Page 39 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
Castellano ricevette i termini per concludere l’armistizio, ma solo quelli che riguardavano l’armistizio cosid-
detto ‘corto’, anche se gli vennero preannunciate altre condizioni, da inserire in accordi futuri più dettagliati.
Gli angloamericani decisero in quella occasione sulla necessità di un secondo incontro che sarebbe dovuto
avvenire alla fine di agosto su territorio italiano. La risposta del governo italiano doveva comunque essere
data possibilmente entro il 28 agosto con radio o con una comunicazione al Vaticano. Se alla mezzanotte
del 30 agosto non fosse giunto un messaggio, significava che il governo italiano non accettava le condizioni
di armistizio. Era stato anche chiarito che una risposta affermativa implicava non solo l’accettazione delle
modalità dell’armistizio ma anche la data del suo annuncio alla radio.
Nel corso di quelle trattative in agosto per la firma della resa da parte dell’Italia, il SIM aveva inviato
un proprio apparato ricetrasmittente con cifrari dedicati per i rapporti tra il governo e propri emissari.
Anche il Servizio d’intelligence della Marina aveva inviato a Lisbona un apparato radio ricetrasmittente
e un cifrario con un ufficiale, il capitano commissario Mario Vespa. Castellano non si servì di quella
possibilità, perché probabilmente non informato di tale utilissima presenza, generando così il problema
della non comunicazione degli accordi presi. Mentre Castellano stava rientrando a Roma, ripartendo
il 23 agosto in treno per arrivare a Roma solamente la mattina del 27 agosto, dato che non era giunta
alcuna notizia in merito a Roma, era stato inviato in aereo a Lisbona il generale Giacomo Zanussi, che
non ebbe un passaporto e, per accreditarsi, fu accompagnato dal pari grado britannico Adrian Carton
de Wiart, liberato, per l’occasione, dalla prigionia, per fare da garanzia e intermediario. L’arrivo però di
Zanussi a Lisbona il 26 agosto creò confusione negli Alleati i quali si fecero molte domande sulla reale
posizione di Castellano come interlocutore e fidato plenipotenziario, e sulla presenza di questo secon-
do inviato speciale . Soprattutto temettero, con ragione, una possibile compromissione sulle trattative
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segrete dell’armistizio con l’Italia. Campbell consegnò, però, a Zanussi le condizioni dell’armistizio
‘lungo’, cioè quelle clausole militari e politiche molto importanti che erano state taciute, ma solo prean-
nunciate a Castellano nei giorni precedenti. Zanussi notò immediatamente che in quei termini non vi era
nessun riferimento alla possibilità che le truppe italiane cooperassero con gli alleati. La firma di un ar-
mistizio dell’Italia, o meglio di una resa, era importante per gli angloamericani perché poco tempo dopo
doveva essere attuato il piano di sbarco a Salerno . Il generale Smith, che aveva trattato con Castellano,
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temette che Zanussi comunicasse questo tipo di notizia attraverso l’ambasciata italiana a Lisbona, allo
Stato Maggiore Generale italiano.
Zanussi fu trasferito, a sua insaputa, ad Algeri dove era il Quartier Generale angloamericano, per evitare che
rivelasse le dure condizioni aggiuntive all’armistizio .
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I tedeschi, comunque, avevano avuto notizie che qualcuno da Roma era arrivato a Lisbona per incontrarsi
con gli inglesi e cercavano attivamente la persona. Castellano riuscì a raggiungere Roma il 27 agosto mattina
ma l’intelligence tedesca era probabilmente già venuta a sapere quasi tutto, confermando quelle che erano
le idee e i sospetti di Berlino.
II 31 agosto successivo Bedell Smith e Zanussi incontrarono Castellano (sorpreso per la presenza del col-
lega), in Sicilia per gli accordi e l’eventuale firma, come accadde, del documento di resa. Non essendo stato
inviato il testo che era stato consegnato a Zanussi sulle condizioni inserite nel testo dell’armistizio che
sarebbe stato concluso a Malta, Badoglio e Ambrosio, ancora ignorando quelle condizioni, autorizzarono
Castellano a firmare.
52 La missione di Zanussi doveva essere ancora più segreta di quella di Castellano e quindi con la presenza del prigioniero ingle-
se, se i tedeschi avessero scoperto il viaggio di Zanussi, sarebbe stato loro detto che era uno scambio di prigionieri tra italiani e
britannici.
53 Giacomo Zanussi, Guerra e catastrofe d’Italia. Giugno 1943-Maggio 1945, Roma, Casa Editrice Corso, 1945.
54 Mentre l’accompagnatore rientrava a Londra, Zanussi fu invitato a visitare il Quartier Generale alleato. Zanussi accettò: gli fu
tolta la copia dell’armistizio lungo, per paura che potesse cadere in mano ai tedeschi, e fu trasferito a Gibilterra con il nome di
Pierre Henry Lamartine, per partire per Algeri, dove si ritrovò, alquanto sorpreso. In realtà Smith voleva tenere sotto controllo
Zanussi nel caso che, avendolo interrogato, ci si rendesse conto che non era un vero emissario ma un inviato dai tedeschi. Fu inve-
ce di notevole aiuto nell’illustrare al Quartier Generale ad Algeri la situazione militare e politica dell’Italia e a dare le informazioni
più possibili precise sulla dislocazione delle truppe tedesche e italiane nella penisola. V. Giacomo Zanussi, cit.
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