Page 302 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
P. 302
“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
A nord, nella RSI, dunque, la situazione era difficilissima, ben peggiore di quella dell’Italia liberata. In realtà
la Wehrmacht considerava l’Italia un territorio occupato, né più né meno come lo erano state la Danimarca,
la Norvegia, l’Olanda, il Belgio, la Francia, la Polonia, l’Unione sovietica, la Jugoslavia (esclusa la Croazia),
l’Albania, la Grecia e l’Italia, tutti territori che, peraltro, partecipavano obbligatoriamente alla produzione
per l’industria bellica tedesca, con manodopera composta da prigionieri di guerra o internati.
Nel quadro dell’amministrazione nazista del territorio italiano occorre ricordare che vi furono anche dei
conflitti fra il Ministero degli Esteri di Berlino e il Comando Supremo della Wehrmacht, per una divisione del
18
potere, militare e civile, sull’Italia . Sulla gestione del territorio italiano occupato, colui che svolse il ruolo
centrale fu Rudolf Rahn, rappresentante del Reich con pieni poteri in Italia, che riceveva le sue istruzioni
direttamente dal Ministero degli Esteri.
Per meglio comprendere le linee di questa amministrazione, basta leggere le ‘disposizioni’ del 10 settembre
1943 di Hitler, emanate dal suo Quartier Generale, firmate dal Capo del Comando Supremo della Wehr-
macht, Keitel, e dal ministro del Reich e capo della Cancelleria, Lammers, che dividevano il territorio italiano
invaso dalle truppe tedesche in ‘zone di operazioni’, mentre il restante era ‘territorio occupato’, per il quale
sarebbe stato nominato un comandante militare. L’alleato nazista, infatti, non aveva in realtà concesso alcun
reale margine di sovranità a una Italia fascista e repubblicana e aveva realizzato alla frontiera orientale la Ope-
rationszone Alpenvorland e, sul Friuli, la Operationszone Adriatisches Küstenland , zone direttamente controllate
19
20
dai gauleiter, Alti Commissari nazisti, come se fosse territorio tedesco ‘annesso’, che avrebbero ricevuto le
istruzioni fondamentali per lo svolgimento della loro
attività solo da Hitler.
Presso il governo nazionale fascista italiano, del suo
‘alleato’ Mussolini, Hitler aveva nominato un Ober-
gruppenführer delle SS, generale Karl Wolff, come go-
vernatore militare, comandante supremo delle SS e
della polizia in Italia; aveva anche stabilito che ai
prefetti italiani del ‘territorio occupato’ sarebbero
stati ‘affiancati’ dei consiglieri amministrativi tede-
schi che avrebbero ricevuto le loro istruzioni dal
plenipotenziario Rahn. In una ‘ordinanza’, emessa
sempre il 10 settembre 1943, si legge che il territorio
dell’Italia, sottoposto al potere del Reich, nella per-
sona del Führer, era dichiarato ‘territorio di guerra’,
nel quale erano valide le leggi tedesche di guerra e
tutti i delitti commessi contro le forze armate tede-
sche sarebbero stati giudicati secondo quel diritto
e quei tribunali. Ma raramente lo fu, perché molto
spesso non vi furono processi, ma decisioni prese
singolarmente sul posto che diedero luogo a eccidi
contro militari resistenti, partigiani e popolazione
civile indifesa. Queste ‘ordinanze’ naziste indicano
il livello di rischio che fu preso, soprattutto dai mi-
litari resistenti, che tali non dovevano essere consi-
derati, ma solo ribelli o franchi tiratori.
Il volume delle memorie di Walter Schellenberg. Secondo gli ordini di Hitler, l’autorità e le organiz-
Biblioteca privata Pasqualini zazioni italiane civili erano ritenute responsabili del
18 V. Enzo Collotti, L’amministrazione tedesca dell’Italia occupata, 1943 -1945. Studio e documenti, Milano, Lerici editori, 1963. Lutz
Klinkhammer, L’occupazione tedesca in Italia.1943-1945, Torino, Bollati Boringhieri, 2016.
19 Zona di operazioni delle Regioni Prealpine, delle province di Bolzano, Trento e Belluno.
20 Zona di operazione del Litorale Adriatico, consistente nelle province del Friuli, di Gorizia, di Trieste, dell’Istria, di Fiume, del
Quarnaro, di Lubiana.
298

