Page 38 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Questi primi sondaggi diplomatici senza esiti positivi furono superati da avvenimenti successivi, perché i mi-
           litari italiani vollero assumere l’onere della contrattazione della resa, convincendo Badoglio: ormai si sapeva
           bene che doveva essere una capitolazione e che quindi essa poneva una serie di problemi tecnico-logistici, per
           poter salvare quanto più possibile truppe e ufficiali, prevedendo facilmente quello che sarebbe successo con
           un armistizio con gli angloamericani. I servizi informativi dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica aveva-
           no chiaro il quadro della situazione e ne avevano riferito ai rispettivi Capi di Stato Maggiore nonché Ministri.
           Fu così decisa una nuova missione e la mattina del 12 agosto il generale Giuseppe Castellano, stretto colla-
           boratore di Ambrosio, con il nome di ‘signor Raimondi’ funzionario del Ministero Scambi e Valute, ricevette
           l’ordine di partire per Lisbona viaggiando confuso, con un passaporto collettivo, tra alcuni funzionari del
           Ministero degli Esteri, che andavano a rilevare dei loro colleghi di ritorno dal Cile.
           La missione di Castellano era dunque di stretto carattere militare, secondo le precise direttive di Ambro-
           sio, da negoziare solo con rappresentanti militari, ben sapendo che ogni tipo di negoziato si basava su una
           preventiva discussione relativa a capitolazione senza condizioni. Infatti, nel precedente messaggio di risposta
           britannico consegnato a Berio in Tangeri, il 13 agosto, mentre si stava decidendo a Roma la missione di Ca-
           stellano, era sottolineato che i due Governi, in seguito alla resa senza condizioni italiana, avrebbero comunica-
           to i termini che avrebbero comunque favorito in questo caso condizioni onorevoli. Nel messaggio consegnato
           a Berio, era stata richiamata inoltre l’attenzione del governo italiano che sia Londra sia Washington avevano
           già manifestato il loro desiderio che l’Italia occupasse un posto rispettabile nella nuova Europa appena finito il con-
           flitto. Infatti era chiaro agli angloamericani che, accettando la collaborazione militare italiana per sconfiggere
           i tedeschi, erano obbligati moralmente, poi, ad ammettere la partecipazione dell’Italia negli accordi di pace
           in seno alle Nazioni Unite. La situazione era molto chiara per gli americani e i britannici ma gli italiani non
           sapevano che il 3 agosto precedente già erano state quasi totalmente definite le condizioni militari e politiche
           della resa dell’Italia e che il margine di discussione era molto stretto.
           Castellano, una volta giunto a Lisbona, doveva incontrare degli ufficiali dello Stato Maggiore del Comando
           Supremo nel Mediterraneo e in buona sostanza, anche se non chiaramente detto, trovare un sistema per
           “concretare un piano di azione comune” tra le forze italiane e quelle alleate.
           Non fu facile per l’emissario italiano incontrare la controparte angloamericana. Aveva solo un biglietto di
           presentazione di Sir Francis D’Arcy Osborne, ambasciatore britannico presso la Santa Sede, per il collega a
           Madrid, Sir Samuel Hoare, con poche parole “vi prego di ricevere il latore della presente”.
           In modo fortunoso Castellano riuscì a raggiungere Madrid il 15 agosto, per ripartire la sera stessa per
           Lisbona; nel frattempo però era riuscito a essere ricevuto dall’ambasciatore britannico per assicurare che
           l’Italia era pronta a dichiarare la cessazione delle ostilità, facendo ben comprendere che dopo sarebbe stata
           automatica la lotta contro i tedeschi; quella lotta che gli italiani tutti, militari e civili, intendevano iniziare e
           proseguire a fianco degli angloamericani.
           A Londra, ricevuto un telegramma da parte dell’ambasciatore Hoare sulla presenza del generale italiano, che
           ritenevano fosse ufficialmente autorizzato dal Maresciallo Badoglio per chiarire la posizione italiana e fare
           al riguardo specifiche e urgenti proposte, fu convocata in breve tempo una riunione per valutare la presenza
           di questo emissario del governo italiano e predisporsi a studiare le proposte avanzate, inviando degli ufficiali
           britannici e statunitensi, per le trattative a Lisbona, che pullulava anche di agenti tedeschi del controspionag-
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           gio . Peraltro Hoare aveva chiesto una lettera ufficiale del governo italiano ma Castellano aveva risposto che
           non ne era fornito perché era pericoloso viaggiare con documenti di quel genere ma riteneva che non sarebbe
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           stato difficile far controllare a Roma dall’ambasciatore Osborne l’autenticità del suo incarico .
           Solo la sera del 19 agosto Castellano riuscì a incontrare i rappresentanti degli Alleati: Walter Bedell Smith,
           Capo di Stato Maggiore delle Forze Alleate nel Mediterraneo e rappresentante personale del generale Dwi-
           ght Eisenhower in quel momento con pieni poteri da parte dei Governi delle “Nazioni Unite”; il brigadiere
           generale George V. Strong, Vice Capo dell’Intelligence (G2) dell’Esercito statunitense; George Frost Ken-
           nan, Incaricato d’affari degli USA.



           50   NAUK, CAB, 79/53/19, 16 agosto 1943 e FO 954/13B/367 18 agosto 1943 e CAB 79/63/2, 18 agosto 1943.
           51   Castellano, cit., p.99.

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