Page 298 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
ganizzazione dei volontari italiani, in vista di costituire un governo di liberazione nazionale. Avrebbero
dovuto riunirsi, in realtà, a dicembre [1943] a Napoli ma furono le autorità militari alleate ad impedire che
fosse svolto in quella città, temendo per la sicurezza interna, a causa di possibili disordini, e per la vicinanza
con il fronte della guerra ancora molto attivo. Dopo una protesta del Comitato Napoletano di Liberazione
indirizzata a Roosevelt, a Churchill e a Stalin, fu deciso, con l’autorizzazione delle autorità preposte, che il
Congresso sarebbe stato tenuto in una città, Bari, lontana dal fronte, come avvenne.
Nella seduta conclusiva della riunione del 29 gennaio fu stabilito, tra le altre decisioni, che la soluzione del
problema istituzionale era condizionato alla fine della guerra con l’eventuale richiesta di una abdicazione del
Re e, soprattutto, un possibile avvio verso un regime repubblicano, auspicato da molti .
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Churchill, con ragione, era preoccupato per la situazione politica nell’Italia del sud, vedendo che, in realtà, Bado-
glio aveva delle grandi difficoltà perché gli antifascisti, soprattutto quelli del periodo 1922-1926, erano rientrati
sulla scena politica, alla testa dei partiti che miravano a eliminare la Monarchia definitivamente, accusandola di
essere stata complice del fascismo e della rovina dell’Italia, avendola portata in guerra. Questa relativa instabilità
politica, comunque, aveva una sua decisa influenza anche sull’orientamento della opinione pubblica in Gran
Bretagna e negli Stati Uniti; opinione che i governanti erano tenuti a considerare, soprattutto a Washington.
Il 3 febbraio Churchill aveva scritto a Roosevelt indicandogli che sperava vivamente che sarebbe stato per-
messo al governo di Badoglio di funzionare almeno fino a che la guerra fosse stata in corso e aggiunse testualmente:
sono convinto che la menomazione in questo momento dell’unica autorità che rimane in Italia ed il tentativo di creare un nuovo
governo con gruppi politici privi di reale base nel paese aumenterebbe ancora le nostre difficoltà militari che effettivamente
erano in un momento assolutamente critico. Roosevelt rispose che aveva dato istruzioni al Dipartimento di
Stato di non fare azioni dirette a mutare la situazione del governo italiano fino a quando non fosse migliora-
ta la situazione militare angloamericana nella penisola, per continuare a sentirsi garantiti dall’aiuto che l’Italia
stava dando, anche se avrebbe preferito fare subito un governo più politico che militare, pur in costanza
di conflitto. Churchill si dichiarò d’accordo, anche se in realtà preferiva decisamente una monarchia e non
una repubblica, sulla decisione che non si doveva rivedere la situazione istituzionale fino all’insediamento a
Roma del governo legittimo; solo dopo se ne sarebbe potuto discutere. Ricordava Churchill:
…l’attuale Governo è il Governo legittimo dell’Italia: con esso noi abbiamo concluso un armistizio, in forza del
quale la Marina italiana si è consegnata Malta e combatte al nostro fianco insieme con alcuni reparti dell’esercito e
dell’aviazione italiana…d’altro canto esso [il governo di Badoglio] esercita sulla flotta e gli ufficiali dell’Esercito
una maggiore autorità di qualunque altro Governo costituito con i superstiti relitti dei partiti politici, nessuno dei
quali possiede il minimo titolo per governare, né per elezione né per diritto…. 5
Una visione lucida e concreta della situazione del momento, nell’Italia divisa in due.
Il 22 febbraio successivo, rivolgendosi in un discorso alla Camera dei Comuni, con riferimento al Congresso
dei partiti italiani a Bari del precedente gennaio, parlò anche diffusamente della situazione militare e politica,
dichiarando che la battaglia sul fronte italiano sarebbe stata aspra e dura ma confidava che sarebbero entrati
in Roma a breve e, solo in quel momento, sarebbe stato possibile discutere l’intera futura vicenda politica
italiana. Spiegò diffusamente che era opportuno che nella capitale si dovesse e potesse comunque costituire
un governo italiano con basi politiche più ampie di quello in atto. Temeva fortemente che, eliminando i mi-
litari dal Governo di Badoglio, vi sarebbero state delle ricadute su quello che il loro impegno, sia con truppe
regolari, sia inseriti in bande partigiane, stava dando a quelle alleate, senza il quale, - Churchill si rendeva
ben conto - vi sarebbero state ulteriori difficoltà, anche dal punto di vista bellico. Il Primo Ministro doveva
convincere il Parlamento britannico sulla sua visione della conduzione militare del conflitto che drenava
importanti risorse finanziarie in una situazione che vedeva Londra e tutta la Gran Bretagna in difficili con-
dizioni, per le distruzioni provocate dai bombardamenti tedeschi.
Intanto in Italia, nell’aprile 1944, nel solco della già chiara politica di Stalin verso l’Europa occidentale, To-
gliatti si fece promotore di un governo di unità nazionale al quale parteciparono tutte le forze politiche del
4 Il Congresso di Bari fu seguito ad horas da ‘Radio Londra’ che ne riferì dettagliatamente dal giorno della sua apertura fino alla
seduta conclusiva: v. Maura Piccialuti Caprioli, Radio Londra 1940-1945, cit., p. 511-513; 515-516. I vari messaggi furono ascoltati
da gran parte della popolazione italiana con grande attenzione e, soprattutto, speranza.
5 Churchill, cit. Parte V, vol. II, p.205-208.
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