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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           dizioni di armistizio, molto articolate, che sarebbero state presentate ufficialmente dal generale Eisenhower
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           a quel Comando Supremo al momento della firma .
           In quel periodo nel corso della prima Conferenza, segreta allora, di Québec (la “Quadrant”,19-24 agosto
           1943), terminata con una dichiarazione congiunta di Churchill e del Presidente Roosevelt, quando era stata
           presa la decisione da parte degli angloamericani di costruire azioni offensive combinate, per costringere la
           Germania a chiedere la resa entro il 1944, ritenendo di poter liquidare sollecitamente il problema italiano con
           una capitolazione e conseguente consegna della flotta e della persona di Mussolini, allo scopo di processarlo.
           Orientamenti peraltro ben noti al Servizio Informazioni Militare (SIM) italiano, in quel momento retto dal
           generale Giacomo Carboni il quale era stato chiamato a coordinare il settore come Commissario, avendo
           già svolto precedentemente lo stesso mandato ma che aveva anche l’incarico di Comandante del Corpo
           d’Armata Motorizzato di Roma.
           Nel promemoria finale che accompagnò la firma delle condizioni di armistizio, peraltro meno dettagliato di
           quanto era stato previsto nel telegramma sopra citato, tra le altre linee generali vi era la richiesta di una resi-
           stenza passiva generale in tutto il paese, sempre che l’ordine relativo potesse essere trasmesso a chi di compe-
           tenza all’insaputa dei tedeschi! Il promemoria segnalava anche che le condizioni dell’armistizio potevano essere
           modificate a favore dell’Italia, dipendendo dall’entità dell’apporto dato dal Governo e dal popolo italiano
           alle Nazioni Unite contro la Germania, durante il resto della guerra .
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           Infatti, i due elementi importanti di quel momento erano: la presenza e la conseguente reazione delle truppe
           tedesche alla notizia ufficiale dell’armistizio e in quale modo si sarebbe concretata la fine della partecipazio-
           ne italiana alla guerra, compreso l’atteggiamento della classe militare, della quale peraltro già si conosceva
           l’orientamento non più positivo verso un conflitto, voluto principalmente dal fascismo.
           Il 3 settembre 1943 nelle primissime ore del mattino iniziò lo sbarco in Calabria. L’8ª Armata, comandata dal
           generale Bernard L. Montgomery si attestò a nord di Reggio Calabria: era iniziata quella che venne chiamata
           la ‘campagna d’Italia’, di liberazione della penisola dalle truppe naziste.
           Quel giorno, nel pomeriggio il Maresciallo Badoglio convocò al Viminale il Ministro della Guerra Antonio
           Sorice, della Aeronautica Renato Sandalli, della Real Casa Pietro Acquarone e il generale Vittorio Ambrosio.
           Da notare l’assenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Mario Roatta: erano stati convocati i ministri
           delle tre Forze Armate insieme al rappresentante del Quirinale, ma non l’autorità responsabile per l’Eser-
           cito delle operazioni sul campo. Badoglio non disse ai presenti che era già stato firmato un armistizio; non
           poteva del resto ancora farlo perché nell’accordo armistiziale era stato concordato che l’annunzio ufficiale
           sarebbe stato dato quando il generale Eisenhower avesse ritenuto opportuno,  intorno al 10-12 settembre.
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           Comunicò comunque che ormai il Re, vista la situazione generale sulle difficili condizioni dell’Italia e sul
           problema della scarsa efficienza delle Forze Armate dopo più di tre anni di combattimenti, aveva iniziato
           trattative per concludere un armistizio nel quale si cercava, secondo la testimonianza dell’ammiraglio De
           Courten, di avere condizioni sopportabili e soprattutto di avere un aviosbarco da parte degli americani di
           una divisione aviotrasportata a nord della capitale, per difenderla. Intanto a Roma sarebbero state concen-
           trate oltre le 6 Divisioni già presenti anche alcuni reparti della 4ª Armata. Ricorda il De Courten, che la
           riunione fu molto breve e non erano previste domande o commenti e osservazioni da parte di coloro che
           erano presenti . Di questa possibilità di avere un aviosbarco si sarebbe dovuto occupare il generale Maxwell
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           64   NAUK, CAB 66/40/7, 29-30 luglio 1943.
           65   NAUK, CAB 66-31-26; Giuseppe Castellano, cit., p. 110 e ss. Il testo ufficiale in Department of  State, Treaties and other international
           Acts, Series n.1604: 61 Stat. (3) 2740.
           66   FRUS, The First Quebec conference, doc. 1264, Eisenhower to the Combined Chiefs of  Staff, 3 settembre 1943, nel quale indicava che
           …the formal signature will take place after [si riferiva al testo che sarà firmato a Malta il 29 settembre] the announcement of  the armistice
           which as you know is to be timed to fit our operational plans… il testo firmato il 3 settembre era assolutamente necessario come base per
           definire un piano militare con i rappresentanti italiani. Eisenhower ripeteva che la firma del 3 settembre doveva essere tenuta
           segreta, altrimenti sarebbero stati rovinati alcuni piani operativi e teneva a che la firma finale fosse apposta alla presenza delle più
           alte autorità italiane e dal Capo del Governo, Badoglio.
           67   Cfr. Le memorie dell’ammiraglio De Courten (1943.1946), Ufficio Storico della Marina Militare, Roma, 1993, con introduzione di
           Mariano Gabriele, p.177.

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