Page 151 - La quinta sponda - Una storia dell'occupazione italiana della Croazia. 1941-1943
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Popolazione e nazionalità
In vario tempo e con varie modalità, con lancio di manifestini e proclami pub-
blici, a volte estesi a tutta la zona d’occupazione, altre limitate al territorio di com-
petenza delle singole grandi unità, le autorità militari italiane inviteranno alla resa i
partigiani, promettendo “salva la vita” a chi si fosse costituito alle autorità italiane o
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croate. Esclusi quanti avessero manifestato la volontà di arruolarsi nelle MVAC,
la gran maggioranza sarebbe stata sottoposta ad internamento: i capi partigiani sa-
rebbero stati denunciati ai tribunali di guerra competenti, ma nei loro confronti,
essendosi arresi in dipendenza del proclama del 15 luglio 1942 emanato dal prefetto
di Fiume e dal comandante il V Corpo d’Armata, non sarebbe stata applicata la pena
di morte. 157
Principali cause di morte nei campi saranno la fame e il freddo, essendo gli in-
ternati, soprattutto nel primo periodo, alloggiati in tende e solo successivamente in
baracche. Il livello di alimentazione era insufficiente, la situazione igienica inade-
guata e già nel dicembre del 1942 ad Arbe avevano perso la vita circa cinquecento
persone. Alla chiusura del campo i morti sarebbero stati più di millequattrocento,
circa il 20% del totale dei suoi internati slavi (circa settemilacinquecento). Anche a
Melada alla fine dell’anno risultavano internate circa duemilacinquecento persone
tra donne, uomini e bambini; il numero degli internati sarebbe diminuito all’inizio
del 1943 per i consistenti trasferimenti in Italia. Nell’intero periodo di attività del
campo (giugno 1942 – settembre 1943) i morti per malnutrizione, malaria e tuber-
colosi saranno circa settecento, mentre trecento internati parenti di latitanti saranno
giustiziati. A Mamula e Prevlaka, infine, l’internamento era previsto indistinta-
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mente per tutti i civili per cui fosse ritenuta la necessità di “toglierli dalla circola-
Zara 7 giugno 1942-XX.
156 Ibidem, Comando Superiore FF.AA. Slovenia-Dalmazia (2ª Armata), Ufficio Affari Civili,
n. 8514/AC, oggetto: Proclami che garantiscono “salva la vita” a ribelli che si arrendano
o ritornino alla loro dimora abituale, f.to il Generale Comandante designato d’Armata Ma-
rio Roatta, P.M.10, 13 agosto 1942-XX; id., Comando Superiore FF.AA. Slovenia-Dalmazia
(2ª Armata), Ufficio Affari Civili, n. 5600/AC, oggetto: Trattamento ai partigiani che si ar-
rendono, f.to il Generale Comandante designato d’Armata Mario Robotti, P.M.10, 2 maggio
1943-XXI; id., Comando XI Corpo d’Armata, Ufficio Operazioni, prot. n. 02/3030, oggetto:
Trattamento ribelli che si costituiscono, f.to il Generale di Corpo d’Armata Comandante Ga-
stone Gambara, P.M.46, 5 giugno 1943-XXI.
157 Ibidem, b. 67, 2ª A, 1942, Volantini “salva la vita”, Comando Superiore FF.AA. Slove-
nia-Dalmazia, Ufficio Affari Civili, a Comando V, VI, XVIII Corpo d’Armata, a Comando
CC.RR. di “Supersloda”, a Tribunale Militare di Guerra di “Supersloda” e p.c. a R. Prefettu-
ra del Carnaro, prot. n. 8144/AC, oggetto: Proclama che garantisce “salva la vita” a ribelli
che si arrendono e consegnano le armi, f.to il Generale Comandante designato d’Armata
Mario Roattta, 29 luglio 1942-XX.
158 C.S. Capogreco, op. cit., 270-272.
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