Page 277 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA MISSIONE MILITARE ITALIANA IN POLONIA (1919-1920) 267
Per i delegati italiani in Polonia questi futuri accordi segnavano la fine dei
successi ottenuti fino ad allora dai diplomatici e dagli industriali italiani. In un
primo periodo la rivalità tra le due delegazioni, quella italiana e quella francese,
era rimasta ad un livello di concorrenza e si può dire che i vantaggi acquisiti
dagli italiani erano piuttosto interessanti: certe forniture di materiale militare
mostravano una notevole consistenza delle relazioni economiche. Le statistiche
che gli archivi italiani conservano sono eloquenti e ci fanno sapere che la missione
aveva avuto un successo di un certo rilievo nella sua concorrenza con i francesi,
suoi principali "avversari" (13).
Dopo il viaggio di Pilzudski a Parigi la situazione cambia: la preminenza
francese diviene legge spietata e le attività italiane ne risentono enormemente. È
ormai verso la Francia che le autorità polacche indirizzano le loro attenzioni e
diminuiscono gli spazi per le attività italiane.
Le premesse di una tale evoluzione erano già state ben colte dalle autorità
italiane, che avevano costatato con amarezza come il capo della Missione militare
francese, il generale Niessel, il quale aveva preso il posto alla fine del 1920 del
generale Henrys, avesse intenzioni estremamente dure riguardo la politica
d'acquisto della Polonia. In un lungo rapporto a Roma, il generale Romei non
mancò di elogi verso il nuovo arrivato che definiva "un coraggioso soldato,
energico, intelligente, colto. È di animo generoso e franco", ma non si dimentica
di aggiungere subito: "ma molto impulsivo. La sua attività si trasforma facilmente
in invadenza ed allora non sa conoscere il limite dove dovrebbe arrestarsi. Ama
profondamente la sua patria; ma ha immedesimato nel suo carattere un concetto
talmente orgoglioso della Francia e di tutto ciò che è francese, che non può
ammettere che altri aspiri a conquistare quanto ritiene che debba essere riservato
al suo paese .. ."(14). Il rapporto di Romei non poteva essere più preciso e costituisce
un vero cahier de doléances nei confronti dei rappresentanti di una Francia
teoricamente "alleata" dell'Italia.
Il primo episodio di irrigidimento della Missione militare francese fu il veto
che un consigliere militare francese, il colonnello Tétu, appose all'acquisto, già
negoziato, da parte delle autorità polacche di 80 aerei italiani alla Società Ansaldo;
questo primo affronto non ebbe però successo poiché gli aerei erano già in rotta
verso la Polonia. Ma in una negoziazione successiva per l'acquisto di 50 aerei di
tipo Balilla, il medesimo colonnello Tétu si oppose fermamente e l'accordo non
fu concluso, anche se il generale Romei si recò dal Ministro polacco della Guerra
Sosnkowski e gli dimostrò che gli aerei italiani erano superiori di qualità e costavano
meno della metà degli aerei francesi.
Il rapporto Romei è un documento di grande importanza poiché indica,
senza reticenze, che la posizione francese beneficiava ormai di un rapporto
esclusivo e riconosciuto per tutto ciò che riguardava gli acquisti militari da
parte della Polonia. Il Ministro polacco era stato che chiaro affermando che
"esistevano ragioni politiche per le quali si doveva accettare quanto la Francia

