Page 111 - Lanzarotto Malocello from Italy to the Canary Islands
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dall’Italia alle Canarie                                              111



               si, almeno risultarono menomati. Pur riconoscendo al Boccanegra delle
               qualità che egli seppe mettere al servizio dello Stato, pure “si andava alie-
               nando gli animi dei cittadini con l’arroganza e la prepotenza”.
                  Di parere opposto, e dunque in un certo senso favorevole a questa novi-
               tà del Capitano del Popolo ci pare essere Teofilo Ossian De Negri.
                  Se certamente il Capitanato del Boccanegra gli appare come una forma
               ancora imperfetta e prematura di Signoria, nello stesso tempo non appro-
               va l’interpretazione degli Annali della città riferiti a quegli anni secondo
               i quali l’insolenza dispotica del Boccanegra fu un fatto accertato: “Ma si
               guarda bene l’Annalista asservito ai nobili tornati al potere, e…alla man-
               giatoia, di ricordare che il malcontento degli oppositori è nato e si è orga-
               nizzato perché il Capitano, già nei primi due anni di governo, pur tanto
               difficili, ha operato con grande coraggio per sanare le finanze disastrose
               dello Stato, reprimendo il vecchio abuso della classe di governo, e cioè
               dei nobili, di impinguarsi col pubblico denaro, tra l’altro vendendo a se
               stessi le rendite del Comune con una spregiudicatezza che solo l’inveterato
               costume può, non già giustificare, ma forse realisticamente spiegare (…)”.
               (T.Ossian De Negri).
                  Concorda nell’idea di una Signoria imperfetta Gino Benvenuti (Storia
               della Repubblica di Genova, Mursia, 1977, pag.75) che, a proposito del
               Capitano del Popolo, parla di una “magistratura con carattere sperimenta-
               le. Infatti era diversa da quella adottata in altre città italiane, dove il Capi-
               tano del Popolo, nobile e forestiero, agiva in antagonismo con il Comune,
               rappresentato dal podestà. Il Boccanegra era stato innalzato al potere con
               l’appoggio determinante dei nobili e degli ottimati; per cui era da loro con-
               dizionato nell’esercizio delle sue funzioni, anche se cercò di svincolarsi
               dalla tutela per raggiungere un potere personale e dittatoriale. “Come si
               vede, pur concordando il Benvenuti con l’interpretazione di Teofilo Os-
               sian De Negri circa il Capitanato come magistratura imperfetta, lo stesso
               sembra però riscontrare in questa nuova Istituzione anche il rischio di una
               avventura dittatoriale.
                  L’avventura del Boccanegra durò quasi sei anni e in questa sua traietto-
               ria registrò eventi negativi ma ottenne anche dei successi incontestabili. Di
               certo sono fatti la sconfitta in Sardegna, a Cagliari e nel castello di Santa
               Igia nel 1257, nel tentativo di volersi sostituire ai pisani, e quella ben più
               grave di Acri, in Palestina, nel 1258. Se questi accadimenti si verificarono
               sotto la sua Magistratura, è anche vero che durante il suo governo egli
               s’adoperò moltissimo per risanare le finanze statali nello scopo evidente
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