Page 301 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO TERZO
taggio, la posa di mine sulle rotabili per proteggere il transito delle truppe alleate, o apportare distruzioni a
quelle tedesche in ritirata e a resistere, a volte ad attacchi proditori in cittadine nella provincia di Foggia, da
parte dei nuclei tedeschi che chiedevano la consegna delle armi ad alcuni Comandi militari.
Il 15 novembre [1943] successivo, questo Comando fu trasformato nel Comando Carabinieri Italia Libe-
rata che aveva recepito le funzioni di Comando Generale dell’Arma e ne fu messo a capo, direttamente da
Badoglio, il generale Giuseppe Pièche. Romano dalla Chiesa divenne il Capo di Stato Maggiore del nuovo
Comando . Pièche tenne questo incarico fino al luglio del 1944 quando fu sostituito dal generale Taddeo
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Orlando. Ebbe spesso dei contrasti sulla gestione dell’ordine pubblico con l’AMGOT, ma, come in altri casi
di contrasti tra ufficiali italiani e angloamericani, fu sempre considerato un outstanding individual…very able… .
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Appena insediatosi, lanciò un messaggio ai Carabinieri, incitandoli a resistere al tedesco, in servizio e in
combattimento, o ad attraversare le linee per unirsi agli altri, nell’Italia liberata. Molti furono coloro che af-
frontarono i rischi connessi alle ostilità contro l’occupante nazista e molti quelli che affluirono a Bari, più di
3.000 elementi. In questo modo fu possibile ricostituire presso i Comandi dell’Esercito e dell’Aereonautica
ben 73 unità mobilitate combattenti e, presso la Marina, 24 Comandi, suddivisi in compagnie, tenenze e
stazioni, con intensa attività, anche di carattere informativo, per scoprire eventuali nuclei di tedeschi ‘rimasti
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indietro’ dopo aver lasciato il territorio .
Molti elementi dell’Arma, a nord, integrarono le ‘Bande partigiane’, insieme anche a elementi della Guardia
di Finanza, oltre che dell’Esercito e della Marina, o parteciparono alle ‘missioni’ provenienti dal sud, con
una resistenza clandestina organizzata o singola; altri rimasero in servizio, eseguendo gli ordini che avevano
ricevuto dal governo Badoglio, per assistere e tutelare il più possibile le popolazioni, o autorizzati a operare
in servizio presso la RSI, spesso come informatori ‘sotto copertura’. Esplicavano il servizio istituzionale ma,
allo stesso tempo, sostenendo la resistenza clandestina, quando non veniva attivata da loro stessi.
A nord, i tedeschi riconobbero ai Carabinieri in un primo tempo, la possibilità di poter svolgere la loro
attività tradizionale, naturalmente ristretta a quello che era il mantenimento dell’ordine pubblico, non per-
mettendo nessuna attività di tipo operativo militare, se non come appartenenti alla Guardia Nazionale Re-
pubblicana, quando ve ne fosse stato bisogno.
Il 23 marzo 1944 i Carabinieri furono obbligati a prestare giuramento di fedeltà a Hitler e Mussolini ma
molti non si presentarono e raggiunsero i partigiani. Anche per questo motivo, soprattutto da quel momen-
to in poi, saranno sempre guardati con rancoroso sospetto dalle autorità hitleriane e soprattutto da quelle
fasciste che il 5 agosto 1944 decisero di sciogliere i reparti dell’Arma, ancora operanti per la RSI, con delle
conseguenze drammatiche, tanto che di quasi 11.000 carabinieri in servizio circa la metà furono deportati in
Germania . Era ormai ben noto ai servizi informativi tedeschi quale fosse l’azione non solo degli elementi
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alla macchia ma anche di quelli ancora in servizio, contro rappresentanti del nazifascismo .
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13 Il generale Pièche era stato Vice Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri fino al 25 luglio del 1943, poi inviato nell’ago-
sto 1943 come prefetto a Foggia. Dopo l’8 settembre, decise di non collaborare con i tedeschi e col governo fascista repubblicano,
dandosi alla macchia come molti altri suoi colleghi che attraversarono le linee o affrontarono i rischi connessi alla ostilità e ad atti
contro l’occupante nazista. Appena giunsero gli Alleati, Pièche fu riconfermato prefetto fino alla metà di novembre (1943), quan-
do, sempre su nomina di Badoglio, che ben lo conosceva, ebbe il comando della nuova formazione dell’Arma nell’Italia liberata.
Era già stato al SIM dal 24 luglio 1932 fino al 1936 dove si era fatto notare per essere particolarmente orientato verso la raccolta
informativa. Nel 1942 era stato inviato nei Balcani, a disposizione del Ministero degli Affari Esteri, sempre per attuare contro-
spionaggio ed era riuscito a conoscere molto bene la zona, inviando appunto numerose relazioni. Come Agrifoglio, conosceva
bene il valore operativo militare di una concreta raccolta informativa, soprattutto in quel momento assai difficile del conflitto,
anche se in quel ruolo non faceva ufficialmente parte del SIM.
14 NARA, RG 226, NND - 917174, declassified, 6 novembre 1944.
15 Salvatore Musso, Il problema dell’ordine pubblico, in ‘L’Italia in guerra. Il sesto anno - 1945’, Commissione Italiana di Storia Militare
p. 197-210, Gaeta, Stabilimento Grafico Militare, 1996. In allegato al saggio sono stati elencati i numerosi episodi che procuraro-
no turbativa dell’ordine pubblico nel 1945, verificatisi in alcune regioni d’Italia, che richiesero la presenza dei Carabinieri.
16 V. sopra cap. I, 1.7.
17 German Intelligence Services, July 1944, Military Library Reasearch Services, Ltd, 2008, ristampa di un manuale molto dettagliato
sull’organizzazione dei servizi informativi tedeschi, per personale del controspionaggio, americano o britannico, attivo sul campo
durante il conflitto, dal quale si desume anche l’attività di intelligence esplicata sull’Arma dei Carabinieri.
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