Page 299 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO TERZO



           CLN e si formò un nuovo governo Badoglio a Salerno (Badoglio II), al quale parteciparono tutti i partiti
           antifascisti, arrivando, ancora una volta, alla decisione di una tregua sul problema istituzionale fino alla fine
           del conflitto, come indicato nel Congresso di Bari.
           Il nuovo Governo Badoglio fu composto dalla Democrazia Cristiana, dal Partito Comunista Italiano, Par-
           tito Socialista Italiano di Unità Proletaria, Partito Liberale Italiano, Partito Democratico del Lavoro, Partito
           d’Azione, con tre sottosegretari indipendenti. Il Governo si formò il 24 aprile 1944 e rimase in carica fino al
           18 giugno dello stesso anno, avendo dato le dimissioni il precedente 6 giugno, il giorno successivo alla libera-
           zione di Roma. Interessante notare che nei ministeri-chiave della compagine governativa vi erano tre militari
           oltre a Badoglio, che aveva assunto ad interim il Ministero degli Affari Esteri e quello dell’Africa italiana (non
           assegnando incarichi a sottosegretari di Stato): quello della Guerra era stato affidato al generale Taddeo Or-
           lando, con sottosegretario Mario Palermo (PCI); per quello dell’Aeronautica era stato confermato Renato
           Sandalli (anche in questo caso l’incarico di sottosegretario non era stato assegnato). Stessa situazione per il
           Ministero della Marina affidato a Raffaele De Courten, con sottosegretario Domenico Albergo (PSIUP) .
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           Per quanto, dunque, riguardava il Regno e il Governo, prima a Brindisi, poi a Salerno e a Roma, gli avveni-
           menti tra il 1943 e il 1945 furono ovviamente diversi da quanto succedeva al Nord ma altrettanto complessi
           e non solo per le convulsioni interne sul problema istituzionale: nominalmente ‘liberi e sovrani’ ma, nella
           realtà quotidiana, progettuale e operativa, sottoposti ai nuovi Alleati. Autorità militari e civili si rendevano
           perfettamente conto dell’enorme difficoltà di una ricostruzione psicologica e morale, forse ancor prima che
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           operativa, delle truppe che erano rimaste nell’Italia meridionale .
           Occorreva riorganizzare quei reparti che erano rimasti nell’Italia ‘liberata’ dai nuovi Alleati ma, oltre all’arti-
           colo 8 , vi erano da considerare anche gli articoli 10 e 11 dell’armistizio di Malta, per i quali il Comandante
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           in Capo delle Forze Armate Alleate non solo aveva il pieno diritto di imporre misure di disarmo, smobilitazione e di
           demilitarizzazione ma si riservava anche quello di imporre qualsiasi provvedimento ritenesse necessario per proteggere
           gli interessi delle forze alleate per il proseguimento della guerra . Il governo italiano si era impegnato a prendere le
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           misure richieste. Occorreva però andare oltre, anche perché, pur se molto lentamente, quelle clausole così
           dure si stavano attenuando, fermo rimanendo il comando e controllo su tutto quanto riguardasse la parte
           militare e, molto spesso, non solo quella.
           Era necessaria anche una seria attività psicologica di appoggio morale allo spirito di parte dei combattenti.
           Un compito difficile e delicato per due ordini di motivi: indubbiamente molti militari in buona fede aveva-
           no interpretato l’armistizio come la fine della guerra e quindi molti di loro, potendo, si erano diretti verso i
           luoghi natii o di residenza, anche se, una volta resisi conto della situazione, in maggior parte erano tornati
           ai reparti di provenienza (se non erano stati sciolti) o avevano raggiunto la resistenza, anche integrandosi in
           gruppi civili. Nella massa della truppa, il morale non poteva essere certamente alto dopo i combattimenti
           e le distruzioni che si erano verificate sul territorio; inoltre, l’alleato tedesco, divenuto ormai nemico, aveva
           interiormente minato, non in tutti per fortuna, le speranze di un futuro migliore, anche avendo dimostrato
           di non mantenere mai quanto promesso (come nei Balcani e non solo).



           6   Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, Parte prima, Serie speciale, numero 23, 29 aprile 1944, p. 149-150.
           7   Per i dettagli vedi Giuseppe Conti, La ricostruzione delle forze armate, in ‘L’Italia in guerra. Il quarto anno - 1943’, cit. p.401-412.
           In questo saggio sono ampiamente citati anche documenti reperibili nell’Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito,
           AUSSME.
           8   Art. 8. Immediate withdrawal to Italy of  Italian armed forces from all participation in the current war from whatever areas in which they may be
           now engaged.
           9   Art. 10. The Commander in Chief  of  the Allied Forces reserves to himself  the right to take any measure which in his opinion may be necessary for
           the protection of  the interests of  the Allied Forces for the prosecution of  the war, and the Italian Government binds itself  to take such administrative
           or other action as the Commander in Chief  may require, and in particular the Commander in Chief  will establish Allied Military Government over
           such parts of  Italian territory as he may deem necessary in the military interests of  the Allied Nations. Art. 11. The Commander in Chief  of  the
           Allied Forces will have a full right to impose measures of  disarmament, demobilization, and demilitarization.

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