Page 35 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
Per Londra e Washington, dovevano arrendersi anche tutte le truppe della Sardegna, del Dodecaneso e di
Corfù. Già in quella data si riteneva che: …4. Secondly and of equal importance the immediate surrender to the Allies
of the Italian Fleet, or at least its effective demobilization and disarmament of the Italian air and ground forces to whatever
extent we find needful and useful. The surrender of the Fleet will liberate powerful British Naval Forces for Service in the In-
dian Ocean against Japan and will be most agreeable to the United States… , condizioni che si ritroveranno nel testo
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dell’armistizio ‘lungo’ firmato a Malta il 29 settembre 1943 , pur se rese leggermente meno severe perché
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gli Alleati avevano iniziato a comprendere che, nella loro lotta contro Hitler, dovevano avere comunque
qualsiasi tipo di assistenza che li aiutasse a sconfiggere il nemico tedesco, e quindi anche quella italiana era
necessaria, anche se la Germania sarebbe divenuto un pericoloso ex alleato per Roma .
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Erano convinti che il forte rancore che covava in Italia contro i nazisti, non solo contro il fascismo, potesse es-
sere ben utilizzato e quindi la stessa popolazione, militari compresi, poteva venire in aiuto agli eserciti della ‘libe-
razione’, come in realtà avvenne. Si rendevano conto che dovevano stimolare questa situazione affinché l’Italia
antifascista si mettesse al loro fianco, fin dai primi momenti nelle aree liberate, dalle quali potevano essere basati
tutti i previsti attacchi terrestri e aerei sulla Germania meridionale e centrale, per costringere Hitler alla resa.
La situazione balcanica era di grande importanza anche per gli angloamericani ai quali era necessario assicu-
rarsi l’appoggio delle forze partigiane jugoslave e balcaniche così come era importante risolvere il problema
del recupero delle forze italiane in quella zona. Gli angloamericani erano stati in continuo contatto con i loro
rappresentanti presso forze partigiane in Grecia e in Jugoslavia per monitorare se gli italiani, stanchi della
guerra, fossero disponibili a trattare con le forze locali per, eventualmente fosse necessario, porsi contro i
tedeschi, i quali, avendo chiaro sentore della possibilità dell’Italia di uscire dal conflitto, avevano iniziato a
occupare delle aree che formalmente erano sotto l’autorità italiana.
Churchill e Roosevelt speravano, in un primo momento, che gli italiani fossero indotti a entrare subito in
guerra contro la Germania in modo che, a quel punto, le truppe angloamericane non avrebbero dovuto
risalire lungo tutti i Balcani perché con l’aiuto dei patrioti (i partigiani) e delle truppe italiane si potevano
rendere agibili uno o più porti della costa dalmata che avrebbero permesso rifornimenti, rendendo quanto
mai precaria la situazione tedesca specialmente nel settore della logistica. Altrettanto importante era la sorte
delle isole dell’Egeo, soprattutto per Churchill che vedeva quel settore come fondamentale per la forza na-
vale britannica nel Mediterraneo.
Gli angloamericani si rendevano ben conto che in quel momento vi erano 15 divisioni tedesche nella pe-
nisola balcanica ma, indubbiamente, una volta che avessero conseguito il controllo, almeno in parte, della
penisola italiana e dell’Adriatico insieme al ritiro o alla cessazione delle ostilità da parte dei reparti italiani nei
Balcani, probabilmente i tedeschi sarebbero stati costretti a ritirarsi verso nord fino alla linea della Sava e del
Danubio, liberando così la Grecia e altri territori. Comunque non poteva ancora essere misurato l’effetto
concreto della caduta di Mussolini e della capitolazione dell’Italia, su Bulgaria, Romania, Ungheria e Turchia,
però si poteva facilmente prevedere che tutto questo avrebbe potuto avere un grande impatto anche su
quelle popolazioni e su quegli eserciti.
Quindi la caduta dell’Italia doveva rappresentare il momento per attuare una più forte pressione sui Balcani.
Agendo d’accordo con lo spirito dell’Alleanza, e in questo la Gran Bretagna e gli Stati Uniti avrebbero dovuto
possibilmente essere raggiunti o almeno supportati dalla Russia, Londra riteneva che qualsiasi importante nego-
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ziato che riguardasse quel settore territoriale del conflitto dovesse essere fatto con la partecipazione di Mosca .
39 NAUK, CAB, 66-40-7, 29 luglio 1943 e FO-954-13B-305, 31 luglio 1943, From Foreign Office to Washington, most secret, nello
scambio di corrispondenza per la definizione dei duri termini di resa da sottoporre al Governo e al Comando Supremo Italiano.
40 V. il punto 5/6/7 del testo dell’armistizio lungo. Questo strumento di resa (Instrument of surrender of Italy così ufficialmente
sempre definito nei vari documenti angloamericani), fu firmato a Malta il 29 settembre 1943, entrato in vigore lo stesso giorno.
Il 9 novembre 1943 fu emendato e cessò ufficialmente la sua applicazione il 15 settembre 1947, dopo la firma del trattato di pace
del 10 febbraio 1947.
41 Per la riunione tra rappresentanti del Governo italiano e rappresentanti delle Nazioni Alleate, a Malta, il 29 settembre 1943, v.
il verbale della stessa in italiano in DDI, Decima Serie, vol. I, doc. n.22, Malta 29 settembre 1943, p.27-33.
42 V. al riguardo i numerosi documenti nella corrispondenza fra Churchill, Roosevelt e Stalin in FRUS, Foreign Relations of the
United States per quanto riguarda le conferenze tripartire di Québec, di Washington e di Teheran.
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