Page 37 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           Probabilmente la sua missione era finalizzata a tastare il polso della situazione rispetto a una richiesta di so-
           spendere le ostilità; missione sicuramente decisa dietro istruzioni di Badoglio, suggerite dal Ministro degli
           Esteri, Raffaele Guariglia. D’Ajeta, ricevuto il giorno dopo della sua richiesta all’ambasciata britannica (auto-
           rizzata da Londra per colloquiare con il diplomatico italiano), non fece, come ricorda Churchill, nessuna allu-
           sione a un possibile armistizio; dichiarò che certamente il Re e Badoglio volevano la pace; avrebbero dovuto
           continuare a fingere, temendo una violenta vendetta da parte della Germania. Fece comunque presente qual
           era la tragica situazione italiana al momento, alla vigilia di una sicura occupazione militare tedesca. D’Ajeta, nel
           congedarsi, disse che il Governo italiano attendeva una risposta che in realtà non arrivò mai, da quel canale.
           Questo incontro fu poi rendicontato da Churchill a Roosevelt lo stesso 3 agosto, riferendo le parole, per quel
           che valgono che l’ambasciatore britannico a Lisbona aveva riferito al Foreign Office.
           Pochi giorni dopo, Harold Tittmann, assistente di Myron Taylor, rappresentante personale del presidente
           Roosevelt in Vaticano, aveva confermato le parole dette dal diplomatico italiano a Lisbona circa la volontà
           di Badoglio di trattare con i britannici ma che non era in grado di farlo in modo aperto perché totalmente
           sotto il controllo tedesco.
           Nonostante la massiccia e ormai ingombrante e pericolosa presenza delle truppe tedesche sul suolo italiano,
           il 6 agosto, militari e diplomatici, italiani e tedeschi, si incontrarono nuovamente a Tarvisio: vi presero parte
           il Ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop, il Feldmaresciallo Wilhelm Keitel; da parte italia-
           na, Guariglia e Ambrosio. Fu un incontro, caratterizzato da una atmosfera di mutui sospetti, senza risultati
           concreti che non potevano, in realtà, esserci . Ambrosio voleva il rimpatrio delle divisioni italiane che erano
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           in Francia e soprattutto nei Balcani, mentre Keitel ordinava contestualmente a quelle unità tedesche che si
           trovavano alla frontiera con l’Italia di oltrepassarla. Iniziava l’occupazione tedesca.
           Mentre a Lisbona Lanza D’Ajeta si incontrava con l’ambasciatore britannico Campbell, lo stesso giorno
           della riunione militar-diplomatica a Tarvisio, il 6 agosto, il diplomatico italiano Alberto Berio, appena
           nominato incaricato d’affari del Consolato Generale italiano a Tangeri, in sostituzione di Mario Badoglio
           (figlio del Maresciallo), aveva preso contatti con il suo omologo britannico, questa volta per espresso
           ordine  di  Badoglio,  esprimendo  chiaramente  il  desiderio  del  governo  italiano  di  trattare.  Fece  anche
           comprendere che, in caso di caduta del governo esistente in quel momento, il Maresciallo sarebbe stato
           sicuramente sostituito con un Presidente del Consiglio voluto da Berlino, in puro stile Quisling in power.
           Confermò che era stato autorizzato a trattare con un rappresentante ufficiale britannico o con uno del
           generale Eisenhower. Era autorizzato a fare anche altre due richieste: a) che gli angloamericani cessassero
           di bombardare tutte le città italiane per rendere più facile a Badoglio il compito di sorvegliare territorio
           e popolazione italiana e b) di essere di supporto agli italiani, creando un diversivo di grande impegno
           bellico per i tedeschi nei Balcani o in Francia .
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           La risposta concordata fra Roosevelt e Eden fu che era stato ben recepito il desiderio dell’Italia per la pace,
           la paura per le reazioni dei tedeschi e la sua situazione senza speranza, a meno che gli angloamericani fossero
           venuti in aiuto del governo di Badoglio con una invasione del territorio metropolitano, mutando la situazio-
           ne contingente. Furono però altrettanto chiari nel far comprendere che non vi era spazio per negoziazioni
           perché si chiedeva ormai una resa incondizionata: il governo italiano doveva mettersi nelle mani dei governi
           alleati comunque, anche prevedendo eventualmente una capitolazione onorevole.



           Guariglia un appunto nel quale indicava che le forze tedesche erano già nel territorio nazionale con quattro divisioni di fanteria
           (tre delle quali già dislocate fra Spezia e Genova); una divisione SS alla frontiera, due divisioni corazzate, una in Puglia, una in
           Calabria; una divisione di paracadutisti disseminata, sul territorio. Forze tedesche erano in arrivo alla frontiera ma non ancora
           entrate nel Regno:3 di fanteria in Sicilia e in Calabria, in DDI, Nona Serie, vol. X, doc. n.603, p.764.
           48   Interessanti le note del generale Castellano circa questo incontro: v. Giuseppe Castellano, Come firmare l’armistizio, Milano, Mon-
           dadori 1945, edizione provvisoria, p.77: …il convegno di Tarvisio si chiuse tra la reciproca diffidenza. V. anche Diario del generale Giuseppe
           Castellano, in NARA, RG 226, entry 92, b.621, f. n.5, consultabile in museobadoglio.altervista.org. Per l’andamento degli incontri
           dell’armistizio v. Churchill, cit., Parte V, vol. I, p.110 e ss.
           49   DDI, Nona Serie, 1939-1943, volume X, cit., un appunto di Berio a Prunas, redatto a posteriori il 18 aprile 1944 sulla sua
           missione a Tangeri agli inizi di agosto 1943, per trattative con i rappresentanti britannici in vista di un armistizio, in Documenti
           allegati, doc. n.2, p. 942-944.

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