dell’Esercito aveva comunicato
all’omologo dell’Aeronautica che 13.000 militari si trovavano a Spalato e dovevano essere evacuati e rimpatriati.
Erano in condizioni difficili perché disarmati e con penuria di acqua e viveri. Erano stati inviati dei convogli na-
169 Come riportato in Lodi, cit., p.76.
170 Per le vicende dell’Esercito, a Corfù e Cefalonia, vedi cap. I, 1.4.
171 Per l’elenco dettagliato cronologico delle missioni effettuate dal settembre 1943 al 5 maggio 1945, v. ANCFARGL, L’Aeronau-
tica Militare nella Guerra di Liberazione 1943-1945. Cobelligeranza e Resistenza. Cronologia delle missioni.
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