Page 300 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
Il generale Ambrosio aveva scritto ai Capi di Stato Maggiore delle tre Forze Armate, il 14 settembre 1943
il mutamento della nostra linea di condotta ha impedito di orientare adeguatamente comandi e reparti, specie se
periferici e oltre frontiera sulla reale, grave portata degli avvenimenti che hanno determinato un sostanziale muta-
mento della nostra linea di condotta nel quadro della guerra in corso… e quindi un accentuato disorientamento…
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e atteggiamenti non sempre conformi alla nostra situazione e alla posizione assunta di fronte agli angloamericani .
Un leale e onesto riconoscimento di quella che era stata la situazione e il disorientamento che ne era scatu-
rito: riconoscimento avvenuto non dopo anni ma dopo giorni, pochissimi, dall’armistizio.
Come più volte rilevato, agli Alleati serviva un’Italia collaborativa dal punto di vista civile e militare e quindi,
mentre si potevano controllare e dirigere più facilmente le risorse militari, sarebbe stato più difficile man-
tenere l’ordine pubblico, per avere le possibilità di avanzare su tutto il territorio italiano verso nord, non
disperdendo sforzi e risorse di qualsiasi genere esse fossero. Questo anche perché la situazione alimentare
era molto precaria, nonostante gli aiuti che gli angloamericani riuscivano a far arrivare in Italia, sempre in
maggiore quantità. Può sembrare strano sottolineare sempre la situazione alimentare o quella dei viveri ma
si deve riconoscere che era fondamentale avere, oltre alle munizioni, il cibo, per i militari ma anche per i
civili, per sostenere dei combattimenti, resistendo attivamente o passivamente.
Dopo la firma dell’armistizio, e, ancora, agli inizi del 1945, l’Italia era rimasta uno Stato ‘cobelligerante’, che,
però, stava compiendo uno sforzo enorme, in termini di risorse fisiche e morali, per supportare le truppe
angloamericane nella loro risalita verso il Nord. Sforzo che britannici e americani iniziavano a comprendere
e a sostenere realmente anche dal punto di vista logistico.
È indubbio che il 1944 vide però, anche se lentamente, un importante cambiamento nell’attività cobelli-
gerante dal punto di vista qualitativo e quantitativo, con il Primo Raggruppamento Motorizzato, il Corpo
Italiano di Liberazione (che aveva raggiunto la consistenza di 15 battaglioni dell’arma base, 11 gruppi di
artiglieria e numerosi altri reparti minori, per circa 25.000 uomini), le Unità Ausiliarie, i sei Gruppi di Com-
battimento, che dimostravano come le Forze Armate italiane si stessero ricostituendo con efficienza, per
quanto permesso dagli stessi Alleati, e con la loro autorizzazione.
Accanto a questo sforzo sul fronte vi erano le resistenze attive e passive dei militari oltre le linee. Comunque
il controllo alleato era molto forte e puntuale se si pensa che, ad esempio, tutta la corrispondenza diplomati-
ca per il Governo di Badoglio, in arrivo dalle varie ambasciate italiane all’estero ancora funzionanti, passava
attraverso la Commissione Militare Alleata che, dal 10 novembre 1943, era stata trasformata in Commis-
sione Alleata di Controllo, sotto la direzione del generale americano Kenyon Joyce . Questo passaggio,
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evidentemente, era voluto per limitare per quanto possibile le intercettazioni dei servizi informativi tedeschi
ma anche, sempre molto sottilmente, controllare i rapporti del Governo italiano con la propria diplomazia e
quindi lo sviluppo dei suoi rapporti internazionali, essendo l’Italia ancora uno Stato reduce da un armistizio.
Occorreva assolutamente mantenere l’ordine pubblico, sollevando da questo servizio gli Alleati i quali,
peraltro, confidavano per questa attività proprio nell’aiuto italiano, guardando positivamente a quello che
era successo in Sicilia, con il loro sbarco e occupazione dell’isola, e quanto accadeva pochi giorni dopo
l’armistizio a Brindisi. Il 12 settembre si era costituito un Comando Carabinieri dell’Italia meridionale che
comprendeva Puglia, Calabria e Basilicata e i territori via via liberati, ad opera del colonnello Romano dalla
Chiesa, allora Comandante della Legione Carabinieri di Bari. Si era subito provveduto a ristrutturare, dal
punto di vista ordinativo, l’organizzazione dei reparti, ricostituendo varie unità tra le quali la 39ª e la 51ª
sezioni mobilitate, assegnate al Primo Raggruppamento Motorizzato .
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Oltre ad espletare i normali servizi istituzionali nei territori già liberati, riuscirono a impedire atti di sabo-
10 V. Giuseppe Conti, cit., p.403; AUSSME, H5-RR, b.4. Orientamento della situazione; v. anche FRUS, Conferences at Washington and
Quebec, 1943, p.803, 9 giugno 1043.
11 L’azione diplomatica del governo di Badoglio è molto interessante, ma esula dall’obiettivo principale di questo libro. Uno
studio approfondito è quello di Giorgio Petracchi, La ripresa delle relazioni internazionali del Regno del sud, in ‘L’Italia in guerra. Il
quinto anno 1944’, Commissione Italiana di Storia Militare, Gaeta, Stabilimento Grafico Militare,1996, p. 115 e ss.; Massimo de
Leonardis, Realtà internazionale del regno del sud, in ‘Italia in guerra- Il quarto anno 1943’, Commissione Italiana di Storia Militare,
Gaeta, Stabilimento Grafico Militare, 1994, pagina 353 e ss.
12 V. sopra: il Primo Raggruppamento Motorizzato, in cap. II, 2.4.
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